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Musei del Rinascimento

La Galleria Borghese

Rome

Nel cuore del grande parco di Villa Borghese, a Roma, un padiglione d'apparato ospita una delle collezioni più concentrate e prestigiose del mondo. La Galleria Borghese è anzitutto la creazione di un uomo, il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, che riunì all'inizio del Seicento un insieme abbagliante di sculture e dipinti. È un luogo dove due mondi si incontrano: il barocco nascente di Bernini e di Caravaggio, di cui fu uno dei primi grandi mecenatismi, e il tesoro del Rinascimento — Raffaello, Tiziano, Correggio — che il cardinale collezionò con la stessa avidità. Per chi segue il filo del Rinascimento, la villa custodisce alcuni dei suoi dipinti più celebri.

Scipione Borghese, cardinale collezionista

Il museo porta l'impronta di un solo personaggio. Scipione Borghese (1577-1633), elevato al cardinalato dallo zio papa Paolo V, dispose di un potere e di mezzi considerevoli che consacrò in larga parte all'arte. Amatore di un'avidità leggendaria — non esitò a ricorrere alla costrizione per acquisire alcuni pezzi ambiti —, fece edificare all'inizio del Seicento una villa suburbana, la Villa Borghese Pinciana, concepita fin dall'origine come uno scrigno per le sue collezioni e un luogo di dotto piacere.

Va dunque collocata la data: la villa e la sua collezione appartengono al primo Seicento, cioè all'alba del barocco, e non al cuore del Rinascimento. Ma Scipione, da conoscitore, riunì tanto le folgoranti novità del suo tempo quanto i capolavori del secolo precedente. La collezione restò nella famiglia Borghese, si arricchì e si trasformò nel corso delle generazioni, prima di essere ceduta allo Stato italiano alla fine dell'Ottocento. È così che il padiglione è diventato la Galleria Borghese che si visita oggi, museo statale dove sculture antiche, marmi barocchi e dipinti si rispondono in un decoro sontuoso.

Il nucleo barocco, da collocare

Va detto con chiarezza per non falsare la lettura: i pezzi più famosi della villa appartengono al barocco, non al Rinascimento. Sono i gruppi di marmo di Gian Lorenzo Bernini, scolpiti per Scipione negli anni 1620 — Apollo e Dafne, il David, il Ratto di Proserpina —, prodigi di virtuosismo dove la pietra sembra prendere vita. Sono anche le tele di Caravaggio, di cui la villa conserva un insieme eccezionale (il Ragazzo con canestro di frutta, il David con la testa di Golia, la Madonna dei Palafrenieri, tra le altre). Queste opere, posteriori di un secolo a Raffaello, segnano la nascita di un'arte nuova; le si ammira per sé stesse, sapendo che appartengono a un capitolo diverso da quello del Rinascimento.

La Deposizione di Raffaello

Il vertice rinascimentale della galleria è la Deposizione (detta anche Pala Baglioni), dipinta da Raffaello nel 1507. Commissionata da Atalanta Baglioni per una cappella di Perugia, in memoria del figlio assassinato, l'opera mostra il trasporto del corpo del Cristo verso il sepolcro. La composizione, sapientemente studiata — Raffaello ne ha lasciato numerosi disegni preparatori —, dispiega un fregio di figure in movimento, tese dallo sforzo e dal dolore; a destra, la Vergine viene meno. È uno dei dipinti che segnarono il passaggio di Raffaello verso la grande maniera romana, e uno dei drammi più padroneggiati di tutto il Rinascimento. Scipione Borghese lo fece, si dice, sottrarre di notte a Perugia per aggiungerlo alla sua collezione: un ratto da amatore divenuto leggendario.

Tiziano, Correggio, Bellini, Antonello

La pittura veneziana vi brilla del suo più vivo splendore con l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano, verso il 1514: due donne, l'una vestita, l'altra nuda, incorniciano una fontana in un paesaggio dorato al crepuscolo — allegoria enigmatica, a lungo dibattuta, di sovrana bellezza, vertice della giovinezza del maestro. Il Correggio è presente con la sua Danae, pagina sensuale della mitologia ritrovata. Vi si aggiungono opere di Giovanni Bellini, un ritratto d'uomo di Antonello da Messina, dipinti di Lorenzo Lotto e di Lucas Cranach, oltre a maestri dell'Italia centrale. Questo insieme fa della Borghese, malgrado la sua vocazione barocca, uno dei grandi appuntamenti della pittura del Rinascimento a Roma.

Da non perdere

  • La Deposizione di Raffaello (1507), vertice drammatico della collezione.
  • L'Amor sacro e Amor profano di Tiziano (1514 circa), indimenticabile allegoria veneziana.
  • La Danae del Correggio e le opere di Bellini, Antonello da Messina e Lotto.
  • A parte, come traguardo barocco: i marmi del Bernini (Apollo e Dafne, David, Proserpina) e i Caravaggio.
  • La Villa Borghese Pinciana stessa, scrigno del Seicento, e il suo grande parco.

Informazioni pratiche

La Galleria Borghese si trova nel parco di Villa Borghese, a nord del centro di Roma. L'accesso avviene su prenotazione obbligatoria con fascia oraria e durata di visita limitata, misura destinata a proteggere le opere: è indispensabile prenotare in anticipo. Poiché orari e tariffe possono variare, li si verificherà presso le fonti ufficiali del museo. L'allestimento può cambiare secondo i restauri e le mostre.

Quiz

  1. Quale cardinale è all'origine della collezione Borghese?
  • Scipione Borghese
  • Alessandro Farnese
  • Giulio de' Medici
  1. Quale capolavoro di Raffaello, del 1507, conserva la galleria?
  • La Deposizione
  • La Madonna Sistina
  • La Trasfigurazione
  1. I gruppi di marmo del Bernini (Apollo e Dafne, David) appartengono:
  • al barocco, posteriore al Rinascimento
  • al Rinascimento fiorentino
  • all'Antichità romana

Opere

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