Pietro da Noceto, segretario di papa Niccolò V, morì nel 1467; la sua cappella (San Regolo) fu acquisita poco dopo dal patronato familiare. Matteo Civitali (1436-1501), figura maggiore dell'arte lucchese del Quattrocento, terminò il monumento nel 1472. Collocato dapprima su una parete della cappella di San Regolo, fu spostato all'inizio del Cinquecento, durante il riassetto del transetto sud, alla sua sede attuale. Un restauro (2004) ha portato alla luce tracce di doratura su numerosi dettagli.
Elementi notevoli
Un monumento funebre parietale di marmo, all'antica: su un sarcofago, il giacente di Pietro da Noceto riposa, le mani giunte, il volto placato, sotto un'architettura incorniciata da paraste e sormontata da una lunetta. Putti, ghirlande, grifoni e girali ornano l'insieme di un vocabolario tutto classico. Un restauro ha rivelato tracce di doratura su molti dettagli — aureole, nastri, capelli, raggi, stelle. La composizione, misurata e nobile, trasferisce a Lucca il modello fiorentino del sepolcro umanistico.
Significato
È la prima opera nota di Matteo Civitali nella cattedrale, e l'atto fondativo della scultura rinascimentale a Lucca. Civitali vi medita il modello fiorentino del sepolcro umanistico — in particolare la tomba del Cardinale del Portogallo di Antonio Rossellino (San Miniato al Monte) — e lo adatta con eleganza personale. Il monumento celebra un uomo di lettere e di potere, Pietro da Noceto, segretario di papa Niccolò V: incarna l'ideale umanistico del servitore letterato, onorato da un'arte dotta, nutrita di riferimenti antichi.
Simbolismo e lettura iconografica
Il giacente dalle mani giunte esprime la preghiera e la speranza della resurrezione. L'architettura di cornice, all'antica, eleva il defunto in un ordine ideale, fuori dal tempo. Le ghirlande di frutti e foglie dicono la vita che perdura e l'abbondanza; i grifoni, creature guardiane prese dall'Antichità, vegliano sul sepolcro. Le dorature rivelate — aureole, stelle, raggi — aggiungevano una dimensione celeste, gloriosa. L'insieme dice che la morte di un uomo letterato e pio si apre sulla gloria, nel linguaggio ritrovato degli Antichi.
La parola alla guida
Prendete prima la misura dell'insieme: è un'architettura di marmo oltre che un'effigie. Salite dal sarcofago al giacente, poi alla lunetta: ogni registro ha il suo ornamento. Avvicinatevi a leggere i dettagli all'antica — putti, ghirlande, e soprattutto i grifoni, cari a Civitali. Guardate il volto del defunto: né patetismo né rigidità, una dignità serena. Immaginate infine le dorature originarie, rivelate dal restauro: aureole, raggi, stelle, che facevano scintillare il marmo. È il primo grande capolavoro rinascimentale della cattedrale.
Segreti e misteri
- Prima opera nota di Matteo Civitali nella cattedrale di Lucca.
- Pietro da Noceto fu segretario di papa Niccolò V.
- Il modello è la tomba del Cardinale del Portogallo di Rossellino (San Miniato al Monte, Firenze).
- Un restauro (2004) ha rivelato tracce di doratura su numerosi dettagli.
- Collocato dapprima nella cappella di San Regolo, fu spostato nel Cinquecento.
Analisi delle emozioni
Il monumento commuove per la sua dignità tranquilla. Nulla di funebre in senso cupo: una chiarezza del marmo, un'armonia dell'architettura, un volto placato dicono la morte come un passaggio sereno. Si percepisce l'ideale umanistico — l'uomo letterato onorato non dalla paura ma dalla bellezza e dall'ordine. Pensando alle dorature originarie, si immagina il monumento scintillante di luce, quasi lieto nella sua gravità. Dall'insieme emana una nobiltà misurata, quella di un Rinascimento che addomestica la morte adornandola con gli splendori ritrovati dell'Antichità.
Lo sapevi?
Quando si restaurò il monumento nel 2004, una sorpresa attendeva gli studiosi: sotto il candore del marmo affioravano tracce di doratura — sulle aureole, i nastri, i capelli, i raggi, le stelle, fino ai motivi ornamentali. Il sepolcro che ammiriamo nella sua purezza di pietra era dunque, in origine, ravvivato d'oro, scintillante di dettagli preziosi. La sobrietà che scambiamo per una scelta è talvolta solo la cancellazione del tempo: Civitali aveva pensato un monumento assai più luminoso di quello che ci è giunto.

