Quando Andrea Loredan affida il palazzo a Mauro Codussi negli anni Ottanta del Quattrocento, non vuole solo una dimora: vuole un manifesto. Tra i palazzi gotici del Canal Grande, con i loro archi acuti e i merletti di pietra, Codussi erige una facciata diritta e regolare, scandita da colonne addossate e da grandi finestre a tutto sesto. E' una delle prime volte che il linguaggio classico del Rinascimento si mostra cosi apertamente sull'acqua veneziana. Il cantiere, avviato intorno al 1481, si protrae fino al 1509 e costa una fortuna: le cronache parlano di oltre duecentomila ducati. Il palazzo passa poi ai duchi di Brunswick e alle famiglie Vendramin e Calergi, che gli lasciano il nome.
Cosa vedere
- La facciata sul Canal Grande: tre piani nettamente orizzontali, ritmati da colonne binate; le grandi bifore e trifore a tutto sesto lasciano entrare la luce del canale.
- Il motto nel fregio: l'iscrizione latina "Non nobis Domine, non nobis", pia risposta al lusso evidente della dimora.
- Gli ordini sovrapposti: dorico in basso, poi ordini piu sottili salendo; l'occhio sale naturalmente e l'edificio pare piu alto e stabile.
- Il portale d'acqua: l'ingresso principale avviene dal canale, dove attraccavano le gondole.
- Gli interni (oggi casino): soffitti, stucchi ed enfilade dei rimaneggiamenti successivi.
Storia e contesto
Codussi, formatosi tra Bergamo e Venezia, realizza qui la sintesi che fara scuola: la solidita geometrica dell'Italia centrale unita al gusto veneziano per la luce e le grandi aperture. Il palazzo diventa un modello discretamente imitato per tutto il Cinquecento.
Segreti e curiosità
Il compositore Richard Wagner affitto un'ala del palazzo e vi mori il 13 febbraio 1883; un piccolo Museo Wagner ne conserva la memoria. Dagli anni Cinquanta l'edificio ospita il Casino municipale di Venezia, una delle piu antiche case da gioco del mondo. Il motto "Non nobis Domine" era anche prudenza politica: ostentare troppo la ricchezza poteva attirare le magistrature veneziane.
Lo sapevi?
Si racconta che la stanza in cui spiro Wagner rimase a lungo chiusa, quasi immobile. Il maestro, a Venezia per l'inverno, amava la luce mutevole del Canal Grande: e li che lavorava ancora. La sua morte diede al luogo una seconda fama, romantica, sovrapposta a quella di Codussi.

