Il Tempietto fu edificato da Matteo Civitali verso il 1482-1484 per custodire il Volto Santo nella cattedrale di San Martino. Il crocifisso venerato è un'immagine antichissima, in legno dipinto, tradizionalmente datata all'alto Medioevo (VIII-IX secolo) secondo gli studi, oggetto di un culto immemorabile e di un grande pellegrinaggio. Civitali scolpì anche la statua di san Sebastiano per una delle nicchie esterne. Il Tempietto è stato oggetto di importanti restauri recenti.
Elementi notevoli
Un piccolo edificio ottagonale di marmo, autonomo, eretto nella navata sinistra: un « tempio nella chiesa ». Paraste, cornici e cupola si ispirano all'architettura fiorentina chiara (Michelozzo, Brunelleschi). La copertura è in maiolica. In una nicchia esterna, una statua di san Sebastiano, anch'essa di Civitali. All'interno è venerato il Volto Santo, grande crocifisso di legno dipinto, immagine santa di Lucca. Il marmo bianco, la misura delle proporzioni, la finezza ornamentale compongono una teca monumentale di serena eleganza.
Significato
Il Tempietto è lo scrigno scolpito di una delle immagini più venerate d'Italia, il Volto Santo, e il manifesto del Rinascimento a Lucca. Matteo Civitali, artista maggiore del Quattrocento lucchese, vi trasferisce il linguaggio architettonico fiorentino — chiarezza, proporzione, ordine antico — al servizio della pietà locale. Non è solo una scultura ma un'architettura-reliquiario, pensata per custodire, proteggere ed esaltare il crocifisso miracoloso, cuore del pellegrinaggio lucchese. L'opera afferma l'ambizione di una città alla pari dei grandi centri artistici.
Simbolismo e lettura iconografica
La pianta ottagonale rinvia all'otto, cifra della resurrezione e della vita nuova, tradizionale per gli edifici sacri (battisteri, martyria): si addice a una teca. Il marmo bianco e la luce dicono la purezza e la dignità dell'immagine protetta. L'architettura all'antica iscrive il culto locale in un ordine ideale, universale. San Sebastiano, spesso invocato contro la peste, veglia all'esterno. Il contrasto fra lo scrigno luminoso, moderno, e il crocifisso scuro, antichissimo, sottolinea l'antichità sacra del Volto Santo, gioiello incastonato in un presente glorioso.
La parola alla guida
Girate intorno al Tempietto prima di guardarvi dentro: è un edificio completo, un tempio in miniatura posto nella cattedrale. Osservate la chiarezza delle linee, la sobrietà delle paraste, l'equilibrio delle proporzioni — tutto lo spirito del primo Rinascimento. Cercate, in una nicchia esterna, il san Sebastiano di Civitali. Poi guardate all'interno il Volto Santo: questo crocifisso di legno dipinto, ben più antico del suo scrigno, è oggetto di una devozione secolare. L'arte di Civitali è qui tutta al servizio di quell'immagine santa.
Segreti e misteri
- Il Tempietto è un edificio ottagonale autonomo, un tempio all'interno stesso della cattedrale.
- Custodisce il Volto Santo, crocifisso di legno dipinto, tradizionalmente datato all'VIII-IX secolo.
- Civitali scolpì anche il san Sebastiano di una nicchia esterna.
- L'architettura si ispira a Michelozzo e Brunelleschi — Firenze trasferita a Lucca.
- Copertura in maiolica; l'insieme è stato di recente restaurato.
Analisi delle emozioni
Si prova dapprima la serenità della forma: questo piccolo tempio di marmo respira ordine, misura, una chiarezza che placa. Poi viene il contrasto, saliente, con l'immagine che custodisce — il Volto Santo, crocifisso scuro, antico, carico di secoli di preghiere. Da questo incontro tra lo scrigno luminoso e il legno venerabile nasce un'emozione doppia: l'ammirazione per la bellezza dell'architettura, e il raccoglimento davanti a una pietà immemorabile. Si sente che qui l'arte non ostenta: protegge, onora, si cancella davanti al sacro che racchiude.
Lo sapevi?
Secondo la leggenda lucchese, il Volto Santo sarebbe stato scolpito da Nicodemo, testimone della Passione, e giunto miracolosamente a Lucca per mare, senza mano d'uomo a guidarlo — racconto di pietà che fece del crocifisso una delle immagini più venerate dell'Europa medievale. È questa reliquia leggendaria che Civitali, secoli dopo, scelse di custodire in un tempio di marmo all'antica: il Rinascimento che offre il suo scrigno più bello a una devozione venuta dal fondo dei tempi.

