La confraternita della Vera Croce e il suo scrigno di marmo
Fondata nel 1261, la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista è tra le più antiche e prestigiose delle grandi confraternite laiche di Venezia, quelle scuole grandi che strutturavano la vita devozionale e caritativa della Serenissima al di fuori del clero. Istituzioni a metà strada tra la confraternita pia e la società di mutuo soccorso, riunivano membri di ogni ceto attorno a un santo patrono, finanziavano ospedali, doti e opere di carità, e gareggiavano in fasto architettonico per affermare il proprio rango. Dedicata a san Giovanni Evangelista, questa scuola conobbe una fortuna decisiva a partire dal 1369, quando ricevette in dono una reliquia insigne: un frammento della Vera Croce, offerto da Filippo di Mézières, cancelliere del regno di Cipro. Custodita in un prezioso reliquiario, questa reliquia divenne il cuore pulsante dell'identità della confraternita: le si attribuivano virtù miracolose, e veniva portata in solenne processione per la città, in particolare durante la festa della Croce.
È proprio questa reliquia, e il prestigio che essa conferì, a spiegare l'ambizione del programma architettonico e decorativo dispiegato sul sito, un modesto campochiuso del sestiere di San Polo, non lontano dalla chiesa dei Frari. L'insieme si presenta come una sequenza di spazi accuratamente orchestrata: una corte d'ingresso, la sala del pianterreno (androne) e, al piano superiore, la grande sala capitolare (sala capitolare) dove si riunivano i confratelli. Il primo gioiello che il visitatore incontra è il septo marmoreo, schermo-portale di marmo che chiude la corte e separa il sagrato pubblico dallo spazio riservato della confraternita. Realizzato da Pietro Lombardo e dalla sua bottega tra il 1478 e il 1481, questo septo — una sorta di jubé o di portico di separazione — costituisce una delle vette della scultura decorativa lombardesca a Venezia.
Pietro Lombardo (1435 circa - 1515), scultore e architetto di origine lombarda stabilitosi a Venezia, vi aveva acclimatato un linguaggio tutto di finezza, fatto di marmi policromi, di lesene delicatamente ornate di girali, di medaglioni e di un repertorio ornamentale all'antica di estrema precisione esecutiva. Il suo capolavoro più celebre resta la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, ma il septo di San Giovanni Evangelista appartiene alla stessa vena: un'architettura concepita come un oggetto di oreficeria alla scala dell'edificio. Lo schermo si apre con un portale ad arcate incorniciato da lesene finemente scolpite ed è coronato, alla sommità, dall'aquila di san Giovanni Evangelista, attributo tradizionale dell'apostolo-evangelista, il cui simbolo araldico presiede così all'ingresso del santuario confraternale. La qualità del rilievo, la morbidezza dei passaggi della luce sul marmo e il rigore della composizione fanno di questo septo un manifesto del primo Rinascimento veneziano.
Lo scalone d'onore di Mauro Codussi
Se il septo di Lombardo accoglie il visitatore sulla soglia della corte, è lo scalone d'onore a condurre alla sala capitolare del piano superiore e a sigillare la fama architettonica del luogo. Costruito a partire dal 1498 su progetto di Mauro Codussi (1440 circa - 1504), passa per una delle più belle scale monumentali del Rinascimento veneziano. Codussi, architetto originario di Bergamo, fu uno dei grandi introduttori a Venezia del vocabolario rinascimentale venuto dalla Toscana e da Alberti: a lui si devono la facciata di San Michele in Isola, la parte alta della chiesa di San Zaccaria, la Torre dell'Orologio di piazza San Marco, o ancora il palazzo Vendramin-Calergi. La sua arte coniuga la chiarezza degli ordini classici e una sensibilità propriamente veneziana alla luce e al decoro.
Lo scalone di San Giovanni Evangelista si dispiega in doppia rampa parallela, le due rampe che salgono simmetricamente lungo le pareti per ricongiungersi su un pianerottolo comune, da cui si accede alla grande sala. L'insieme è interamente voltato, coperto da cupole e volte a crociera ritmate che conferiscono all'ascesa una solennità del tutto teatrale. Questa formula dello scalone coperto a doppia rivoluzione, che monumentalizza il semplice passaggio da un piano all'altro, farà scuola: Codussi ne darà una variante alla Scuola Grande di San Marco, e il tipo diventerà un motivo ricorrente dell'architettura civile veneziana. Immersa in una luce soffusa, scandita da lesene e modanature di grande nettezza, questa salita è concepita come un rito di passaggio: il confratello, o il visitatore ammesso, si eleva progressivamente dal mondo profano verso lo spazio sacro dell'adunanza, sotto le volte che amplificano ogni passo.
Va notato che la sala capitolare servita da questo scalone fu profondamente rimaneggiata nel Settecento in spirito barocco, con soffitti, stucchi e decori che appartengono a tutt'altra epoca e che qui si lasceranno da parte: l'interesse rinascimentale del sito risiede nel septo di Lombardo e nello scalone di Codussi, due interventi del tardo Quattrocento che incorniciano, all'ingresso e poi nella salita, l'esperienza del visitatore.
Il ciclo della Vera Croce, oggi all'Accademia
Nessuna evocazione di questa scuola sarebbe completa senza menzionare il grande ciclo dipinto dei Miracoli della Vera Croce, eseguito verso il1496-1501 per ornare la sala dell'albergo o la sala capitolare, e destinato a celebrare i prodigi compiuti dalla celebre reliquia. Questo ciclo si annovera tra i più ammirevoli insiemi della pittura narrativa veneziana a cavallo del Cinquecento, riunendo alcuni dei migliori maestri dell'epoca. Vi si trova in particolare il Miracolo della reliquia al ponte di San Lorenzo di Gentile Bellini, dove si vede il reliquiario caduto nel canale essere miracolosamente sostenuto dalle acque, in una scenografia veneziana di affascinante precisione documentaria; la Guarigione di un ossesso (o Miracolo della reliquia della Vera Croce al ponte di Rialto) di Vittore Carpaccio, notevole veduta del vecchio ponte di Rialto ancora in legno e della vita brulicante del Canal Grande; nonché tele di Giovanni Mansueti e di Lazzaro Bastiani, che completavano la serie con la stessa cura per il ritratto collettivo e la testimonianza topografica.
Questi dipinti, spesso definiti «ritratti di Venezia» tanto quanto scene pie, valgono infatti tanto per il loro fervore religioso quanto per il loro straordinario valore di documento sulla città, i suoi costumi, le sue architetture e le sue folle. Occorre però segnalarlo chiaramente al visitatore: questo ciclo non è più in situ. In seguito agli sconvolgimenti conseguenti alla caduta della Repubblica e alla soppressione delle confraternite sotto il regime napoleonico, e poi alle ridistribuzioni del patrimonio artistico che ne seguirono, le tele furono trasferite alle Gallerie dell'Accademia, dove sono oggi conservate ed esposte. Chi desidera ammirare l'insieme della Vera Croce dovrà dunque recarsi all'Accademia; il sito di San Giovanni Evangelista conserva, dal canto suo, la sua architettura — ed è proprio per questa architettura, il marmo di Lombardo e le volte di Codussi, che merita la deviazione.
La confraternita, del resto, esiste tuttora e occupa i luoghi, che accolgono oggi concerti, congressi e manifestazioni culturali. Questa vocazione contemporanea spiega perché l'accesso dipenda in larga misura dal calendario degli eventi e delle locazioni, non essendo l'insieme aperto in permanenza come un museo ordinario.
Cosa vedere assolutamente
- Il septo marmoreo di Pietro Lombardo (1478-1481) che chiude la corte d'ingresso: portale-schermo di marmo, vertice della scultura decorativa lombardesca.
- L'aquila di san Giovanni Evangelista che corona il septo, emblema della confraternita a vegliare sulla soglia.
- Lo scalone d'onore di Mauro Codussi (dal 1498): doppia rampa voltata e coperta da cupole, una delle più belle scale rinascimentali di Venezia.
- La corte d'ingresso nel suo insieme, sequenza architettonica unica in cui dialogano il marmo di Lombardo e lo spazio scenografico che conduce allo scalone.
- Per prolungare la visita: il ciclo dei Miracoli della Vera Croce(Gentile Bellini, Carpaccio, Mansueti, Bastiani), oggi conservato alleGallerie dell'Accademia.
Informazioni pratiche
La Scuola Grande di San Giovanni Evangelista si trova nel sestiere di San Polo, a pochi minuti a piedi dalla basilica dei Frari (Santa Maria Gloriosa dei Frari), in fondo a un campochiuso a cui si accede attraverso il celebreseptodi marmo. Le fermate delvaporetto più comode servono la zona di San Tomà, da cui si raggiunge agevolmente il sito a piedi per le calli.
Attenzione: il luogo non è un museo a orario regolare. Ospita tuttora una confraternita attiva e fa da cornice a concerti, congressi e ricevimenti; l'accesso al pubblico dipende quindi dal calendario degli eventi e delle locazioni. Si raccomanda vivamente di verificare le condizioni di apertura e di visita prima di recarvisi. (Orari e tariffe non precisati qui: da confermare presso l'istituzione.)
Quiz
- Chi ha realizzato il septo di marmo (portale-schermo) che chiude la corte della Scuola, verso il 1478-1481?
- Jacopo Sansovino
- Pietro Lombardo
- Baldassare Longhena
- A quale architetto si deve il grande scalone d'onore a doppia rampa voltata, iniziato nel 1498?
- Mauro Codussi
- Andrea Palladio
- Michele Sanmicheli
- Dove si può oggi ammirare il ciclo dei Miracoli della Vera Croce (Gentile Bellini, Carpaccio…)?
- È rimasto in situ nella sala capitolare
- Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia
- A Palazzo Ducale

