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Rinascimento italiano

Basilica di San Marco

Venise

Basilica di San Marco

Un santuario bizantino riletto dal Rinascimento

Occorre anzitutto dire ciò che San Marco non è: non è un edificio rinascimentale. La basilica, antica cappella palatina dei dogi addossata al palazzo ducale, appartiene di pieno diritto al mondo bizantino. Il suo stato attuale risale per l'essenziale all'XI secolo, con una pianta a croce greca a cinque cupole ispirata ai grandi modelli costantinopolitani, una struttura di piloni massicci, un rivestimento di marmi e soprattutto quelle vaste superfici di mosaici a fondo d'oro che fanno dell'interno un cielo dorato ininterrotto. La Pala d'Oro, i quattro cavalli di bronzo antichi della facciata, le cupole e il loro programma medievale appartengono a questa storia lunga e non rientrano nel discorso che segue: costituiscono la matrice bizantina sulla quale, più tardi, il Rinascimento veneziano è venuto a innestarsi per singoli tocchi.

È infatti il tratto notevole di San Marco: questo monumento medievale non ha mai smesso di essere mantenuto, riparato, integrato. La città ne fece il proprio santuario di Stato, simbolo della Serenissima, e vegliò su di esso attraverso i secoli per mezzo di un ufficio specializzato, la Procuratia di San Marco, che impiegava architetti-conservatori titolari chiamati proti. È attraverso questo canale che il Rinascimento entra nella basilica — non per ricostruirla, ma per restaurare, sostituire e arricchire. La scheda che qui si propone legge dunque uno STRATO, una coltre sottile ma prestigiosa depositata nel XV e nel XVI secolo su un corpo assai più antico.

Il primo di questi interventi riguarda i mosaici alti. I mosaici medievali, esposti all'umidità della laguna, ai movimenti dell'edificio e all'invecchiamento del vetro, si degradavano. Piuttosto che lasciare estendersi le lacune, i Procuratori fecero rifare alcune superfici danneggiate affidando i modelli — i cartoni, disegni in scala — a grandi pittori del loro tempo. I mosaicisti, riuniti in bottega permanente, traducevano allora nella materia di vetro e d'oro ciò che la pittura rinascimentale aveva concepito. Si attribuiscono tradizionalmente cartoni a maestri veneziani maggiori come Tiziano, il Tintoretto e Veronese, e si evocano, per campagne più antiche del XV secolo, nomi di artisti fiorentini di passaggio come Paolo Uccello e Andrea del Castagno. Qui conviene una grande prudenza: il dettaglio delle attribuzioni, l'identificazione precisa dei pannelli interessati e la loro datazione esatta restano questioni di erudizione delicate, dove l'apporto del cartone, la parte del mosaicista e i restauri posteriori si sovrappongono. Ritenzione fatta del principio, che è certo — un mosaico medievale in parte rifatto su modelli rinascimentali — lasciando al condizionale il dettaglio delle mani.

La mano del Sansovino e la sacrestia

Il secondo strato è il più tangibile per il visitatore che sa dove guardare: porta un nome, Jacopo Sansovino. Scultore e architetto formatosi a Roma, giunto a Venezia dopo il sacco del 1527, il Sansovino divenne proto di San Marco, ossia l'architetto-conservatore capo della basilica, carica che ricoprì a lungo e che fece di lui l'uomo per il quale passarono, alla metà del XVI secolo, i grandi lavori della piazza e del santuario. È a questo titolo che egli plasmò, tra l'altro, la porta bronzea della sacrestia.

Questa porta, che si colloca alla metà del XVI secolo, è un pezzo di bravura della scultura in bronzo. Il Sansovino vi dispiegò dei bassorilievi — scene religiose incorniciate da figure e teste a tutto tondo — in un linguaggio pieno, plastico, erede del suo soggiorno romano e nutrito dell'esempio antico. La tradizione vuole che egli abbia inserito tra le teste che bordano i pannelli il proprio presunto autoritratto, e forse anche quelli di artisti della sua cerchia: dettaglio gustoso, da prendere tuttavia con la riserva d'uso, poiché l'identificazione dei ritratti riposa su una lettura non assicurata. Questa porta non è un semplice manufatto utilitario che dà sulla sacrestia: segna l'ingresso del vocabolario del pieno Rinascimento in un edificio bizantino, e testimonia il posto che un artista poteva occupare, a Venezia, come custode e arricchitore del santuario dello Stato.

Il ruolo di proto merita che ci si soffermi, poiché illumina l'intero strato rinascimentale di San Marco. Questi uomini non erano costruttori che partivano da un terreno vergine, ma conservatori inventivi: consolidavano, sostituivano all'identico o modernizzavano, arbitravano tra il rispetto del vecchio santuario venerato e il gusto nuovo. Il Sansovino incarna questo compromesso. Attorno alla basilica ridisegnò la piazza; all'interno e nelle sue annesse intervenne da scultore. Il Rinascimento di San Marco è così, in buona parte, un Rinascimento di manutenzione e di ornamento, dove il gesto più visibile resta quello del bronzo fuso.

La cappella Zen, mausoleo di bronzo

Il terzo strato è una cappella: la Cappella Zen, ricavata in un angolo del nartece, dal lato della facciata rivolta verso il molo. Fu commissionata per servire da mausoleo al cardinale Giovanni Battista Zen, prelato veneziano il cui lascito alla Repubblica permise di erigere, all'inizio del XVI secolo, un insieme funerario di grande lusso. Se ne colloca generalmente la realizzazione nei primi due decenni del XVI secolo, intorno agli anni 1504-1521, il che la pone alla cerniera tra il Quattrocento al tramonto e il pieno Rinascimento.

Ciò che colpisce nella cappella Zen è l'onnipresenza del bronzo. La tomba del cardinale, l'altare e la sua statuaria, le figure e gli ornamenti formano un décor cupo e sontuoso, dove il metallo sostituisce il marmo atteso. Si riconducono questi bronzi alla bottega dei Lombardo, la grande dinastia di scultori che domina la Venezia di quel momento, e in particolare ad Antonio Lombardo, nonché al fonditore Paolo Savin, cui si attribuisce l'esecuzione di alcuni pezzi. Anche qui la ripartizione esatta delle mani tra l'ideatore dei modelli e il fonditore che li colò resta discussa, e le attribuzioni vanno avanzate con prudenza. L'insieme offre nondimeno uno dei più bei esempi veneziani della statuaria di bronzo dell'inizio del XVI secolo, in uno spazio ristretto che ne concentra l'effetto.

Questi tre strati — mosaici da cartoni, porta della sacrestia, cappella Zen — non trasformano San Marco in un monumento rinascimentale. Vi si depositano come incrostazioni preziose, leggibili soltanto a chi distingue, sotto il manto d'oro bizantino, la firma più tardiva del bronzo e del disegno dotto. È questa lettura, e solo essa, che la presente scheda propone.

Cosa vedere assolutamente

  • La porta bronzea della sacrestia di Jacopo Sansovino, con i suoi bassorilievi e il presunto autoritratto del maestro tra le teste che bordano i pannelli (metà del XVI secolo).
  • La cappella Zen (Cappella Zen), mausoleo del cardinale Giovanni Battista Zen: tomba, altare e statuaria di bronzo riconducibili alla bottega dei Lombardo e al fonditore Paolo Savin (inizio del XVI secolo).
  • I mosaici alti rifatti su cartoni rinascimentali, dove si identificano tradizionalmente modelli dovuti a grandi pittori veneziani (Tiziano, il Tintoretto, Veronese) — da guardare distinguendo, con prudenza, lo strato rifatto dal mosaico medievale.
  • L'impronta del lavoro dei proti rinascimentali della basilica, il Sansovino in primo luogo: leggere la basilica come un santuario bizantino mantenuto e arricchito dagli artisti del XVI secolo.
  • Il contrasto stesso: il cielo d'oro medievale delle cupole che fa da scrigno a questi innesti di bronzo e di disegno dotto.

Informazioni pratiche

La basilica si erge in fondo alla piazza San Marco (Piazza San Marco), nel cuore di Venezia, addossata al palazzo Ducale. È richiesto un abbigliamento decoroso per entrare (spalle e ginocchia coperte), come in un luogo di culto in attività. L'accesso alle annesse notevoli per lo strato rinascimentale — sacrestia e cappella Zen — può essere soggetto a condizioni particolari e non è sempre liberamente aperto: informatevi sul posto. Gli orari, gli eventuali costi e le modalità di prenotazione non sono qui indicati: verificateli presso le fonti ufficiali della basilica prima della vostra visita.

Quiz

  1. A quale grande tradizione architettonica appartiene fondamentalmente San Marco, sulla quale il Rinascimento non fa che innestarsi?
  • A. Gotico fiammeggiante
  • B. Bizantina
  • C. Barocco romano
  1. Quale artista, divenuto proto (architetto-conservatore) della basilica, realizzò la porta bronzea della sacrestia?
  • A. Jacopo Sansovino
  • B. Andrea Palladio
  • C. Il Tintoretto
  1. A cosa serviva anzitutto la cappella Zen (Cappella Zen), ricca di bronzi dell'inizio del XVI secolo?
  • A. Da battistero pubblico
  • B. Da mausoleo per il cardinale Giovanni Battista Zen
  • C. Da sala del tesoro dei dogi