Lucas Cranach il Vecchio · v. 1531
Prendetevi il tempo di guardare questo dipinto: stona in una collezione italiana. Venere vi sta in piedi, interamente nuda, ma il suo corpo non ha nulla della pienezza che ci si aspetterebbe da una dea meridionale. È esile, slanciata, di un tipo nordico — un canone venuto dal Nord Europa, lontanissimo dalle Veneri del Rinascimento italiano. Porta un grande cappello e dei gioielli, unico ornamento di un corpo per il resto denudato, e questo contrasto tra la nudità e l'agghindamento è una firma del pittore.
L'autore, Lucas Cranach il Vecchio, è un pittore tedesco — non va letto come un maestro della scuola italiana. Lavora per la corte di Sassonia, nel cuore dell'Europa della Riforma, e ha prodotto questo tipo di nudo mitologico in più versioni. Ritrovarne una alla Galleria Borghese significa vedere un'opera tedesca trapiantata in un contesto italiano: lo spaesamento fa parte dell'esperienza.
Accanto a Venere, Cupido (l'Amore) fa una smorfia. Ha appena rubato un favo — un favo di miele — e le api si vendicano: lo pungono. Il bambino si lamenta con la madre di questo dolore. La scena non è un'invenzione del pittore: è tratta da un idillio antico attribuito a Teocrito, un breve componimento in cui il furto del miele si tramuta in castigo.
Tutta la pittura poggia su questa lezione. La dolcezza del miele, ottenuta così in fretta, si paga con punture brucianti: è una metafora dell'amore stesso, piacere breve mescolato a una pena durevole. Le versioni di questo soggetto recano spesso un'iscrizione latina moraleggiante che enuncia esplicitamente l'ammonimento.
Simbolismo e lettura iconografica
Il miele rubato e le punture delle api formano il cuore del senso. Il piacere sottratto (il favo di miele) provoca subito il dolore (le punture): il corpo di Cupido diventa la dimostrazione vivente che la voluttà e la sofferenza vanno insieme. È la definizione stessa dell'amore secondo questo poema antico.
Il nudo di Venere funziona in un duplice senso: seduce e ammonisce. Cranach offre allo sguardo un corpo desiderabile, ma lo accompagna con una morale — il desiderio ha un prezzo. L'iscrizione latina, quando è presente, blocca questa lettura contrapponendo la brevità del piacere alla durata della pena.
Il cappello e i gioielli, mantenuti su un corpo nudo, non sono innocenti: legano la dea al registro dell'erotismo cortese e mondano più che a quello dell'Antichità idealizzata.
Analisi delle emozioni
Della scena si sorride dapprima: un piccolo dio dell'amore punito dalle api ha il sapore della favola infantile. Poi il sorriso si rovescia. La dea resta impassibile, quasi distaccata, mentre il bambino soffre — e si capisce che questa tranquilla indifferenza è il vero soggetto. L'amore promette la dolcezza e distribuisce le punture; la pittura ci lascia con questa ironia dolce-amara, più che con un semplice incanto.
Segreti e misteri
- La scena proviene da un idillio antico attribuito a Teocrito: Cupido ruba un favo di miele e viene punto dalle api, poi si lamenta con Venere.
- Il senso è una metafora dell'amore: il piacere breve (il miele) si paga con una pena durevole (le punture). Il dipinto è tanto un ammonimento morale quanto un'immagine erotica.
- Queste composizioni recano spesso un'iscrizione latina moraleggiante che enuncia la lezione (piacere breve, dolore lungo).
- La Venere è di un tipo nordico — esile e slanciata, molto lontana dal canone italiano — segno che l'autore è un pittore tedesco e non un maestro della scuola italiana.
- Il grande cappello e i gioielli portati su un corpo nudo sono un marchio di fabbrica di Cranach, tra erotismo cortese e travestimento mondano.
- Cranach ha trattato questo soggetto del «ladro di miele» in più versioni; l'esemplare della Borghese è uno di questi nudi mitologici nordici passati in una collezione italiana.
Lo sapevi?
Il motivo del bambino-dio punito per un furto di miele piacque al punto che Cranach e la sua bottega lo ripresero più volte: la stessa Venere impassibile, lo stesso Cupido che mostra il favo rubato e le dita punte. Ciò che potrebbe passare per una scena graziosa è in realtà un piccolo sermone dipinto: sotto le spoglie di un nudo seducente, il dipinto avverte lo spettatore che il piacere dell'amore si salda sempre in dolori.

