Contributi e opere
Donatello è il più grande scultore del Quattrocento, l'uomo che a mani nude riaprì il dialogo con l'antico. Là dove il Medioevo scolpiva figure destinate a ornare l'architettura, lui restituisce al corpo il suo peso, il suo respiro, la sua presenza. I profeti che intagliò per il campanile di Firenze non posano: esistono. Il più celebre, soprannominato lo Zuccone per il cranio calvo, fissa il vuoto con un'intensità così cruda da far credere di sorprendere un uomo vero colto in piena riflessione.
Il suo colpo di genio è il David in bronzo eseguito per i Medici: il primo nudo maschile autonomo, scolpito per sé stesso, in piedi, libero da ogni muro, dopo mille anni di silenzio dell'antichità. Un adolescente noncurante, con il cappello del pastore, il piede posato sulla testa di Golia, di una sensualità inquieta su cui si è versato molto inchiostro. Nulla di simile aveva osato mostrarsi da secoli. Donatello non copia gli antichi: ne ritrova la libertà e la spinge altrove.
Inventa anche un modo di scolpire il rilievo che si chiama schiacciato, il rilievo appena sbalzato. Su uno spessore di pochi millimetri fa nascere prospettive, lontananze, atmosfere: la profondità diventa questione di luce radente non meno che di materia. È un pittore che lavora il marmo con lo scalpello, un ingegnere dell'illusione.
Poi viene Padova, e il Gattamelata: la statua equestre in bronzo del condottiero Erasmo da Narni, prima grande statua equestre del Rinascimento, che fa risorgere un genere rimasto appannaggio degli imperatori romani. Un uomo, un cavallo, colati nel bronzo a scala eroica, piantati su una piazza: Donatello afferma che un capitano moderno può aspirare alla gloria dei Cesari. L'audacia non è soltanto tecnica: è nell'idea stessa.
Aneddoto memorabile
Cosimo de' Medici, suo protettore, lo conosceva intero e incurante del denaro. Si racconta che, in pena nel vederlo andare vestito come un artigiano, Cosimo un giorno gli regalò un mantello rosso e una cappa di bella stoffa. Donatello li indossò una volta o due, poi li mise da parte: li trovava troppo preziosi per sé, ingombranti, poco adatti alle sue mani. Preferiva la sua bisaccia da bottega e il suo scalpello. La tradizione aggiunge che Cosimo gli assicurò una piccola rendita per metterlo al riparo dal bisogno, tanto quell'uomo, tutto assorto nella sua arte, si curava poco del domani.
Influenze ricevute
Anzitutto l'antichità romana, che studia dal vero: si dice partito per Roma con Brunelleschi a frugare tra le rovine e misurare i resti. L'amicizia e insieme la rivalità con Brunelleschi, l'architetto della cupola di Firenze, contano molto: due temperamenti che si affilano a vicenda. Si forma anche nel solco di Lorenzo Ghiberti, di cui fu aiuto alle porte del battistero, prima di allontanarsene con un naturalismo assai più aspro.
Influenze esercitate
Tutta la scultura italiana discende da lui. La sua intensità e la sua scienza del rilievo nutrono generazioni di scultori fiorentini. E la sua lezione trabocca oltre la scultura: Michelangelo, un secolo più tardi, eredita quel modo di fare del corpo umano il luogo di ogni dramma, e il David di marmo dialoga da lontano con quello di bronzo. La statua equestre di Padova apre la strada a tutte le grandi cavalcate bronzee del Rinascimento.
Importanza storica
Se si dovesse nominare l'uomo che, scalpello alla mano, fece passare la scultura dal Medioevo al Rinascimento, sarebbe lui. Donatello non si limitò a ritrovare l'antico: lo superò con una nuova verità psicologica, capace tanto della grazia del David quanto della brutalità di una Maddalena scolpita penitente, scarnita, devastata, sconvolgente, di un realismo così crudo da disorientare i contemporanei. Quella libertà sovrana, indifferente agli agi e agli onori, fa di lui uno dei veri audaci del secolo.

