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Scultura del Rinascimento

Tomba del cardinale Ascanio Sforza

Roma

Tomba del cardinale Ascanio Sforza

Verso il 1504-1505 Giulio II chiama a Roma lo scultore toscano Andrea Sansovino e gli commissiona due tombe di cardinali per il coro di Santa Maria del Popolo, allora rinnovato attorno alla nuova abside del Bramante. Questa onora Ascanio Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro e grande figura politica, morto nel 1505. I due monumenti furono dichiarati compiuti verso il 1507-1509. Si inserivano in un apparato totale: affreschi del Pinturicchio alla volta, vetrate di Guillaume de Marcillat. L'insieme faceva del coro un manifesto del mecenatismo della casa della Rovere.

Elementi notevoli

Un ampio sepolcro parietale in marmo costruito come un arco di trionfo: alte colonne o paraste che inquadrano una nicchia, trabeazione e coronamento, fregi di girali di finezza da orafo. Al centro, il cardinale non è rigido supino ma semisdraiato, appoggiato al gomito, come assopito. Attorno a lui, in nicchie e pennacchi, figure allegoriche di Virtù e motivi all'antica. Tutto respira l'equilibrio sereno del pieno classicismo romano: simmetria, proporzioni misurate, ornato delicato più che pathos. La pietra è lavorata con una nettezza quasi metallica.

Significato

Con questo monumento e il suo pendant, Andrea Sansovino reinventa il sepolcro parietale del Cinquecento. Abbandona il giacente morto e disteso per una figura semisollevata, viva, che pare soltanto dormire: il defunto non è più un cadavere esposto ma un uomo nell'attesa fiduciosa della Resurrezione. Questa formula, che sposa l'arco di trionfo antico e l'allegoria cristiana, fece scuola: per decenni gli scultori romani copiarono queste due tombe gemelle. Segnano il passaggio dalla sobrietà quattrocentesca alla « maniera moderna » monumentale.

Simbolismo e lettura iconografica

L'arco di trionfo non è un decoro gratuito: trasferisce sulla morte cristiana il linguaggio del trionfo antico — il cardinale « trionfa » sulla morte grazie alla promessa della vita eterna. Il dormiveglia del defunto figura il « dormire nel Signore » della tradizione cristiana: non la fine, ma l'attesa della Resurrezione. Le Virtù (cardinali e/o teologali) proclamano il merito del defunto e le virtù che aprono il Cielo. L'ornato all'antica, infine, iscrive il prelato nella prestigiosa continuità della Roma imperiale e cristiana.

La parola alla guida

Mettetevi tra le due tombe del coro: si rispondono come uno specchio, ed è così che vanno lette, in pendant. Avvicinatevi ai girali che corrono sulle paraste — fogliami, candelabre, grottesche: questa trina di marmo è la firma di Sansovino, di una delicatezza da orafo. Osservate la posa del cardinale: non giace, si appoggia al gomito, palpebre chiuse, come addormentato — cercate la naturalezza di questo dormiveglia, l'innovazione maggiore dell'opera. Individuate infine le Virtù nelle loro nicchie: vegliano attorno al dormiente, promesse di salvezza.

Segreti e misteri

  • Questa tomba e quella di Basso della Rovere formano una coppia gemella, concepita in pendant nello stesso coro.
  • Sansovino vi reinventa il giacente: il morto non è più disteso ma semisdraiato, come addormentato — innovazione che farà scuola.
  • I due monumenti divennero modelli copiati dagli scultori romani per decenni.
  • Si inseriscono in un apparato d'insieme: abside del Bramante, volta del Pinturicchio, vetrate del Marcillat.
  • Il defunto, Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, fu uno dei cardinali più potenti del suo tempo.

Analisi delle emozioni

Non è una tomba che spaventa: pacifica. Davanti a questo cardinale appoggiato al gomito che pare dormire, la morte perde il volto macabro per assumere quello di un riposo sereno. Colpisce l'armonia dell'insieme, quell'eleganza misurata che ispira meno il terrore che la contemplazione. La finezza degli ornamenti trattiene a lungo lo sguardo, come un ricamo di pietra. Se ne esce con un'impressione di calma coltivata, di morte resa civile dalla bellezza — ben lontana dalle tombe irte di scheletri del secolo seguente.

Lo sapevi?

Giulio II fece venire Sansovino dalla Toscana e gli affidò con un solo gesto queste due tombe di cardinali, con l'incarico di concepirle come una coppia. Lo scultore vi dispiegò una tale arte dell'ornato — fogliami, candelabre, figure all'antica — che i suoi due monumenti divennero subito punti di riferimento: si racconta che, per anni, gli scalpellini romani vennero a rilevarli e a copiarli, facendo di questo coro una vera scuola della scultura funeraria moderna.