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Scultura del Rinascimento

Pietà Bandini (Deposizione)

Firenze

Pietà Bandini (Deposizione)

Michelangelo lavorò questo blocco a Roma, senza committenza, per ornare la propria tomba. Verso il 1555, dopo alcuni anni, si scagliò contro l'opera e la ruppe in parte — gesto riferito dalle fonti e confermato dalle fratture. Le ragioni addotte si sommano: un difetto del marmo, la durezza della pietra, la pressione di un servitore perché finisse, forse un'inquietudine sulla composizione. Un giovane scultore, Tiberio Calcagni, riattaccò i pezzi e terminò la Maddalena; la gamba sinistra del Cristo non fu mai ritrovata. L'opera passò al collezionista Francesco Bandini, rimase a Roma fino al 1671, poi Cosimo III la fece venire a Firenze.

Elementi notevoli

Un gruppo marmoreo di oltre due metri e mezzo, a quattro figure intrecciate. Il Cristo morto si accascia al centro, il corpo piegato in una lunga diagonale, con una gamba mancante. Tre personaggi lo trattengono: la Vergine e Maria Maddalena ai lati e, a dominare l'insieme, un vecchio incappucciato, Nicodemo (o Giuseppe d'Arimatea). L'opera è rimasta incompiuta: alcune parti conservano il grano grezzo dello scalpello, mentre la figura della Maddalena, più levigata, fu terminata da un'altra mano. Rotture e riprese sono visibili a chi guarda da vicino. Altezza ≈ 277 cm

Significato

È l'opera di un uomo di oltre settant'anni che scolpisce di fronte alla propria morte. Michelangelo non cerca più la perfezione anatomica del David o della Pietà romana: cerca il dolore nudo, il peso di un corpo morto che non si può più trattenere. La composizione, verticale e instabile, dice il crollo. Dando a Nicodemo il proprio volto, l'artista si include nella scena del lutto: si raffigura mentre sorregge il Cristo, ponendosi egli stesso sotto la Croce. L'incompiutezza, qui, non è un difetto ma quasi un senso: la confessione di una ricerca spirituale che la mano non riesce più a chiudere.

Simbolismo e lettura iconografica

Nicodemo, notabile venuto di notte a interrogare il Cristo e poi presente alla sua deposizione, era figura cara ai « nicodemiti », cristiani che vivevano la fede in segreto; alcuni vi hanno letto un'eco dei tormenti spirituali di Michelangelo. Il corpo del Cristo, piegato in spirale discendente, incarna l'abbandono totale della morte. La composizione piramidale, ma fragile e alta, oppone la stabilità del gruppo che sorregge alla caduta di chi è sorretto. La stessa incompiutezza diventa simbolo: l'uomo che non può compiere la propria salvezza con le sole forze.

La parola alla guida

Alzate prima lo sguardo: il volto incappucciato di Nicodemo quasi vi guarda — la tradizione vi vede l'autoritratto di Michelangelo anziano, tenete questa chiave per la fine. Seguite poi la caduta del corpo del Cristo: quella lunga diagonale piegata è tutto il soggetto, il peso irrimediabile della morte. Cercate la gamba sinistra mancante: non c'è, e non è mai stata ritrovata. Confrontate infine le superfici: la Maddalena, levigata e « finita » da Calcagni, stona con il resto, lasciato allo stato grezzo da Michelangelo. Questo contrasto racconta, meglio di un testo, il dramma dell'opera.

Segreti e misteri

  • Michelangelo la ruppe egli stesso verso il 1555, in un impeto d'ira o di disperazione: le fratture ne portano la traccia.
  • Il volto incappucciato di Nicodemo sarebbe un autoritratto dello scultore anziano.
  • La gamba sinistra del Cristo manca e non è mai stata ritrovata.
  • La figura di Maria Maddalena fu terminata da Tiberio Calcagni, il cui fine più levigato stona con il resto; gli si rimproverò di averne smorzato il volto.
  • Michelangelo la destinava alla propria tomba.
  • Restaurata di recente (verso il 2019-2021) su iniziativa dei Friends of Florence.

Analisi delle emozioni

Si è colpiti dalla gravità e da una strana verticalità: non è una scena pacificata ma un crollo trattenuto. Il corpo del Cristo pare scivolare, e si avverte quasi fisicamente lo sforzo dei vivi per trattenerlo. Il volto di Nicodemo, chino, esprime una compassione stanca, quella di un vecchio che ha molto visto. Sapere che Michelangelo vi si è raffigurato, e poi ha spezzato il proprio lavoro, aggiunge una vertigine: si guarda un capolavoro ferito dalla mano che lo ha fatto. Ne emana un'emozione rara, fatta di lutto, umiltà e incompiutezza assunta.

Lo sapevi?

Secondo i racconti antichi, Michelangelo, anziano e scontento, si sarebbe accanito una notte sulla Pietà, spezzando il braccio e una gamba del Cristo, forse volendo distruggerla. Il suo servitore Antonio, si dice, ottenne i pezzi e li fece passare a Francesco Bandini, che incaricò Tiberio Calcagni di ricomporre l'insieme. Si narra che Michelangelo, insoddisfatto del marmo troppo duro e venato, avrebbe preferito annientare l'opera piuttosto che lasciarla imperfetta. Vera o amplificata, la storia dice il rapporto tormentato del vecchio maestro con la sua ultima grande scultura.