HitsMap

Scultura del Rinascimento

Tomba del cardinale Girolamo Basso della Rovere

Roma

Tomba del cardinale Girolamo Basso della Rovere

Girolamo Basso della Rovere, cardinale e cugino di Giulio II, morì nel 1507; a quell'anno si data l'esecuzione del suo sepolcro da parte di Andrea Sansovino, commissionato dal papa in pendant a quello di Ascanio Sforza. I due monumenti furono compiuti verso il 1507-1509 per il coro rinnovato di Santa Maria del Popolo, attorno all'abside del Bramante. Si è talvolta discusso di un intervento del Bramante sulla cornice architettonica, ma l'invenzione spetta a Sansovino stesso. L'insieme si inseriva nell'apparato totale del coro (Pinturicchio, Marcillat).

Elementi notevoli

Un grande sepolcro parietale in marmo a forma di arco di trionfo, gemello e simmetrico di quello di Ascanio Sforza che gli sta di fronte. Sotto l'arco, il cardinale riposa semisdraiato, la testa appoggiata sulla mano, nell'atteggiamento di un dormiente tranquillo. Colonne o paraste, trabeazione, lunetta e coronamento strutturano l'insieme; Virtù allegoriche occupano le nicchie, e un ornato all'antica — girali, candelabre, conchiglie — corre sulle superfici con estrema finezza. L'esecuzione è ritenuta di una delicatezza persino superiore a quella della tomba vicina.

Significato

Questa tomba, col suo pendant, fissa il modello del grande monumento funerario del Rinascimento romano. La figura del defunto semiaddormentata, qui ancora più abbandonata, umanizza la morte: il prelato pare riposare un istante, non giacere per l'eternità. La fusione dell'arco di trionfo antico e del repertorio cristiano, la misura classica delle proporzioni, la grazia dell'ornato ne fecero un riferimento per un'intera generazione. Sansovino vi impone la « maniera moderna »: monumentale, serena, dotta, sgombra della secchezza gotica.

Simbolismo e lettura iconografica

L'arco di trionfo converte la morte in trionfo spirituale: il cardinale la vince grazie alla speranza cristiana. Il dormiveglia traduce il « dormire nel Cristo » — uno stato transitorio, nell'attesa della Resurrezione, non un annientamento. Le Virtù disposte nelle nicchie enunciano le qualità morali del defunto e le vie della salvezza. L'ornato all'antica affilia il prelato alla grandezza della Roma antica, cristianizzandola. La perfetta simmetria con la tomba vicina dice infine l'unità di una dinastia ecclesiastica, quella dei della Rovere.

La parola alla guida

Confrontatelo punto per punto col suo gemello di fronte: è guardandoli insieme che nasce il senso, due prelati della Rovere vegliati allo specchio. Avvicinatevi al volto del cardinale, appoggiato sulla mano: cercate l'abbandono del sonno, i tratti distesi — Sansovino ha voluto un uomo che dorme, non un morto. Seguite con lo sguardo la linea dei girali e delle candelabre: molti giudicano questo ornato ancora più fine di quello della tomba Sforza. Arretrate infine per cogliere l'arco di trionfo intero: la morte vi è messa in scena come una vittoria tranquilla.

Segreti e misteri

  • Sepolcro gemello di quello di Ascanio Sforza, concepito in pendant simmetrico nello stesso coro.
  • Il cardinale era il cugino di Giulio II; morì nel 1507, due anni dopo Sforza.
  • La figura semiaddormentata, la testa sulla mano, spinge ancora più avanti l'innovazione del giacente vivo.
  • Si è discusso di una parte del Bramante nella cornice architettonica, ma l'invenzione spetta a Sansovino.
  • L'ornato di questa tomba è spesso giudicato il più delicato dei due.

Analisi delle emozioni

La tomba distilla una dolcezza quasi tenera. Questo cardinale addormentato, la guancia contro la mano, disarma: si abbassa istintivamente la voce davanti a questo sonno di marmo. L'emozione non nasce da un pathos, ma da una pace — quella di un uomo che pare essersi solo assopito in mezzo a un coro luminoso. La perfezione dell'ornato aggiunge un piacere quasi sensuale, quello della materia domata. Si lascia l'opera con la rara sensazione di una morte addomesticata, mutata in riposo e in bellezza.

Lo sapevi?

Giuliano della Rovere divenuto Giulio II volle onorare i suoi: commissionò queste due tombe quasi contemporaneamente, l'una per un alleato politico, Ascanio Sforza, l'altra per il proprio cugino, Girolamo Basso della Rovere. Sansovino trattò le due come un dittico di marmo, simmetrico e concorde, tanto che il coro di Santa Maria del Popolo divenne una sorta di galleria familiare e un modello per gli scultori venuti a studiarlo.