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Pittura del Rinascimento

Melissa (detta anche Circe)

Rome

Melissa (detta anche Circe)

Dosso Dossi · vers 1518-1520

Prendetevi il tempo di avvicinarvi a questa tela strana e sontuosa. In primo piano, una donna riccamente vestita siede in un paesaggio boschivo. Attorno a lei vi sono oggetti che non lasciano dubbi su ciò che sta facendo: un'armatura posata a terra, una tavoletta coperta di iscrizioni, e soprattutto un cerchio di caratteri misteriosi tracciato sul suolo. È una maga, un'incantatrice, colta in mezzo ai suoi sortilegi in un sottobosco dove la luce della sera sembra indugiare.

Guardate ora gli alberi che la circondano. Figure umane emergono dai tronchi, come prigioniere del legno; altrove, sono animali che si aggirano. Questi uomini mutati in bestie o rinchiusi negli alberi sono al centro della scena: la maga, con i suoi incantesimi, li tiene sotto il suo potere. A seconda di come si legge l'opera, ella li sta stregando oppure, al contrario, li sta liberando dal loro sortilegio.

È proprio qui che risiede il mistero del dipinto. Due interpretazioni coesistono, e nulla nella tela permette di decidere del tutto. Per alcuni si tratta di Circe, la maga dell'Antichità cantata da Omero e Ovidio, colei che trasforma gli uomini in bestie. Per altri è Melissa, la buona incantatrice dell'Orlando furioso dell'Ariosto, che al contrario libera le vittime da un sortilegio. Il pittore lascia volutamente aperte entrambe le letture.

Dosso Dossi lavorava alla corte di Ferrara, come pittore degli Este. Ora, il grande poema dell'Ariosto, l'Orlando furioso, vi era allora estremamente in voga: era stato composto per quella stessa corte. Non sorprende dunque che una maga tratta da quel poema abbia potuto ispirare il dipinto, anche se la figura antica di Circe restava altrettanto familiare ai letterati del tempo.

Simbolismo e lettura iconografica

Tutto, in questa scena, dice la magia e il suo potere di metamorfosi. La tavoletta di incantesimi e il cerchio di caratteri tracciato al suolo sono gli strumenti dell'incantatrice: raffigurano il sapere segreto attraverso cui ella agisce sugli esseri. Questo cerchio, in particolare, è un segno tradizionale della congiura, lo spazio in cui si opera il sortilegio.

Gli uomini trasformati in animali, e quelli che emergono dai tronchi degli alberi, portano il senso profondo dell'opera: sono l'immagine dell'essere umano privato della sua forma e della sua libertà da un potere più forte di lui. A seconda che si veda nella donna una Circe o una Melissa, queste figure dicono o la decadenza dell'uomo ridotto allo stato di bestia, o la speranza della liberazione. L'armatura abbandonata al suolo può evocare un cavaliere caduto sotto l'incantesimo, spogliato di ciò che faceva la sua forza.

Analisi delle emozioni

Ciò che colpisce per primo è un'atmosfera di sogno inquietante. Il paesaggio silvestre, la luce dolce e velata, i colori ricchi creano un clima poetico, quasi incantato; ma la presenza degli uomini-albero e delle bestie vi insinua un turbamento sordo. Si oscilla tra la fascinazione per la bellezza della maga, calma e adorna in mezzo alla foresta, e la stranezza di ciò che la circonda. È l'emozione propria delle fiabe di sortilegio: il meraviglioso e il disagio mescolati.

Segreti e misteri

  • Il soggetto del dipinto resta dibattuto: la stessa figura può leggersi come Circe, che muta gli uomini in bestie, o come Melissa, che li libera dall'incantesimo.
  • Gli uomini non sono soltanto mutati in animali: alcuni emergono dai tronchi degli alberi, come prigionieri del legno.
  • Il cerchio di caratteri tracciato al suolo e la tavoletta di incantesimi sono i veri strumenti della maga, più eloquenti di qualsiasi altro attributo.
  • Dosso Dossi era il pittore ufficiale degli Este a Ferrara, la corte dove l'Orlando furioso dell'Ariosto era appena nato.
  • La ricchezza e lo splendore dei colori tradiscono l'influenza della pittura veneziana, quella di Giorgione e di Tiziano.
  • A seconda della lettura che si adotta, il gesto della maga oscilla dal bene al male: ella strega oppure salva.

Lo sapevi?

Il fascino del dipinto risiede in parte nella sua stessa ambiguità. Là dove la maggior parte delle opere impone un soggetto chiaro, questa ha alimentato, da lungo tempo, l'esitazione degli osservatori: maga malefica della favola antica o fata benevola del poema cavalleresco? Questa incertezza non è una debolezza ma una parte del piacere dell'opera, che gioca sul gusto della corte di Ferrara per i racconti di magia e di metamorfosi.