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Protagonisti del Rinascimento

Ghiberti

Ghiberti

Contributi e opere

Di Lorenzo Ghiberti resta impressa un'immagine celebre: quella delle due porte di bronzo del Battistero di Firenze, il piccolo edificio ottagonale che sorge proprio di fronte alla cattedrale. La seconda di queste porte è così bella che Michelangelo l'avrebbe soprannominata la Porta del Paradiso. L'espressione è rimasta. Ma prima di diventare un capolavoro ammirato, quella porta fu anzitutto un immenso cantiere di oreficeria, attorno al quale il giovane Ghiberti costruì l'intera esistenza.

Tutto ebbe inizio con un concorso. Nel 1401 la città di Firenze mise a confronto i migliori artisti per decorare una prima porta del Battistero. Ogni candidato doveva modellare lo stesso soggetto, il Sacrificio di Isacco, entro una formella di bronzo. Ghiberti, poco più che ventenne, ebbe la meglio, superando fra gli altri Filippo Brunelleschi, che più tardi sarebbe diventato l'architetto della celebre cupola. Gli storici indicano spesso in quel concorso del 1401 la data simbolica in cui si apre la Rinascita fiorentina. Vincere una prova simile così giovane significava vedersi affidare di colpo la commissione più prestigiosa della città.

Ciò che colpisce, poi, è la durata. Ghiberti non realizzò una porta, ma due, e vi dedicò quasi cinquant'anni della sua vita. La prima, portata a termine negli anni Venti del Quattrocento, narra episodi del Nuovo Testamento entro cornici a forma di losanga, secondo l'antico schema medievale. La seconda, avviata in seguito, cambia ogni cosa: abbandona quelle cornici in favore di dieci grandi formelle quadrate e dorate, in cui si dispiegano episodi dell'Antico Testamento. È qui che Ghiberti inventa qualcosa di nuovo.

In queste formelle egli fa entrare la profondità. Le figure in primo piano sono modellate quasi a tutto tondo, mentre le architetture e i paesaggi sullo sfondo si appiattiscono progressivamente, come se realmente si allontanassero. Si parla talvolta di rilievo pittorico: Ghiberti dipinge con il bronzo, traduce nel metallo la prospettiva che i pittori stanno scoprendo nello stesso momento. Il risultato è uno spazio che pare scavato in una superficie eppure quasi piana. Questa audacia tecnica ne fa uno dei grandi mediatori tra il mondo gotico e l'arte nuova che si va inventando a Firenze.

Aneddoto memorabile

Negli anni maturi Ghiberti prese la penna e compose i Commentarii, un insieme di testi in cui rievoca l'arte del suo tempo, gli artisti che l'hanno preceduto e il proprio percorso. Vi si trova una delle prime autobiografie d'artista della storia occidentale: per la prima volta uno scultore racconta di persona la propria carriera, le proprie opere e le proprie idee. Il documento è preziosissimo, ma va letto con un sorriso. Ghiberti vi si presenta nella luce migliore, attribuendosi volentieri il ruolo di protagonista e ridimensionando i rivali. Era già un uomo che sapeva raccontare la propria leggenda.

Influenze ricevute

Ghiberti si forma nella tradizione dell'oreficeria fiorentina, mestiere di precisione e di pazienza, ed eredita la raffinatezza del tardo gotico, ancora molto presente nelle sue prime opere. Guarda inoltre, con curiosità nuova, alle vestigia dell'antichità romana, di cui colleziona e studia i frammenti. Da questa duplice fonte, la finezza gotica e l'esempio antico, nasce il suo stile, elegante e sempre più incline al naturale.

Influenze esercitate

La bottega di Ghiberti fu probabilmente la più importante di Firenze del suo tempo, un vero e proprio focolaio della Rinascita. Fu lì che si formarono o lavorarono diversi grandi nomi della generazione successiva, tra cui si citano Donatello, Paolo Uccello e Michelozzo. Attraverso questa bottega non meno che attraverso le sue porte, Ghiberti trasmise un mestiere, il gusto della profondità e un'esigenza di qualità che segnarono a lungo la scultura fiorentina.

Importanza storica

Ghiberti occupa un posto di cerniera nella storia dell'arte. La sua Porta del Paradiso figura tra le opere fondative della Rinascita fiorentina, e la sua vittoria al concorso del 1401 serve spesso da riferimento per datare l'inizio di quella stagione. Ma la sua importanza dipende anche da ciò che egli fu al di là dell'artista: un accorto capobottega, un imprenditore abile e attento ai propri interessi, capace di gestire un immenso cantiere lungo mezzo secolo, di negoziare le proprie commissioni e di curare la propria reputazione. È questa duplice figura, il grande creatore e il maestro che sapeva vendersi, a rendere la sua vicenda così viva. Ci ricorda che la Rinascita non fu soltanto un fiorire di geni, ma anche un mondo di botteghe, di contratti e di ambizioni ben condotte.