A pochi passi dal Pantheon, una statua di marmo si erge contro un pilastro del coro: un Cristo giovane, atletico, in origine interamente nudo, che tiene stretti a sé la croce, la canna con la spugna e gli altri strumenti della sua Passione. È uno dei rari Cristi in piedi scolpiti da Michelangelo, e la sua storia, fatta di una prima versione fallita e di una seconda portata a termine da altre mani, ne fa un'opera tanto celebre quanto discussa.
Santa Maria sopra Minerva, l'unica grande chiesa gotica di Roma
L'opera è indissociabile dal luogo che la custodisce. Santa Maria sopra Minerva, retta dai Domenicani, è considerata l'unica grande chiesa in stile gotico del centro di Roma, con le sue volte a crociera blu stellate che contrastano con gli interni barocchi e rinascimentali della città. Costruita, come indica il nome, "sopra" un antico tempio attribuito a Minerva, custodisce un insieme di opere di grande rilievo e tombe illustri. Il Cristo di Michelangelo vi si trova oggi a sinistra dell'altare maggiore, rimasto in situ: non ha mai lasciato la chiesa per cui fu destinato.
La commissione e il soggetto: un Cristo che porta la Croce
La statua nasce da una commissione affidata a Michelangelo da una cerchia di patrizi romani, intorno al 1514-1515, per un Cristo risorto che reggesse gli strumenti della propria Passione. Il soggetto è inconsueto: non è né un crocifisso sofferente né un risorto trionfante in senso tradizionale, ma un Cristo in piedi, vivo, che abbraccia la propria croce come segno di vittoria sulla morte. Michelangelo lo tratta come un uomo ideale, dalla nudità eroica di ascendenza classica, con la croce non tenuta in posizione di supplizio ma stretta con una sorta di tenerezza. Si parla spesso di Cristo redentore o di Cristo che porta la Croce.
La prima versione abbandonata, poi la seconda
Il punto più delicato della storia dell'opera riguarda il suo sdoppiamento. Michelangelo avrebbe iniziato una prima versione del Cristo, ma l'avrebbe abbandonata dopo aver scoperto, a quanto pare, una vena nera nel marmo, che attraversava il volto. Questa prima statua incompiuta sarebbe quella oggi conservata nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano, a nord di Roma, identificata dalla critica moderna. La versione visibile alla Minerva sarebbe dunque la SECONDA, ripresa su un nuovo blocco e completata a Roma tra il 1519 e il 1521. Queste date, l'ordine esatto degli eventi e la lettura dell'episodio della vena nera restano in parte ricostruiti a partire dalla corrispondenza e dalle fonti antiche: vanno quindi considerati con prudenza.
La parte degli aiuti nella rifinitura
La seconda versione sarebbe stata in gran parte sbozzata da Michelangelo a Firenze, poi spedita a Roma per essere installata e completata. È qui che la vicenda si complica: la rifinitura in loco sarebbe stata affidata a un aiuto, Pietro Urbano, il cui lavoro avrebbe scontentato Michelangelo, al punto che un altro scultore, Federico Frizzi, sarebbe intervenuto per rimediare ad alcune parti. La ripartizione esatta di ciò che spetta alla mano stessa di Michelangelo e a quella dei suoi aiuti è oggetto di dibattito, e a questi interventi si attribuiscono spesso le superfici più "levigate" o giudicate meno vibranti rispetto agli altri marmi del maestro. Queste attribuzioni vanno dunque presentate al condizionale.
Il nudo, la sua ricezione, e il drappeggio aggiunto in seguito
Michelangelo aveva concepito il suo Cristo interamente nudo, nello spirito del nudo eroico e idealizzante che è la sua cifra stilistica. Questa nudità, accettata nel Rinascimento in un contesto colto, divenne problematica con l'inasprirsi della sensibilità religiosa post-tridentina: vi si aggiunse, verosimilmente in un secondo momento, un drappeggio (spesso descritto come un perizoma di bronzo dorato) a coprire il basso ventre, così come lo si vede oggi. Anche il piede del Cristo porta un sandalo metallico, aggiunta destinata a proteggere il marmo dai baci e dai contatti dei fedeli. Il momento preciso di queste aggiunte, il loro committente e il materiale esatto restano da verificare e vanno formulati con prudenza.
Cosa vedere assolutamente
- Il volto e l'inclinazione della testa, dove si cerca ancora la mano di Michelangelo sotto i ritocchi di bottega.
- La croce, la canna e la spugna che il Cristo tiene stretti a sé: un'iconografia rovesciata che trasforma gli strumenti del supplizio in attributi di trionfo.
- Il drappeggio metallico e il sandalo metallico, aggiunte successive che raccontano la storia del pudore e della devozione tanto quanto quella dell'opera.
- Intorno, l'interno gotico blu stellato della Minerva, unico a Roma, e gli altri tesori della chiesa.
Informazioni pratiche
- Indirizzo: Basilica di Santa Maria sopra Minerva, Piazza della Minerva, Roma (Lazio), accanto al Pantheon.
- Dove si trova: all'interno della chiesa, a sinistra dell'altare maggiore, contro un pilastro del coro. È un'opera in situ, in un luogo di culto attivo.
- Accesso: ingresso alla chiesa generalmente libero; orari ed eventuali interruzioni per le funzioni religiose variabili. Nel luogo di culto è richiesto un abbigliamento adeguato. Verificare gli orari di apertura prima della visita (soggetti a variazioni).
- Nei dintorni: il Pantheon, Piazza della Rotonda e il celebre elefantino del Bernini che regge un obelisco, sulla piazza antistante la chiesa.
Quiz
- Dove si trova il Cristo della Minerva di Michelangelo?
- Nella basilica di San Pietro
- Nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, a Roma
- Al museo del Louvre
- Perché Michelangelo avrebbe abbandonato una prima versione dell'opera?
- Mancavano i fondi
- Una vena nera nel marmo sfigurava la statua
- Il committente aveva cambiato idea
- Cosa è stato aggiunto alla statua dopo Michelangelo?
- Una seconda croce
- Un basamento di porfido
- Un drappeggio metallico a copertura della nudità e un sandalo metallico

