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Rinascimento italiano

La Cappella Bentivoglio a Bologna

Bologne

La Cappella Bentivoglio a Bologna

In disparte rispetto alla navata gotica di San Giacomo Maggiore, nel braccio destro del transetto, si apre una delle pagine più suggestive del Rinascimento in Emilia: la cappella funeraria della famiglia Bentivoglio. Per una generazione, questi signori di fatto di Bologna vi fecero dipingere la propria devozione e il proprio potere dai due maestri della nascente scuola bolognese, Lorenzo Costa e Francesco Francia. La grande pala della Vergine in trono attorniata dal clan Bentivoglio, gli affreschi allegorici dei Trionfi, la dolcezza pia del Francia: tutto vi compone un raro ritratto collettivo di corte, colto pochi anni appena prima che la dinastia crollasse e che il suo palazzo venisse raso al suolo.

I Bentivoglio, signori di Bologna

Alla fine del XV secolo, Bologna è nominalmente una città dello Stato Pontificio, ma nei fatti è governata dalla famiglia Bentivoglio. Giovanni II Bentivoglio (1443-1508) ne è la figura centrale: senza portare mai un titolo principesco ufficiale — Bologna conserva la finzione delle proprie istituzioni comunali —, egli esercita una signoria di fatto che, nel suo fasto e nel suo mecenatismo, imita le corti principesche dell'Italia settentrionale come Ferrara o Mantova.

È in questa logica di affermazione dinastica che si inserisce l'allestimento della cappella di famiglia, intrapreso intorno al 1486. La famiglia aveva ottenuto da tempo il patronato di una cappella nella chiesa agostiniana di San Giacomo Maggiore, vicina al suo palazzo. Facendola ridecorare dai migliori artisti disponibili, Giovanni II non commissiona soltanto un luogo di sepoltura e di preghiera: crea un manifesto visivo della legittimità e della continuità dei Bentivoglio, in cui la pietà religiosa e la rappresentazione del lignaggio si rispondono a vicenda.

Il contesto artistico è quello di una Bologna che, fino ad allora, non aveva avuto una scuola pittorica di primo piano paragonabile a Firenze, Venezia o Ferrara. L'arrivo di Lorenzo Costa, formatosi a quanto pare nell'ambiente ferrarese, e l'affermazione di Francesco Francia, orafo bolognese divenuto pittore, avrebbero fatto nascere proprio, sotto il mecenatismo dei Bentivoglio, quella che si chiama la scuola bolognese del Rinascimento.

La basilica di San Giacomo Maggiore

Occorre subito distinguere lo scrigno dal suo gioiello. La basilica di San Giacomo Maggiore è una vasta chiesa fondata nel XIII secolo (a partire dal 1267 circa) dall'ordine degli Agostiniani, e rimaneggiata nel corso dei secoli. La sua architettura è essenzialmente gotica, con un'unica navata coperta da volte e fiancheggiata da cappelle, tipica dei grandi edifici mendicanti dell'Italia settentrionale. Per la sua struttura non appartiene dunque al Rinascimento: ne è piuttosto la cornice.

La chiesa è celebre anche per il portico che la costeggia e per il suo insieme di opere accumulate nel corso di più secoli. Ma il suo interesse maggiore per l'appassionato di Rinascimento si concentra in un punto preciso: la cappella Bentivoglio e il suo immediato intorno, in particolare l'oratorio di Santa Cecilia attiguo, accessibile dal portico vicino.

Questa distinzione è essenziale per comprendere il luogo: si visita un edificio medievale agostiniano per trovarvi, incastonato, un programma figurativo della fine del Quattrocento. Il Rinascimento bolognese non si legge nelle mura, ma nei dipinti che il mecenatismo Bentivoglio vi fece eseguire.

La cappella e la pala di Lorenzo Costa

Il cuore dell'insieme è la grande pala dipinta da Lorenzo Costa, generalmente datata al 1488 e firmata. L'opera raffigura una Madonna col Bambino in trono, attorniata dalla famiglia Bentivoglio inginocchiata: è ciò che la tradizione chiama il ritratto votivo o devozionale dei Bentivoglio. Giovanni II, la moglie Ginevra Sforza e i loro figli vi sono presentati in preghiera davanti alla Madonna, in una composizione che fonde l'iconografia sacra della Vergine in maestà e la funzione, del tutto temporale, del ritratto di famiglia.

L'interesse storico di questo dipinto è considerevole: costituisce uno dei rari ritratti collettivi di una dinastia signorile italiana di tale ampiezza, realizzato proprio nel momento del suo apogeo. I volti, trattati con un'attenzione individualizzante, danno a vedere un'intera corte. Lo stile di Costa vi coniuga l'eredità ferrarese — un disegno saldo, una certa gravità delle figure — con una monumentalità e una dolcezza che annunciano l'atmosfera della scuola bolognese.

La cappella conserverebbe inoltre elementi di decorazione e monumenti funebri legati alla famiglia. L'attribuzione precisa di ciascuna parte, così come lo stato di conservazione e i restauri successivi, devono essere verificati sul posto o nella letteratura specializzata, poiché l'insieme ha conosciuto nel corso dei secoli rimaneggiamenti che il visitatore non sempre percepisce.

I Trionfi e il ritratto di corte

Sulle pareti della cappella, Lorenzo Costa esegue inoltre, verso il 1488-1490, un celebre ciclo di affreschi dedicato a due allegorie: il Trionfo della Fama (o della Gloria) e il Trionfo della Morte. Queste composizioni si ispirano alla tradizione dei Trionfi di Petrarca, tema molto apprezzato nella cultura umanistica e cortese del Rinascimento italiano, in cui si amava raffigurare le grandi potenze allegoriche sfilare su carri.

Questi affreschi prolungano il programma della pala: alla devozione familiare si aggiunge una meditazione sulla gloria e sulla morte, particolarmente appropriata a una cappella funeraria di dinastia. Vi si ritroverebbero, mescolati alle figure allegoriche, personaggi contemporanei che evocano l'entourage dei Bentivoglio, tanto che l'insieme funziona come un vasto ritratto di corte trasposto nel registro allegorico. L'identificazione esatta dei personaggi raffigurati resta tuttavia discussa e va considerata con prudenza.

Per la loro ampiezza e la loro ambizione, questi Trionfi figurano tra le realizzazioni più notevoli di Costa e testimoniano il modo in cui il mecenatismo dei Bentivoglio permise alla pittura bolognese di rivaleggiare con le corti vicine nella gestione dei grandi programmi profani e sacri.

Francesco Francia e la scuola bolognese

All'insieme di Costa si associa il nome di Francesco Francia (1447 ca.-1517), l'altro grande maestro del Rinascimento bolognese. Orafo di formazione — lavorò a lungo il metallo prezioso prima di dedicarsi alla pittura —, Francia sviluppò uno stile di grande dolcezza, dalle figure pie e dai fondi curati, spesso accostato alla maniera del Perugino e del giovane Raffaello.

Sull'altare della cappella o nelle immediate vicinanze, un'opera del Francia completerebbe il programma dipinto. I due artisti, Costa e Francia, collaborarono del resto strettamente nella Bologna dei Bentivoglio, al punto che si parla di una bottega e di un'estetica comuni. Il caso più celebre di questa collaborazione si trova accanto, nell'oratorio di Santa Cecilia attiguo a San Giacomo: un ciclo di affreschi dedicato alla vita di santa Cecilia e del suo sposo Valeriano, eseguito all'inizio del XVI secolo (verso il 1505-1506) da Costa, Francia e i loro collaboratori. Questo ciclo, una delle vette della scuola bolognese, è inseparabile dalla cappella Bentivoglio nella storia del mecenatismo della famiglia.

La ripartizione precisa delle mani tra Costa, Francia e gli artisti del loro entourage, tanto nella cappella quanto nell'oratorio, è oggetto di dibattiti eruditi; le attribuzioni tradizionali vanno dunque maneggiate con cautela.

La caduta dei Bentivoglio

Il programma dipinto della cappella assume un rilievo tragico quando lo si rapporta a ciò che seguì. Nel 1506, papa Giulio II, nella sua politica di riconquista dei territori della Chiesa, marcia su Bologna e ne caccia i Bentivoglio. Giovanni II e i suoi prendono la via dell'esilio. Il sontuoso palazzo Bentivoglio, simbolo del potere della famiglia, viene saccheggiato e poi raso al suolo dalla popolazione — il luogo conservò a lungo il nome significativo di Guasto (la «rovina», il «devastato»).

Così, pochi anni appena dopo che Costa e Francia ebbero fissato sulle pareti e sulla pala l'immagine trionfante della dinastia, questa scompariva dalla scena bolognese. La cappella funeraria di San Giacomo Maggiore divenne, per la forza della storia, il principale monumento superstite del fasto dei Bentivoglio, una testimonianza cristallizzata di una corte effimera.

È questo contrasto — lo splendore dipinto di un lignaggio e la brutale cancellazione del suo potere reale — a conferire alla cappella la sua particolare carica. Vi si contempla non soltanto un capolavoro del primo Rinascimento bolognese, ma anche il ritratto di un mondo scomparso quasi nel momento stesso in cui si offriva allo sguardo.

Cosa vedere assolutamente

  • La pala di Lorenzo Costa (1488): la Vergine in trono attorniata dalla famiglia Bentivoglio inginocchiata, raro ritratto collettivo di una dinastia signorile all'apice della sua potenza.
  • Gli affreschi dei Trionfi di Costa: il Trionfo della Fama e il Trionfo della Morte, allegorie ispirate a Petrarca, in cui la corte dei Bentivoglio si legge in filigrana.
  • L'opera di Francesco Francia legata all'altare: la dolcezza pia del grande maestro bolognese, da confrontare con la gravità ferrarese di Costa.
  • Il ciclo di santa Cecilia nell'oratorio di Santa Cecilia attiguo: vetta della collaborazione Costa-Francia e prolungamento diretto del mecenatismo Bentivoglio.
  • Il contrasto con la basilica gotica: misurare quanto questo focolaio di Rinascimento sia incastonato in un edificio agostiniano medievale.

Informazioni pratiche

La cappella Bentivoglio si trova nella basilica di San Giacomo Maggiore, in Via Zamboni, nel quartiere universitario di Bologna. L'accesso alla chiesa è in linea di principio libero durante gli orari di apertura legati al culto; l'oratorio di Santa Cecilia, che custodisce il ciclo di affreschi, dispone in genere di orari di accesso propri.

Gli orari, le eventuali condizioni di visita e lo stato di apertura dei diversi spazi variano e non sono qui riprodotti: si consiglia vivamente di verificare le informazioni ufficiali aggiornate prima di recarsi sul posto. Come in ogni luogo di culto ancora in attività, sono richiesti un abbigliamento decoroso e il rispetto delle funzioni. Essendo Bologna una città densa e pedonale nel suo centro, la basilica si raggiunge agevolmente a piedi dalla Piazza Maggiore e dalle celebri due torri.

Quiz

1. Chi ha dipinto la grande pala della cappella raffigurante la Vergine attorniata dalla famiglia Bentivoglio (1488)?

  • Francesco Francia
  • Lorenzo Costa
  • Il Perugino

2. Quale stile architettonico caratterizza la basilica di San Giacomo Maggiore che custodisce la cappella?

  • Romanico
  • Barocco
  • Gotico

3. Che ne fu dei Bentivoglio nel 1506?

  • Furono incoronati duchi di Bologna dall'imperatore
  • Furono cacciati da Bologna da papa Giulio II e il loro palazzo fu raso al suolo
  • Si allearono ai Medici tramite matrimonio