La prima mostra della Roma dei papi
In piazza San Bernardo, allo snodo tra il rione Trevi e l'attuale quartiere di Castro Pretorio, la Fontana dell'Acqua Felice innalza una facciata a forma di arco di trionfo che appartiene appieno alla grande politica urbanistica di papa Sisto V (Felice Peretti, sul soglio dal 1585 al 1590). Eretta tra il 1585 e il 1588, è la mostra dell'acquedotto omonimo: nel lessico romano, la mostra indica la fontana terminale e monumentale che celebra l'arrivo in città dell'acqua captata lontano. L'Acqua Felice trae il proprio nome dal nome di battesimo del papa, Felice, e questa fontana ne costituisce il punto di approdo spettacolare, la prima grande mostra d'acquedotto della Roma moderna: quella che inaugura una tipologia che riprenderanno più tardi altre fontane terminali della città.
Il progetto risponde a un problema molto concreto. I quartieri alti di Roma, sui colli del Quirinale, del Viminale e dell'Esquilino, soffrivano fin dalla tarda antichità di una penuria d'acqua che scoraggiava l'insediamento e frenava l'urbanizzazione. Facendo restaurare e prolungare un'adduzione per portare l'acqua fino a quelle alture, Sisto V intendeva al tempo stesso rendere abitabili quelle zone, sostenere il suo ambizioso piano di sventramenti e di nuove strade rettilinee, e iscrivere il proprio nome nella pietra secondo una logica di propaganda pontificia dichiarata. La fontana non è dunque un semplice ornamento: è il manifesto visibile di una riconquista del territorio urbano, un punto di distribuzione d'acqua pubblica non meno che un monumento commemorativo.
L'ideazione d'insieme spetta a Domenico Fontana, l'architetto-ingegnere di fiducia del papa, associato alla maggior parte dei grandi cantieri sistini, dal trasporto dell'obelisco di piazza San Pietro alle sistemazioni urbane della città. A lui si deve la struttura stessa della facciata, pensata come una trasposizione dell'arco di trionfo romano antico al servizio della gloria cristiana e pontificia. L'edificio si presenta come un muro d'apparato traforato da tre grandi fornici incorniciati da colonne, sormontato da una trabeazione e da un coronamento che reca l'iscrizione dedicatoria e le armi del papa. Sotto ciascun fornice, l'acqua si riversa in un'ampia vasca, a ricordare che la magnificenza dell'architettura è al servizio di un bene comune, l'acqua viva offerta alla popolazione.
L'arco di trionfo, il Mosè e la sua ricezione
La composizione obbedisce a una lettura immediata: tre campate, una centrale più alta e due laterali, scandite da colonne addossate che ritmano la facciata alla maniera di un arco antico. Nella nicchia centrale, la più vasta, troneggia la statua colossale che ha dato alla fontana il suo soprannome popolare di «Fontana del Mosè»: un Mosè stante, in veste di legislatore e di guida, che indica con un gesto l'acqua che fa scaturire. L'iconografia è limpida e perfettamente adatta al proposito del monumento: come Mosè, nel racconto biblico, fa sgorgare l'acqua dalla roccia per dissetare il popolo d'Israele nel deserto, così il papa fa giungere l'acqua fino ai colli assetati di Roma. Il parallelo tra il profeta condottiero del suo popolo e il pontefice costruttore è al cuore del programma.
La statua di Mosè è generalmente attribuita a Prospero Bresciano, detto anche da Brescia dalla sua città d'origine. È rimasta celebre tanto per la sua presenza quanto per la severità dei giudizi che ha suscitato. La tradizione riferisce che i contemporanei trovarono la figura sproporzionata, pesante, mal adattata alla sua collocazione, e che questo Mosè fu giudicato indegno dell'inevitabile confronto con il Mosè di Michelangelo, scolpito qualche decennio prima per il sepolcro di Giulio II in San Pietro in Vincoli, poco distante. Questi aneddoti di ricezione critica, spesso ripresi dalle guide e dagli eruditi, vanno maneggiati con prudenza quanto alla loro esattezza nei dettagli, ma testimoniano un fatto duraturo: la scultura centrale ha a lungo concentrato le riserve, al punto da eclissare talvolta l'apprezzamento dell'insieme architettonico.
I due fornici laterali accolgono rilievi scolpiti che prolungano il tema dell'acqua e della salvezza attraverso episodi veterotestamentari, posti in rapporto con la figura di Mosè e la storia d'Israele condotto attraverso il deserto. L'uno evoca il passaggio di un corso d'acqua, l'altro un momento in cui l'acqua interviene nel destino del popolo eletto; l'insieme compone un ciclo coerente in cui l'acqua è segno di provvidenza e di alleanza. Questi rilievi sono opera di scultori attivi nel cantiere sistino, ma la ripartizione precisa delle mani e l'attribuzione di ciascun pannello restano punti da confermare, tanto i cantieri di tale portata mobilitavano più botteghe che lavoravano di concerto. Vi si ritrova il gusto tardomanierista per le figure numerose, i panneggi animati e la narrazione densa, sulla soglia di un'arte che, a Roma, sta per volgere verso il primo barocco.
Alle estremità, quattro leoni accovacciati — di cui la tradizione vuole che alcuni riprendano modelli d'ispirazione egizia, in eco al gusto sistino per l'antichità e gli obelischi — inquadrano il dispositivo e versano l'acqua nella vasca, completando l'effetto di facciata-scenografia. L'iscrizione monumentale che corre in sommità ricorda il nome del papa, l'origine dell'acqua e la data dell'impresa, secondo l'usanza romana di fare del monumento un testo da leggere non meno che un'immagine da contemplare. L'insieme illustra bene la maniera sistina: un'architettura da ingegnere posta al servizio di un discorso religioso e politico, in cui l'utilità pubblica, la memoria dinastica del pontefice e la celebrazione della fede si congiungono in un solo gesto.
Un'opera-cerniera del paesaggio romano
Situata su una piazza dominata peraltro dalla chiesa di Santa Maria della Vittoria e dalla chiesa a pianta rotonda di San Bernardo alle Terme, ricavata sui resti delle terme di Diocleziano, la Fontana dell'Acqua Felice occupa un crocevia carico di storia, al limitare della Roma antica delle terme e della Roma barocca in gestazione. Per la sua funzione — distribuire un'acqua nuova ai quartieri alti — come per la sua forma — l'arco di trionfo trasformato in fontana terminale —, essa segna una svolta. Fissa il modello della grande mostra urbana, in cui l'ingegneria idraulica si dà a vedere sotto le sembianze di una scenografia architettonica ambiziosa, e prepara la via alle fontane monumentali più celebri che verranno a coronare altri acquedotti della città nei secoli seguenti. Il suo Mosè controverso, lungi dal diminuirla, ne fa un testimone prezioso dei dibattiti estetici della fine del Rinascimento romano, nell'istante in cui il manierismo cede il posto a una sensibilità nuova.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata ad arco di trionfo a tre fornici, trasposizione dell'arco antico romano in fontana monumentale voluta da Sisto V.
- La statua colossale di Mosè nella nicchia centrale, generalmente attribuita a Prospero Bresciano, all'origine del soprannome «Fontana del Mosè».
- I rilievi dei fornici laterali, che illustrano episodi biblici legati all'acqua e al cammino del popolo d'Israele.
- I leoni accovacciati e l'iscrizione dedicatoria in sommità, che recano il nome del papa e ricordano la funzione commemorativa del monumento.
- L'inserimento urbano in piazza San Bernardo, nei pressi di Santa Maria della Vittoria e dei resti delle terme di Diocleziano.
Informazioni pratiche
La fontana si erge in piazza San Bernardo, a Roma, alla cerniera tra il rione Trevi e il quartiere di Castro Pretorio, in prossimità della stazione Termini e non lontano dal Quirinale. È un monumento pubblico all'aperto, addossato a un angolo della piazza, visibile e liberamente accessibile in qualsiasi momento dallo spazio urbano, senza biglietteria né orari d'accesso. La piazza è ben servita dai trasporti del centro di Roma. Ne si può approfittare per scoprire nello stesso settore la chiesa di Santa Maria della Vittoria, la chiesa di San Bernardo alle Terme e il complesso monumentale delle antiche terme di Diocleziano.
Quiz
- Di quale papa la Fontana dell'Acqua Felice costituisce il grande programma urbanistico?
- a) Giulio II
- b) Sisto V
- c) Paolo V
- Quale forma architettonica adotta la facciata della fontana?
- a) Un arco di trionfo a tre fornici
- b) Un colonnato a emiciclo
- c) Un tempio a frontone unico
- Come veniva generalmente giudicata dai contemporanei la statua centrale di Mosè?
- a) Come un capolavoro unanimemente salutato
- b) Come una figura sproporzionata e criticata
- c) Come un'opera attribuita con certezza a Michelangelo

