La statua fu commissionata a Ghiberti dall'Arte del Cambio, la corporazione dei cambiavalute, per uno dei pilastri esterni di Orsanmichele, la chiesa-granaio dove ogni Arte fiorentina curava la nicchia del proprio protettore. Voluta più grande del San Giovanni Battista che Ghiberti aveva già fuso per l'Arte di Calimala, ostentava la potenza finanziaria della corporazione. La fusione fu una sfida tecnica: concepita in un solo getto, dapprima fallì — Ghiberti dovette rifare la parte alta Oggi l'originale è conservato al Museo di Orsanmichele e una copia occupa la nicchia esterna.
Elementi notevoli
Un'alta figura di bronzo — quasi 2,70 m — entro la sua nicchia di Orsanmichele: l'evangelista Matteo in piedi, avvolto in un ampio mantello all'antica, le cui pieghe profonde scendono in cascate regolari. Il contrapposto è netto, l'anca portante marcata, il capo lievemente inclinato. Una mano regge il libro del Vangelo, l'altra accenna un gesto trattenuto. Il volto, incorniciato da una barba minutamente cesellata, è di una calma grave. Il bronzo, fuso quasi in un solo getto, gioca di riflessi scuri e dorati secondo la luce. Tutto qui cerca l'ampiezza e la nobiltà più che il movimento.
Significato
Il San Matteo segna il momento in cui il bronzo monumentale entra pienamente nel linguaggio del primo Rinascimento fiorentino. Ghiberti, già celebre per le porte del Battistero, dimostra che si può fondere una statua colossale in un pezzo solo e darle la dignità di una figura antica. La commissione nasce anche da una rivalità di prestigio tra le Arti: ogni corporazione voleva a Orsanmichele il santo patrono più imponente. Lo stile, ancora addolcito da eleganza gotica, annuncia già l'equilibrio classico. L'opera fissa un ideale: la grandezza serena, la presenza fisica della figura sacra.
Simbolismo e lettura iconografica
Matteo, uno dei quattro evangelisti, regge il libro: la sua Parola, il Vangelo a lui attribuito. Ex esattore delle imposte fattosi apostolo, era il patrono ideale dei cambiavalute, quei maneggiatori di denaro che la città guardava con tanto bisogno quanto sospetto: porre il loro santo a Orsanmichele significava santificarne il mestiere. La statura all'antica, il mantello da senatore, innalzano la figura biblica al rango dei grandi uomini della Roma idealizzata. Il gesto misurato, la calma del volto dicono l'autorità pacata della dottrina più che lo slancio del predicatore.
La parola alla guida
Prendetevi il tempo di girare attorno al panneggio: seguite come le pieghe, pesanti e parallele, costruiscono la verticalità della figura e la fanno stare nell'angustia della nicchia. Osservate la mano che regge il libro — l'attributo dell'evangelista — e il modo in cui l'altro braccio apre discretamente lo spazio. Confrontate mentalmente questo Matteo con il San Giovanni dello stesso Ghiberti: qui più rotondità, più sicurezza classica. E ricordate, alzando gli occhi alla nicchia esterna, che state probabilmente guardando una copia: l'originale, più fine nei cesellati, vi attende al museo.
Segreti e misteri
- Statua fusa in bronzo quasi in un solo getto — impresa rara per l'epoca; il primo tentativo sarebbe fallito, costringendo Ghiberti a rifondere la parte superiore.
- Voluta più grande del San Giovanni Battista dello stesso Ghiberti, per orgoglio di corporazione.
- Commissione dell'Arte del Cambio, i cambiavalute: il santo patrono di un mestiere di denaro.
- L'originale è al Museo di Orsanmichele; la nicchia esterna ospita una copia moderna.
- Ghiberti vi lavora in parallelo alla Porta del Paradiso del Battistero: due cantieri di bronzo condotti insieme.
Analisi delle emozioni
Questo Matteo non colpisce per il dramma ma per un'autorità tranquilla. Davanti a lui si avverte qualcosa della fiducia di un'età che riscopriva la misura antica: né esaltazione, né patetismo, ma la certezza di una presenza. Il bronzo, caldo e scuro, dà alla pelle e alle stoffe una gravità vellutata. Si prova la sensazione di stare di fronte a un uomo reale, che pesa con tutto il corpo su una gamba, eppure idealizzato, senza tempo. È l'emozione propria del primo classicismo fiorentino: la bellezza come equilibrio, la fede come serenità.
Lo sapevi?
La fusione di una statua di tale misura era un'avventura. Il metallo fuso doveva riempire lo stampo in un colpo solo, senza rapprendersi troppo presto né far scoppiare la forma; un raffreddamento mal governato poteva rovinare mesi di lavoro. La tradizione vuole che il primo getto di Ghiberti fallisse, obbligandolo a rifondere la parte superiore — e forse a sostenerne il costo. Riuscire comunque un colosso di bronzo quasi monolitico fece la fama tecnica della bottega non meno di quella dell'artista.

