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Pittura del Rinascimento

Dama con liocorno

Rome

Dama con liocorno

Raffaello Sanzio · v. 1505-1506

Fermatevi davanti a questa giovane donna. È seduta in una loggia, incorniciata da due colonne, e dietro di lei si apre un paesaggio chiaro che fugge verso l'orizzonte. In grembo trattiene un piccolo animale bianco: un liocorno. La scena appare semplice, quasi banale — un ritratto di dama come il Rinascimento ne ha prodotti tanti. Non lo è.

Raffaello dipinge questa tavola verso il 1505-1506, nei suoi anni italiani, nel momento in cui guarda molto da vicino il lavoro di Leonardo da Vinci. La parentela con la Gioconda salta agli occhi non appena la si cerca: la stessa posa di tre quarti, la stessa loggia a colonne che incornicia la figura, lo stesso gioco delle mani posate l'una sull'altra. Raffaello non copia; impara, assimila una lezione di costruzione e di presenza.

L'identità del modello, invece, resta ignota. Non si sa chi fosse questa donna, chi ne abbia commissionato il ritratto, né in quale occasione. Il dipinto conserva il suo mistero di persona quanto il suo mistero di fattura — perché questa tavola è stata a lungo qualcosa di diverso da ciò che vedete oggi.

Per secoli, infatti, questa dama non era riconoscibile. Era stata ridipinta: trasformata in santa Caterina con l'aggiunta di un manto, di una ruota e di una palma del martirio. Solo un restauro condotto nel Novecento ha rimosso queste ridipinture e ha restituito alla figura il suo liocorno originario — e quindi il suo significato primo.

Simbolismo e lettura iconografica

Il liocorno è il cuore simbolico del ritratto. Nella tradizione, questo animale si lascia avvicinare soltanto da una vergine: diventa dunque l'emblema della castità e della purezza verginale. Tenere un liocorno in grembo significa ostentare una virtù — probabilmente quella attesa da una giovane sposa o da una promessa sposa.

La loggia a colonne e il paesaggio aperto non sono semplici sfondi. Iscrivono la figura in una cornice architettonica e le danno aria, profondità — un dispositivo direttamente ereditato da Leonardo, in cui la donna appare sospesa tra l'interiorità del ritratto e l'immensità del mondo dietro di lei.

Analisi delle emozioni

In questo volto vi è un riserbo, una giovinezza un po' grave che non invita alla familiarità. La dama non sorride davvero; guarda, calma, tenendo stretto a sé un animale fragile. Si può essere toccati da questo contrasto: la fermezza della presenza e la dolcezza del piccolo essere bianco che ella protegge, come una promessa di virtù che ci porge davanti.

Segreti e misteri

  • Il dipinto è stato trasformato in santa Caterina: erano stati aggiunti un manto, una ruota e una palma del martirio sopra la pittura originaria. Il restauro del Novecento ha rimosso queste ridipinture.
  • Le radiografie hanno rivelato una storia ancora più antica: in una prima versione, la dama non teneva un liocorno, ma un cane — l'animale è dunque cambiato nel corso dell'elaborazione.
  • La composizione deriva direttamente dalla Gioconda di Leonardo da Vinci: posa di tre quarti, loggia a colonne, disposizione delle mani.
  • L'identità del modello è ignota: non si sa né chi fosse, né chi abbia commissionato questo ritratto.
  • Il liocorno, simbolo di castità, orienta la lettura verso un ritratto di fidanzamento o di matrimonio.
  • La tavola originaria è stata trasposta (pittura riportata dal legno su un altro supporto), un'operazione che spiega in parte la sua movimentata storia materiale.

Lo sapevi?

Per lungo tempo i visitatori della Galleria Borghese credevano di guardare una santa Caterina d'Alessandria, martire riconoscibile dalla ruota e dalla palma. Solo rimuovendo queste aggiunte è riapparso il liocorno — e, con esso, un'opera del tutto diversa: non più una santa, ma una giovane donna e il suo emblema di purezza. Il dipinto aveva, in fondo, una seconda pittura nascosta sotto la prima.