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Rinascimento italiano

Santa Maria della Vita a Bologna (il Compianto di Niccolò dell'Arca)

Bologne

Santa Maria della Vita a Bologna (il Compianto di Niccolò dell'Arca)

Nel cuore di Bologna, a pochi passi da Piazza Maggiore e dal dedalo di portici del Quadrilatero, si erge una discreta facciata barocca che nulla lascia intuire dello shock che attende il visitatore. Varcata la soglia di Santa Maria della Vita, in una cappella laterale, sette figure di terracotta a grandezza naturale urlano il loro dolore attorno al corpo del Cristo morto. Questo Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca è tra le opere più violentemente espressive di tutta la scultura del Rinascimento. Nulla, nell'arte italiana del Quattrocento, eguaglia questa esplosione di gesti disperati, quelle bocche spalancate in un grido, quei panneggi travolti come da una tempesta interiore. Il gruppo, spesso datato con prudenza agli anni tra il 1463 e il 1490, avrebbe fatto della modesta chiesa un luogo di pellegrinaggio emotivo tanto quanto devozionale, e rimane uno dei tesori più segreti e intensi della città dei portici.

Il Compianto di Niccolò dell'Arca

Il Compianto è l'opera maestra di un artista la cui biografia resta essa stessa enigmatica. Niccolò dell'Arca — soprannome tratto, si dice, dal suo lavoro sull'Arca (il sepolcro) di san Domenico nella basilica vicina — sarebbe attivo a Bologna nella seconda metà del XV secolo. Le sue origini esatte sono oggetto di dibattito: gli si attribuisce ora un radicamento nell'Italia meridionale o in Dalmazia, ora un soggiorno formativo che spiegherebbe il suo stile singolare, insieme nutrito della tradizione tardogotica e teso verso una modernità espressiva inaudita. Il Compianto sarebbe stato destinato fin dall'origine a Santa Maria della Vita, sede di una confraternita ospedaliera dedita alla cura dei malati e dei morenti; il tema del compianto vi assumeva tutto il suo significato, offrendo ai fedeli provati lo spettacolo di un dolore condiviso e sublimato. La datazione resta discussa: alcuni collocano la commissione verso il 1463, altri ritardano l'esecuzione al 1485-1490, e occorre dunque attenersi al condizionale.

Le sette figure e il grido di dolore

Il gruppo riunisce sette personaggi disposti attorno al corpo disteso del Cristo, di cui si può proporre l'identificazione tradizionale. Al centro giace il Cristo morto, disteso, il capo leggermente reclinato. Attorno a lui si dispiegano la Vergine Maria, prostrata dal dolore, e san Giovanni Evangelista, la mano portata al volto in un gesto di sgomento. Maria Maddalena si slancia, la bocca spalancata in un grido, le vesti strappate all'indietro dalla corsa. Nicodemo — talvolta identificato come il donatore o come Giuseppe d'Arimatea — sta inginocchiato, più contenuto. Le altre due pie donne, Maria di Cleofa e Maria Salomè, completano il coro delle piangenti, ciascuna colta in una fase distinta della sofferenza. Questa gradazione è forse il tratto più mirabile dell'opera: dallo stupore muto di Nicodemo all'urlo parossistico della Maddalena, Niccolò dispiega tutta la scala del lutto, come una partitura in cui ogni voce terrebbe una nota diversa della stessa disperazione. La disposizione originaria delle figure nella cappella può essere variata nel corso degli spostamenti; il loro numero di sette, invece, è costante nella lettura tradizionale.

L'espressività e la terracotta emiliana

Il Compianto è anche un manifesto della terracotta, materiale modesto e regionale che l'Emilia-Romagna ha elevato al rango di grande arte. Là dove Firenze privilegiava il marmo e il bronzo, la pianura padana, ricca di argilla e povera di cave, fece dell'argilla modellata e poi cotta un linguaggio scultoreo a pieno titolo. Niccolò ne sfrutta tutte le risorse: la duttilità del modellato a crudo consente panneggi sbattuti dal vento, chiome tormentate, volti scavati dalle lacrime che il marmo non avrebbe mai acconsentito a restituire con tale immediatezza. Le figure erano in origine policrome, il che accentuava ancora il realismo sconvolgente delle carni e delle stoffe; lo stato attuale della policromia, restaurata e parzialmente perduta nel corso dei secoli, impone prudenza in ogni descrizione. Questa tradizione emiliana della terracotta drammatica troverà altri interpreti — Guido Mazzoni a Modena in particolare — ma il Compianto di Bologna ne resta il vertice incontrastato, citato come una pietra miliare nella storia dell'emozione in scultura. Se ne è parlato come di un «teatro del dolore» fissato nella materia, di una coreografia del grido in cui il vento invisibile che solleva i veli sembra essere quello stesso della catastrofe.

La chiesa barocca, da distinguere

Importa non confondere le stratificazioni del monumento. La chiesa che si visita oggi non è contemporanea al Compianto: il suo aspetto attuale risulta da una ricostruzione e da un riassetto barocchi, scaglionati dal XVII al XVIII secolo, con un'elegante cupola e un decoro posteriore di oltre due secoli alla scultura che essa custodisce. L'edificio primitivo, legato a una confraternita ospedaliera medievale — l'Ospedale della Vita, istituzione di carità che diede il nome al luogo —, è stato dunque profondamente trasformato. Il Compianto rinascimentale e lo scrigno barocco appartengono così a due momenti distinti della storia dell'arte: è precisamente il contrasto tra il pathos ardente delle terrecotte del Quattrocento e il fasto teatrale dell'architettura successiva a fare la singolarità della visita. Tenere presente questa distinzione evita di ridurre l'opera alla sua cornice, o viceversa.

Alfonso Lombardi, proprio accanto

Il santuario non si limita al capolavoro di Niccolò. Al piano superiore, l'oratorio (talvolta indicato come Santa Maria della Vita superiore) conserva un secondo gruppo scultoreo notevole: un Transito della Vergine — il Transito o la Dormizione della Vergine — attribuito ad Alfonso Lombardi, scultore dell'inizio del XVI secolo. Questo gruppo a rilievo in terracotta, eseguito circa mezzo secolo dopo il Compianto, mostra come la tradizione emiliana della terracotta drammatica si sia prolungata nel primo Rinascimento maturo, con un pathos più contenuto e un'eleganza già manierista. Vedere i due insiemi di seguito offre una lezione viva di storia dell'arte: la stessa argilla, lo stesso gusto per il grande racconto sacro, ma due generazioni e due temperamenti. Si attribuirà con prudenza questa seconda opera a Lombardi, restando l'attribuzione e la datazione precisa di competenza degli specialisti.

Portata

Il Compianto di Santa Maria della Vita occupa un posto singolare nella storia della scultura occidentale. A lungo rimasto riservato, tenuto in disparte dai grandi circuiti per la sua stessa collocazione, è stato riscoperto e celebrato in epoca moderna come una delle espressioni più radicali dell'emozione nell'arte. La sua fama oltrepassa oggi ampiamente Bologna: storici, scrittori e artisti vi vedono un lontano precedente dell'espressionismo, un'opera che, cinque secoli prima dell'arte moderna, osò dare al dolore un volto deformato, un corpo convulso, una bocca spalancata. Testimonia anche il prestigio di un'arte regionale, la terracotta emiliana, troppo spesso sottovalutata di fronte al marmo toscano, e iscrive Niccolò dell'Arca — figura rara, quasi solitaria — tra i grandi scultori del Quattrocento. Per l'atlante del Rinascimento è una pietra miliare essenziale: la prova che il genio italiano del XV secolo non si riduce né alla prospettiva né alla serenità classica, ma seppe anche sprofondare nelle profondità del dolore umano.

Cosa vedere assolutamente

  • Il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca, cuore della visita, nella sua cappella: sette figure di terracotta a grandezza naturale attorno al Cristo morto.
  • Il volto e il gesto di Maria Maddalena, che si slancia con la bocca spalancata, le vesti strappate all'indietro: l'immagine più celebre di tutto l'insieme.
  • La gradazione delle espressioni da una figura all'altra, dal raccoglimento muto al grido parossistico — una vera e propria scala del lutto.
  • Il lavoro della terracotta: panneggi sollevati da un vento invisibile, chiome tormentate, realismo delle carni modellate.
  • La cupola e il decoro barocchi della chiesa, da osservare come un contrasto voluto con le terrecotte rinascimentali.
  • Al piano superiore, il Transito della Vergine attribuito ad Alfonso Lombardi nell'oratorio, prolungamento della tradizione emiliana della terracotta.

Informazioni pratiche

Santa Maria della Vita è un luogo di culto situato nel centro storico di Bologna, a breve distanza da Piazza Maggiore, nel vivace quartiere del Quadrilatero. La visita del Compianto e dell'oratorio superiore si inserisce generalmente in un percorso culturale gestito in collegamento con le istituzioni museali della città; poiché le condizioni di accesso, gli orari e gli eventuali diritti d'ingresso possono variare, è meglio verificarli presso le fonti ufficiali prima di recarvisi. Si avrà cura di rispettare il raccoglimento dei luoghi e le eventuali restrizioni alle fotografie. L'insieme si presta a una visita calma e attenta: il Compianto si contempla, vi si gira attorno, si lascia decifrare figura dopo figura.

Quiz

1. Quale capolavoro della scultura rinascimentale conserva la chiesa di Santa Maria della Vita ? Il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca

2. In quale materiale è eseguito questo gruppo di sette figure a grandezza naturale ? La terracotta, specialità della scultura emiliana

3. Perché l'aspetto barocco della chiesa non deve essere confuso con l'epoca del Compianto ? Perché la chiesa è stata ricostruita in stile barocco nei secoli XVII-XVIII, molto dopo la scultura rinascimentale