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Protagonisti del Rinascimento

Sansovino

Sansovino

Contributi e opere

Jacopo Tatti, detto Sansovino dal nome del suo maestro, lo scultore Andrea Sansovino, è il fiorentino che diede a Venezia il suo volto rinascimentale. Formatosi come scultore e poi affinatosi nell'architettura nella Roma dei papi, giunse nella città lagunare portando in mente l'intero vocabolario del grande classicismo romano: colonne, archi, ordini sovrapposti, cornici sapienti. Là dove Venezia coltivava ancora una maniera gotica e bizantina, osò impiantare la grammatica antica, e la impose nel cuore stesso del potere, in piazza San Marco.

Il suo capolavoro è la Libreria Marciana, lunga facciata scandita da arcate e colonne che fronteggia il Palazzo Ducale. L'opera è così compiuta che la tradizione attribuisce a Palladio il celebre giudizio secondo cui nulla di più bello sarebbe stato edificato dagli antichi in poi. Poco distante, ai piedi del Campanile, innalzò la Loggetta, piccolo scrigno di marmo e bronzo in cui scultura e architettura si rispondono; e costruì la Zecca, la moneta della Repubblica, fortezza dal bugnato rustico che esprime la potenza finanziaria di Venezia. In pochi decenni ridisegnò lo scenario della piazza più osservata d'Italia.

Scultore non meno che architetto, Sansovino non dissociò mai le due arti: le sue facciate sono popolate di figure, le sue statue pensate per abitare l'architettura. Si devono a lui le grandi figure di bronzo e di marmo che animano la Loggetta, e lavorò per lunghi anni alla basilica di San Marco, di cui divenne architetto ufficiale, il proto. Investito di questa carica, si fece l'uomo che vegliava sul monumento più sacro della città.

Il suo successo dipese anche dal posto che occupava nella società veneziana. Amico intimo del pittore Tiziano e dello scrittore Pietro Aretino, formò con loro un celebre trio, al centro della vita artistica e mondana della città. Questa vicinanza con le menti più grandi del suo tempo non è un dettaglio: fece di lui non un semplice esecutore, ma una figura d'autorità, un arbitro del gusto nella Venezia dell'alto Rinascimento.

Aneddoto memorabile

Nel 1545, durante la costruzione della Marciana, una volta crollò. Ritenuto responsabile dell'incidente, Sansovino fu imprigionato e duramente biasimato. È l'ombra su una carriera trionfale: l'architetto adulato dovette rispondere di un disastro tecnico. Seppe tuttavia superare la prova, riprendere il cantiere e condurlo a compimento: l'errore di un giorno non cancellò l'opera di una vita.

Influenze ricevute

Allievo di Andrea Sansovino, di cui prese il nome, ereditò dapprima una cultura di scultore fiorentino, nutrita dall'esempio degli antichi. Il soggiorno romano lo mise a contatto diretto con il grande classicismo dell'alto Rinascimento: l'architettura di Bramante e l'ambiente che gravitava attorno a Raffaello. Il Sacco di Roma del 1527 lo scacciò dalla città e lo spinse verso Venezia: è quella Roma antica e moderna, insieme ammirata e perduta, che egli trasportò allora nella laguna.

Influenze esercitate

Sansovino acclimatò a Venezia il linguaggio architettonico di Roma e aprì la via all'intera generazione successiva. Andrea Palladio, che ammirava la Marciana, gli deve parte della sua riflessione sull'ordine monumentale; Vincenzo Scamozzi avrebbe del resto portato a termine la Libreria dopo di lui. Con le sue facciate abitate da statue e la sua alleanza tra scultura e costruzione, fissò a lungo l'immagine di una Venezia classica, la cui impronta si legge ancora oggi in piazza San Marco.

Importanza storica

Jacopo Sansovino è l'uomo che fece entrare Venezia nel Rinascimento monumentale. Importando il classicismo romano e sposandolo alla scultura, ridisegnò il cuore simbolico della Repubblica — Marciana, Loggetta, Zecca — e diede a piazza San Marco il suo volto tuttora riconoscibile. Architetto ufficiale della basilica, amico di Tiziano e dell'Aretino, incarna l'alto Rinascimento veneziano in ciò che ha di più ambizioso. Perfino il crollo del 1545, lungi dallo spezzarlo, sottolinea l'ampiezza dei rischi che affrontava per innalzare Venezia all'altezza dell'antichità.