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Scultura del Rinascimento

Bacco

Firenze

Bacco

Commissionato verso il 1510-1512 da Giovanni Bartolini per ornare il suo giardino, nel quadro del ritorno alle forme dell'Antico promosso dai circoli neoplatonici fiorentini. Un primo pagamento è registrato nel marzo 1510, il saldo nel 1512 Verso il 1519, Benedetto da Rovezzano l'avrebbe innalzato su una base policroma Acquistato poi da Cosimo I, entrò nelle sue collezioni verso il 1550 e ornò i suoi appartamenti in Palazzo Vecchio, accanto a opere di Michelangelo, Bandinelli e Cellini. È al Bargello dal 1879.

Elementi notevoli

Un giovane dio nudo, in piedi, dal corpo morbido e lievemente inarcato, solleva alta con la destra una coppa che contempla, mentre la sinistra regge un grappolo che un piccolo satiro accovacciato ai suoi piedi viene a sgranocchiare. La carne è levigata, tenera, quasi viva; la corona di pampini cinge i capelli ricci. L'atteggiamento è quello dell'ebbrezza felice, ma trattenuta, elegante, senza pesantezza. Lo sguardo segue il gesto, verso la coppa levata: tutto il corpo sale con il braccio. Un esame attento rivela tracce dell'incendio del 1762, che danneggiò l'opera nel corridoio degli Uffizi.

Significato

Sansovino, giovanissimo, osa misurarsi con il Bacco di Michelangelo (1497) e con l'antico. Là dove il Bacco michelangiolesco barcolla, scosso dal vino, quello di Sansovino celebra l'ebbrezza come una grazia ascendente: il corpo non vacilla, si eleva verso la coppa. È un manifesto della Firenze rinascimentale del primo Cinquecento, nutrita di neoplatonismo e della riscoperta delle forme antiche. L'opera ebbe fama immensa: più ammirata e più copiata al suo tempo del Bacco di Michelangelo, servì da modello a pittori e scultori.

Simbolismo e lettura iconografica

Bacco, dio del vino e dell'ebbrezza creatrice, incarna l'abbandono gioioso, la fecondità, l'ispirazione che scioglie. La coppa levata e contemplata dice l'estasi più che l'ebbrezza: un entusiasmo quasi spirituale, come lo intendeva il neoplatonismo fiorentino, per cui l'ebbrezza divina eleva l'anima. Il grappolo e i pampini sono gli attributi tradizionali del dio; il satiro, metà uomo metà bestia, figura la parte animale e istintiva che Bacco scatena. La nudità giovanile iscrive la figura nella schiera degli dèi antichi ritrovati.

La parola alla guida

Seguite la linea del braccio destro levato: trascina tutto il corpo verso l'alto, in un moto ascendente che dona all'ebbrezza una leggerezza inattesa. Scendete poi al piccolo satiro accovacciato contro la gamba: quel compagno malizioso, che ruba un acino d'uva, umanizza la scena e rompe la solennità. Giratele attorno: pensata per un giardino, si offre da più angolazioni. Ricordate infine che nel Cinquecento questo Bacco eclissava quello di Michelangelo: copie, disegni e incisioni si contavano a decine.

Segreti e misteri

  • Opera giovanile, rivaleggia apertamente con il Bacco di Michelangelo: là dove quello vacilla, quello di Sansovino si eleva.
  • Al suo tempo fu più celebre e più copiato del Bacco di Michelangelo.
  • Concepito per un giardino privato (Giovanni Bartolini), non per una chiesa o una piazza.
  • Passato nelle collezioni di Cosimo I, affiancò in Palazzo Vecchio i grandi nomi della scultura fiorentina.
  • Danneggiato dall'incendio del 1762 nel corridoio ovest degli Uffizi, poi restaurato.

Analisi delle emozioni

Colpisce la grazia di un corpo che non pesa: l'ebbrezza, qui, non è caduta ma slancio. Il volto tenero, quasi perso nella contemplazione della coppa, ispira una dolcezza sognante. Il piccolo satiro goloso fa sorridere e rende la scena intima, familiare. A differenza del turbamento inquieto del Bacco di Michelangelo, questo diffonde una gioia serena, una giovinezza spensierata. Vi si avverte la felicità di uno scultore venticinquenne che scopre la propria maestria e celebra, attraverso un dio, la bellezza del corpo vivo.

Lo sapevi?

L'opera rischiò di scomparire: nel 1762 un incendio devastò il corridoio ovest della Galleria degli Uffizi, dove era allora esposta, danneggiandola gravemente. Restaurata, sopravvisse alla catastrofe che distrusse tante altre opere. La sua celebrità fu tale nel Cinque e nel Seicento che copie, riduzioni in bronzo, disegni e stampe si moltiplicarono in tutta Europa — un successo che, a lungo, superò quello del Bacco di Michelangelo stesso.