La Piazza Maggiore di Bologna, circondata da monumenti prestigiosi, soffriva sul lato orientale di un fronte irregolare e disomogeneo, ingombro delle botteghe dei cambiavalute, i banchi. Per dare alla piazza una facciata degna di essa, il vicelegato pontificio Pier Donato Cesi commissiona intorno al 1564 un progetto a Jacopo Barozzi da Vignola, allora tra i massimi architetti al servizio del papato.
Cosa vedere
- La facciata-quinta: comprendi anzitutto che non e un vero palazzo ma una scena di pietra applicata davanti a edifici disomogenei; una lezione di urbanistica scenografica.
- Il portico al piano terra: lunga teoria di arcate che prolunga i portici di Bologna; camminaci sotto, sei nella continuita della rete coperta della citta.
- L'ordine colossale di paraste: sopra le arcate, alte paraste abbracciano piu piani insieme e danno unita e grandezza all'insieme.
- I due grandi archi: individuali nell'allineamento; aprono sui vicoli del mercato nascosti dietro la quinta.
- Il lungo cornicione superiore: segui con lo sguardo il coronamento che regge tutta la composizione.
Storia e contesto
Vignola immagina una soluzione scenografica: non un palazzo abitabile, ma un vero schermo d'architettura che unifica gli edifici eterogenei dietro un ordine regolare. Eretta tra il 1565 e il 1568, allinea un lungo portico sormontato da un ordine colossale di paraste e da un lungo cornicione. Due grandi archi lasciano passare le vie del mercato.
Segreti e curiosità
Il nome "dei Banchi" viene dai tavoli dei cambiavalute e prestatori, i banchi, che si tenevano qui; il palazzo-quinta doveva proprio dissimulare questo quartiere commerciale dietro una facciata nobile. Vignola, autore del trattato sui cinque ordini che fara legge in Europa, applica qui i propri precetti con rigore esemplare.
Lo sapevi?
Dietro la quinta monumentale di Vignola si nasconde ancora oggi un dedalo di vicoli stretti, l'antico quartiere del mercato del Quadrilatero, tra i piu animati di Bologna. Il contrasto e sorprendente: da un lato la facciata solenne sulla grande piazza, dall'altro il brulichio popolare di botteghe e banchi, come se il Rinascimento avesse posato una maschera di teatro sulla citta mercantile.

