Donatello lavorò ai due pulpiti nell'ultimo decennio di vita, dopo il ritorno da Padova (1453), senza terminarli prima di morire nel 1466. Le lastre di bronzo incompiute furono trovate nella sua bottega; i collaboratori Bertoldo di Giovanni e Bartolomeo Bellano le montarono e completarono, e l'insieme fu assemblato in pulpiti ancora più tardi. San Lorenzo era la chiesa dei Medici: Donatello, protetto di Cosimo il Vecchio, vi fu sepolto accanto al suo mecenate. Un importante restauro dei pergami si è svolto dal 2011 al 2017.
Elementi notevoli
Due pulpiti di bronzo si fronteggiano nella navata di San Lorenzo, sorretti da colonne. Le pareti sono coperte di rilievi fitti e tumultuosi: da un lato la Passione (l'Orazione nell'orto, Cristo davanti a Pilato e a Caifa, la Crocifissione, il Compianto, la Sepoltura), dall'altro le scene della Resurrezione. Le figure si accalcano, debordano dalla cornice, gesticolano in uno spazio denso. In alcuni punti il bronzo resta appena sbozzato, non levigato: questo « non-finito » non è un difetto ma la maniera del vecchio Donatello, una scrittura aspra, espressiva, quasi brutale.
Significato
È l'ultimo capolavoro di Donatello, ormai settantenne, tornato a Firenze dopo gli anni padovani. Abbandona l'eleganza misurata del primo Quattrocento per un'espressività cruda, patetica, quasi espressionista ante litteram: il dolore, la folla, il movimento prevalgono sull'equilibrio. I rilievi annunciano una libertà che la scultura ritroverà solo con il Manierismo, se non ben più tardi. Rimasti incompiuti alla sua morte nel 1466, furono completati e montati dagli allievi.
Simbolismo e lettura iconografica
I due pulpiti formano un ciclo: la morte e la vittoria sulla morte, la Passione e la Resurrezione che si rispondono ai due lati della navata, incorniciando il fedele. Il disordine apparente delle composizioni, l'accalcarsi delle figure, dicono l'irruzione del sacro nell'umano, il tumulto del dramma della salvezza. Il non-finito stesso assume un senso: la materia grezza, incompiuta, come un pensiero colto mentre si forma, una spiritualità che rifiuta il levigato e il decorativo.
La parola alla guida
Prendetevi il tempo di girare attorno ai due pulpiti e di confrontarli: da un lato la notte della Passione, dall'altro la luce della Resurrezione. Avvicinatevi ai rilievi e cercate le zone lasciate ruvide, appena emerse dal bronzo: non è un lavoro interrotto per caso, è lo stile dell'ultimo Donatello, che sacrifica la finitezza al fremito. Guardate come i corpi si accalcano, come le architetture si piegano all'emozione più che alla prospettiva. Siete davanti a un vecchio che, oltre i settant'anni, reinventa ancora la propria arte.
Segreti e misteri
- È l'ultima opera di Donatello, lasciata incompiuta alla sua morte nel 1466.
- Il non-finito (bronzo appena sbozzato in alcuni punti) è una scelta di stile, non un caso.
- Le lastre furono completate e montate dagli allievi Bertoldo di Giovanni e Bartolomeo Bellano.
- Donatello è sepolto in San Lorenzo, accanto a Cosimo de' Medici.
- Un lungo restauro dei pulpiti si è concluso nel 2017.
Analisi delle emozioni
Siamo lontani dalla serenità classica: questi rilievi scuotono, opprimono, commuovono. La folla dei corpi, i gesti disperati, l'ombra densa del bronzo creano una tensione quasi dolorosa. Si sente la mano di un vecchio artista che non ha più nulla da dimostrare e va all'essenza dell'emozione, anche a costo di maltrattare la bella forma. C'è qualcosa di sconvolgente: l'urgenza di un uomo al tramonto della vita che mette tutto il suo fuoco nella materia, senza più curarsi di piacere.
Lo sapevi?
Donatello, protetto di Cosimo il Vecchio, avrebbe trascorso gli ultimi anni sotto la protezione dei Medici, che gli assicuravano di che vivere perché potesse lavorare libero. La tradizione vuole che sia stato sepolto, secondo il suo desiderio, vicinissimo alla tomba di Cosimo nella cripta di San Lorenzo, la stessa chiesa in cui si ergono i suoi ultimi pulpiti: lo scultore riposa così a pochi passi dal suo ultimo capolavoro, incompiuto come una frase lasciata in sospeso.

