La statua rientra nel contratto del 19 giugno 1501, con cui Michelangelo si impegnò a provvedere le nicchie dell'altare eretto da Andrea Bregno. Fu scolpita tra il 1501 e il 1504, negli stessi anni del David fiorentino — il che spiega in parte perché Michelangelo, oberato, consegnò solo quattro figure sulla serie prevista, e « con l'aiuto di assistenti ». La parte esatta dell'autografo e della bottega resta discussa dagli storici. Tra i quattro, il san Paolo è generalmente ritenuto il più personale e compiuto.
Elementi notevoli
Una statua di marmo a figura intera, di dimensioni contenute, alloggiata in una nicchia dell'altare: un uomo barbuto, avvolto in un'ampia toga dalle pieghe profonde, il capo lievemente chino, lo sguardo interiorizzato. La figura è raccolta, un poco trattenuta dalla cornice stretta della nicchia, ma già di una densità tutta michelangiolesca: il corpo esiste sotto la stoffa, le mani sono lavorate, la barba scavata in ciocche vive. Il volto, grave e pensoso, trattiene l'attenzione — vi si sono riconosciuti i tratti di Michelangelo stesso. Passa per la più compiuta e autografa delle quattro.
Significato
Questo san Paolo è il più celebre dei quattro santi senesi, perché la tradizione vi vede il primo autoritratto scolpito di Michelangelo. Opera di commissione vincolata, inserita in un decoro non suo, vale come tappa: vi si spia l'annuncio dello stile a venire, quella gravità concentrata, quell'interiorità che culmineranno nel Mosè. È il paradosso del pezzo: minore per formato e circostanze, maggiore per ciò che lascia presentire del genio in formazione.
Simbolismo e lettura iconografica
Paolo, l'apostolo delle genti, il persecutore folgorato sulla via di Damasco divenuto voce del Cristo, è di solito raffigurato barbuto, con la spada del martirio e talvolta il libro delle sue Lettere. La sua presenza su un altare funebre dice la fede militante e la parola che converte. Se il volto è davvero quello di Michelangelo, vi si sovrappone un altro senso: l'artista che si identifica nel grande convertito, o che firma discretamente l'opera con i propri tratti, alla maniera di un pittore inserito nella sua composizione.
La parola alla guida
Cercatelo nelle nicchie basse dell'altare, a destra Non lasciatevi scoraggiare dalle dimensioni: avvicinate il volto. Guardate quel capo barbuto, chino, assorto: molti vi hanno letto un autoritratto del giovane Michelangelo. Osservate poi il panneggio — come la stoffa si scava, si piega, rivela il corpo sotto anziché nasconderlo: è già la sua firma. Confrontate questo santo con le altre figure dell'altare: la sua gravità, la sua densità interiore lo distinguono. State forse guardando il primo volto che l'artista abbia dato al proprio.
Segreti e misteri
- Il san Paolo è ritenuto il primo autoritratto di Michelangelo.
- È il più compiuto e autografo dei quattro santi Piccolomini secondo gran parte degli storici.
- Scolpito negli stessi anni del David: due opere, due formati, una sola mano oberata.
- La parte della bottega nelle quattro figure resta dibattuta.
- Una recente pulitura delle statue ha riacceso l'attenzione dei visitatori su questi marmi a lungo trascurati.
Analisi delle emozioni
Questo piccolo santo commuove per un effetto d'intimità raro: credere di guardare il volto stesso di Michelangelo a ventisei anni. Ne emana una gravità pensosa, una concentrazione quasi malinconica, che contrasta con la sicurezza del David coevo. Vi si sente un artista al lavoro su se stesso quanto sul marmo. La modestia del formato aggiunge emozione: lontano dai colossi, nella penombra di una nicchia, si cela una confessione. È l'emozione della confidenza — un gigante sorpreso agli esordi, che si insinua, discreto, nei panni di un apostolo.
Lo sapevi?
Tra i quattro santi che Michelangelo lasciò a Siena, questo ha nutrito la più tenace delle leggende: si racconta che l'artista, allora nel ventiseiesimo anno, prestò al san Paolo i propri tratti — barba, fronte, sguardo grave. Se l'attribuzione del volto è incerta, la tradizione ne ha fatto il primo autoritratto del maestro, ben prima del celebre volto avvizzito nella pelle di san Bartolomeo, nel Giudizio universale. In una nicchia modesta di un altare che trascurò, Michelangelo avrebbe così lasciato, quasi di nascosto, la prima immagine di se stesso.

