Nel cuore di Bologna, a pochi passi da Piazza Maggiore e dalla basilica di San Petronio, una fontana monumentale di bronzo e marmo domina la piazza che oggi porta il suo nome, Piazza del Nettuno. Sormontata da un gigante di bronzo — il «Gigante» che i bolognesi hanno adottato come emblema —, essa unisce la scultura manierista di Jean de Boulogne, più noto in Italia con il nome di Giambologna, e l'ingegneria idraulica di un cantiere voluto dal governo pontificio. Opera rimasta in situ dal Cinquecento, è annoverata tra le fontane più celebri del Rinascimento italiano.
Il contesto: Bologna pontificia e il buon governo
Alla metà del XVI secolo, Bologna era una delle principali città dello Stato pontificio, amministrata da un cardinale legato che rappresentava il papa. La costruzione della fontana si inserisce in una politica di abbellimento e di affermazione del potere romano, sotto il pontificato di Pio IV. La tradizione attribuisce l'impulso del progetto al cardinale legato, figura generalmente identificata con Pier Donato Cesi, mentre il nome di Carlo Borromeo, nipote del papa e vicino alla Curia, viene talvolta associato al patrocinio dell'impresa; tali attribuzioni vanno prese con cautela, poiché le fonti antiche non concordano pienamente.
Come nella maggior parte delle fontane pubbliche del Rinascimento, l'opera aveva una doppia funzione. Portava acqua corrente nel centro della città — segno concreto di buona amministrazione — trasmettendo al contempo un messaggio politico: il dominio dell'acqua, così come quello dei mari da parte di Nettuno, fungeva da metafora del governo giusto e della prosperità offerta agli abitanti. La fontana voleva così essere un manifesto visivo del «buon governo» pontificio.
Tommaso Laureti e l'architettura della fontana
L'impianto complessivo e il programma idraulico spettano al pittore e architetto siciliano Tommaso Laureti, attivo a Bologna prima di proseguire la sua carriera a Roma. Fu lui a disegnare, secondo la tradizione, l'articolazione della fontana: la vasca, il bacino, la circolazione dell'acqua e il raccordo tra i diversi registri di sculture. La sistemazione della piazza e l'adduzione d'acqua necessaria al funzionamento dell'opera rientravano parimenti sotto la sua direzione.
L'architettura poggia su un'ampia vasca poligonale di marmo, al centro della quale si eleva un basamento a gradoni. La composizione organizza un'ascesa dello sguardo, dal piano dell'acqua fino alla figura sommitale, disponendo più livelli di zampilli. La collaborazione tra Laureti, responsabile della struttura e dell'idraulica, e il Giambologna, incaricato della statuaria in bronzo, illustra il modo in cui questi grandi cantieri del Rinascimento associavano architetti e scultori attorno a un medesimo dispositivo.
Il Nettuno del Giambologna
La statua colossale di Nettuno, in bronzo, è opera del Giambologna, scultore di origine fiamminga divenuto uno dei maestri del manierismo italiano. Raffigura il dio dei mari in piedi, nudo, dal corpo muscoloso organizzato secondo una torsione caratteristica: il peso portato su una gamba, il busto ruotato, il braccio levato in un gesto d'autorità. Questo movimento a spirale, in cui la figura sembra dispiegarsi nello spazio, è tipico della figura serpentinata tanto amata dal manierismo.
Nettuno reggeva probabilmente un tridente, oggi attributo associato alla sua funzione, e la sua mano tesa pare comandare la calma o il moto delle onde — un gesto spesso interpretato come quello con cui il dio placa le acque. Quest'opera giovanile fu tra le prime grandi commissioni pubbliche del Giambologna e contribuì a consolidarne la fama, prima che egli divenisse lo scultore prediletto dei Medici a Firenze. Il gigante di bronzo è diventato nel corso dei secoli una vera e propria icona di Bologna, familiarmente soprannominato «il Gigante».
Le nereidi, i putti e i delfini
Nel registro inferiore, attorno al basamento, trovano posto quattro figure di nereidi — ninfe marine — sedute agli angoli. Esse premono i propri seni, da cui l'acqua zampilla in sottili getti, motivo ricorrente delle fontane del Rinascimento che associa la fecondità, l'abbondanza e il dono dell'acqua. Questo dettaglio, insieme sensuale e simbolico, partecipa del vocabolario allegorico dell'opera.
Il decoro comprende anche putti, piccoli geni alati disposti nei registri intermedi, nonché delfini e vari elementi marini da cui pure sgorgano getti d'acqua. Gli stemmi e gli emblemi legati al committente e al papato figurano tra gli ornamenti di bronzo. L'intera statuaria secondaria è anch'essa dovuta al Giambologna e alla sua bottega, e forma un corteo marino coerente al servizio del tema di Nettuno sovrano delle acque.
Un manifesto del manierismo
La Fontana del Nettuno è considerata uno dei grandi manifesti del manierismo nell'ambito della scultura monumentale. Il trattamento del nudo eroico, le torsioni calcolate dei corpi, la ricerca di molteplici punti di vista — la figura che invita a girarle intorno anziché ad ammirarla di fronte — rientrano pienamente nelle ricerche formali della seconda metà del XVI secolo.
A questa virtuosità plastica si aggiunge una prodezza tecnica: la fusione del bronzo su larga scala e la progettazione di una rete idraulica capace di alimentare simultaneamente numerosi getti richiedevano una perizia considerevole. La fontana unisce così l'arte e l'ingegneria, la statuaria e il dominio dell'acqua, in una sintesi caratteristica della cultura artistica del tardo Rinascimento.
Icona di Bologna
Fin dalla sua creazione, la fontana non ha lasciato la propria collocazione e rimane uno dei punti di riferimento maggiori del centro storico di Bologna, accanto a Piazza Maggiore, al Palazzo d'Accursio e alla basilica di San Petronio. Il Nettuno del Giambologna è divenuto un simbolo della città: la sua sagoma è riprodotta in innumerevoli raffigurazioni, e la piazza che esso domina ha finito per assumerne il nome.
L'opera è stata oggetto di diverse campagne di restauro nel corso dei secoli, destinate a preservare il bronzo e il marmo esposti alle intemperie e all'usura del tempo. Oggi liberamente visibile sulla pubblica piazza, la fontana resta un luogo di ritrovo e un punto di attrazione turistico e patrimoniale di primo piano.
Cosa vedere assolutamente
- Il Nettuno di bronzo («il Gigante»): la statua colossale del Giambologna, da osservare da più angolazioni per cogliere la torsione manierista del corpo e il gesto del braccio levato.
- Le nereidi degli angoli: le quattro ninfe marine che premono i seni da cui zampilla l'acqua, motivo emblematico dell'opera.
- I putti e i delfini: il corteo marino di bronzo che anima i registri intermedi e moltiplica i getti d'acqua.
- La vasca di marmo e gli emblemi: la struttura architettonica di Tommaso Laureti e gli stemmi legati al committente pontificio.
- Il dialogo con la piazza: la posizione della fontana tra Piazza del Nettuno e Piazza Maggiore, nel cuore del centro storico.
Informazioni pratiche
La Fontana del Nettuno si erge in Piazza del Nettuno, in pieno centro storico di Bologna, alla congiunzione con Piazza Maggiore. Si tratta di un monumento urbano ad accesso libero, visibile in permanenza dallo spazio pubblico, senza biglietteria né orari di apertura. Il funzionamento dei getti d'acqua può essere interrotto durante le campagne di restauro o di manutenzione; è dunque prudente informarsi localmente qualora la visita sia motivata dalla sola messa in funzione dell'acqua. Le informazioni relative a eventuali lavori o allo stato di conservazione sono da verificare presso le fonti ufficiali della città.
Quiz
1. Chi ha realizzato la statua colossale di Nettuno in bronzo?
- Tommaso Laureti
- Giambologna (Jean de Boulogne)
- Carlo Borromeo
2. In quale piazza di Bologna si erge la fontana?
- Piazza del Nettuno, adiacente a Piazza Maggiore
- Piazza Santo Stefano
- Piazza Galvani
3. A quale corrente artistica è legata la fontana?
- Il tardo barocco
- Il gotico internazionale
- Il manierismo del Rinascimento

