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Scultura del Rinascimento

Monumento funebre di Paolo III

Città del Vaticano

Monumento funebre di Paolo III

Paolo III Farnese (il papa che aprì il Concilio di Trento e affidò a Michelangelo il Giudizio universale) morì nel 1549. Il monumento, voluto dalla famiglia, fu affidato a Guglielmo della Porta, che vi lavorò oltre vent'anni, terminandolo verso il 1574-1575. Erano previste quattro Virtù; ne restano al sepolcro soltanto due, le altre relegate a Palazzo Farnese. Nel 1593, per ordine di Clemente VIII, il figlio dell'artista, Teodoro della Porta, coprì con un panno di bronzo la nudità della Giustizia, giudicata scandalosa.

Elementi notevoli

In cima al monumento, papa Paolo III siede in bronzo scuro sulla sua cattedra, la mano destra levata a benedire, il capo chino in una gravità pensosa. Sotto di lui, sui piani inclinati del basamento, si distendono figure femminili di marmo bianco, le Virtù: una giovane e levigata, l'altra dal volto più anziano. Colpisce il contrasto delle materie — il bronzo grave e meditativo del pontefice, la carne chiara e lucida delle allegorie. La Giustizia, in particolare, fu dapprima scolpita nuda e poi velata da un panneggio di bronzo dipinto.

Significato

Il monumento chiude la grande stagione dei sepolcri papali rinascimentali e getta un ponte verso il Barocco nascente. Guglielmo della Porta, formatosi nel solco di Michelangelo, trasferisce la lezione delle tombe medicee di San Lorenzo — un defunto dominante, allegorie distese ai suoi piedi — alla scala e alla maestà di San Pietro. Il papa non è mostrato morto ma vivo e regnante, eternato nel gesto di benedizione: l'autorità pontificia vi è affermata con una solennità nuova. Collocato nell'abside, oggi dialoga con la Cattedra del Bernini.

Simbolismo e lettura iconografica

Le Virtù distese dicono le qualità del defunto: la Giustizia e la Prudenza (e, secondo le fonti, l'Abbondanza e la Pace oggi assenti) compongono il ritratto morale di un pontificato. Il papa seduto e benedicente incarna la continuità dell'autorità oltre la morte. La velatura tardiva della Giustizia è a sua volta diventata un simbolo: quello del riflusso dell'audacia rinascimentale davanti al nudo, nel clima di rigore nato da quel Concilio di Trento che pure Paolo III aveva convocato.

La parola alla guida

Alzate anzitutto lo sguardo al papa di bronzo: notate come il capo, lievemente chino, paia assorto nella preghiera più che rivolto a noi. Scendete poi alle Virtù di marmo distese — fermatevi sulla più giovane, la Giustizia: cercate la traccia del panneggio di bronzo aggiunto in seguito, che ricopre una nudità originaria. La tradizione vi riconosce il ritratto della sorella stessa del papa. Notate infine il gioco delle due materie, bronzo e marmo: tutto il programma oppone la gravità del sovrano alla grazia delle allegorie.

Segreti e misteri

  • La Giustizia fu scolpita nuda e poi, nel 1593, velata da un panno di bronzo dipinto di bianco, per ordine di Clemente VIII.
  • La tradizione riconosce nella Giustizia Giulia Farnese, sorella del papa, e nella Prudenza anziana la madre Giovannella Caetani.
  • Erano previste quattro Virtù; due furono trasferite a Palazzo Farnese.
  • Della Porta vi lavorò oltre vent'anni (1549-verso il 1575).
  • Il monumento oggi dialoga con la Cattedra di San Pietro del Bernini, nell'abside.

Analisi delle emozioni

Colpisce il contrasto: la massa grave e scura del papa di bronzo, come ritirato in sé, e la dolcezza luminosa dei corpi di marmo ai suoi piedi. L'insieme respira una solennità pacata, senza patetismo, in cui il potere si fa raccoglimento. Davanti alle Virtù affiora un'emozione più ambigua: la bellezza sensuale di quelle figure, a lungo giudicata troppo libera, dice la tensione di un'epoca divisa tra lo splendore del Rinascimento e il nuovo pudore della Controriforma.

Lo sapevi?

La statua della Giustizia, giovane e nuda, avrebbe tanto attratto gli sguardi che, secondo la tradizione, un giovane se ne sarebbe invaghito al punto di lasciare traccia della propria emozione sul marmo — racconto che corse su più statue celebri di Roma. Vera o riferita, la storia dice il fascino reale esercitato da quella figura, tanto che si finì per coprirla di bronzo nel 1593. La sorella del papa che, si dice, prestò i tratti alla Giustizia accresce l'inquietudine di questa leggenda.