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Scultura del Rinascimento

Mosè

Roma

Mosè

Il Mosè fu scolpito verso il 1513-1515, nella prima grande fase del sepolcro di Giulio II, morto nel 1513. Il progetto, ridotto senza sosta lungo quarant'anni di contratti e traversie — la « tragedia della tomba » —, sfociò nel 1545 in un modesto monumento parietale in San Pietro in Vincoli, dove il Mosè troneggia nel registro inferiore, tra Rachele e Lia, anch'esse scolpite da Michelangelo nell'ultima fase. Il papa non vi riposa nemmeno: il corpo è rimasto in San Pietro. Il Mosè, previsto in origine per essere visto dal basso e da lontano su un sepolcro a piani, oggi si trova quasi ad altezza d'uomo.

Elementi notevoli

Un patriarca colossale, seduto, oltre due metri di marmo. Una barba torrenziale scende sul petto, trattenuta dalle dita della mano destra; sotto lo stesso braccio, le Tavole della Legge infilate in verticale. Il torso è possente, venato, quasi in sovratensione. La testa è voltata di scatto a sinistra, lo sguardo folgorante, le sopracciglia aggrottate: si avverte un moto trattenuto, come se stesse per alzarsi. Due piccole corna spuntano dalla fronte. La gamba destra àncora la figura al suolo, la sinistra arretra, tallone sollevato — una molla pronta a scattare.

Significato

Michelangelo dà al legislatore d'Israele la statura di un dio-fiume antico. Non è un Mosè sereno ma attraversato da un'ira dominata: secondo una lettura celebre (Freud, 1914) ha appena visto il popolo adorare il Vitello d'oro e si trattiene, in quell'istante, dallo spezzare le Tavole. La scultura concentra in una figura seduta tutta la « terribilità » di Michelangelo — quell'energia sovrumana, quella potenza che trabocca dal marmo. Pensato come un semplice dettaglio di un sepolcro colossale, il Mosè ne è divenuto il cuore e il capolavoro.

Simbolismo e lettura iconografica

Le corna nascono da un celebre fraintendimento: la Vulgata di san Girolamo traduce l'ebraico « qeren » (Esodo 34) con « cornuta » — « cornuto » —, mentre il termine indicava i raggi di luce che emanavano dal volto di Mosè al ritorno dal Sinai. Tutta l'arte medievale, e poi Michelangelo, ha dunque dotato il profeta di corna anziché di un'aureola. Le Tavole della Legge, sotto il braccio, dicono l'Alleanza; la barba-fiume e la muscolatura da titano innalzano il patriarca al rango delle divinità antiche. Rachele e Lia, ai suoi lati, incarnano la vita contemplativa e la vita attiva.

La parola alla guida

Avvicinatevi alla barba: Vasari diceva che pare pettinata col pennello più che col scalpello — seguite le dita della mano destra che vi si perdono, quel gesto che insieme accarezza e trattiene. Guardate poi le corna sulla fronte: non cercate il diavolo, è la luce di Dio, mal tradotta (vedi simbolismo). Mettetevi infine a sinistra, sull'asse dello sguardo: di fronte appare maestoso, ma da questo lato emerge la tensione, la testa che ruota, il corpo che si tende. Notate il tallone sinistro sollevato: tutto il Mosè è un uomo sul punto di balzare, fermato un attimo prima.

Segreti e misteri

  • Le corna nascono da un errore di traduzione della Vulgata: i « raggi » di luce divenuti « corna ».
  • Il Mosè fu solo un frammento di un progetto faraonico di una quarantina di statue, mai realizzato — la « tragedia della tomba ».
  • Giulio II non è sepolto qui: il corpo riposa in San Pietro; il monumento è un cenotafio.
  • Freud gli dedicò un saggio (1914): per lui Mosè domina la propria furia invece di spezzare le Tavole.
  • La tradizione riporta il grido di Michelangelo davanti all'opera: « Perché non parli? ».

Analisi delle emozioni

Ci si sente piccoli davanti a lui. Il Mosè emana un'autorità quasi intimidatoria: quello sguardo di lato dà l'impressione che ci abbia appena colti di sorpresa e stia per parlare. Nulla è pacificato — è una potenza trattenuta, un'ira sull'orlo dell'esplosione, ed è proprio questa imminenza che afferra. Il marmo pare vivo, caldo, percorso dal sangue. Si oscilla tra il timore e l'ammirazione, come davanti a una forza della natura resa umana. Molti restano a lungo immobili, cercando l'angolo da cui il profeta sembra finalmente fissarli dritto negli occhi.

Lo sapevi?

La tradizione, tramandata da Vasari, vuole che Michelangelo, terminato il Mosè, fosse così convinto di avergli dato la vita da colpirlo al ginocchio con il martello gridando: « Perché non parli? ». Si mostra talvolta un graffio sul ginocchio come prova. Vera o leggendaria, la storia dice l'essenziale: questo marmo pare a un soffio dal muoversi e dal parlare, ed è proprio quel brivido che i visitatori cercano ancora.