Orsanmichele, antico mercato del grano fattosi chiesa, recava sui muri esterni nicchie assegnate alle corporazioni di Firenze, ciascuna tenuta a collocarvi la statua del proprio santo patrono. Nel 1412 l'Arte di Calimala commissiona a Ghiberti un Battista di bronzo; vi lavora fino al 1416, tra fusione e finiture distese su quegli anni. Molti degli originali di Orsanmichele sono da allora stati trasferiti nel museo ricavato al piano superiore dello stesso edificio, sostituiti nelle nicchie da copie; lo statuto esatto di questo bronzo è da verificare in loco.
Elementi notevoli
Un'alta figura di bronzo, più grande del vero, eretta in una nicchia gotica di Orsanmichele. Il Battista è in piedi, avvolto in un ampio mantello i cui panneggi ricadono in cascate profonde e sinuose; sotto la stoffa affiora la pelle di cammello, veste dell'eremita del deserto. La mano destra si leva in un gesto d'annuncio, la sinistra regge un cartiglio. Il volto scarno, incorniciato da capelli e barba folti, porta l'intensità del profeta. Tutto, nella linea dei panneggi e nell'eleganza della posa, appartiene ancora al gotico internazionale; ma la scala, quella, è rivoluzionaria.
Significato
L'opera è un'impresa tecnica non meno che artistica: è la prima grande statua di bronzo del Rinascimento fusa in un getto solo, la più grande mai colata a Firenze fino ad allora. Il rischio era enorme — Ghiberti vi mise in gioco la reputazione, e la corporazione accettò di sostenerne il costo in caso di fallimento. La riuscita aprì la via: dopo di essa si osò di nuovo il bronzo monumentale, e Donatello, Verrocchio e altri poterono cimentarvisi. San Giovanni Battista, patrono di Firenze, era la scelta ovvia per la potente Arte di Calimala, che voleva su Orsanmichele una statua all'altezza del suo rango.
Simbolismo e lettura iconografica
Giovanni Battista, il Precursore che annuncia e battezza il Cristo, è il santo patrono di Firenze: rappresentarlo su Orsanmichele significa porre la corporazione e la città sotto la sua protezione. La pelle di cammello e la magrezza dicono l'ascesi del deserto, la rinuncia del profeta. Il gesto levato e il cartiglio rimandano alla sua parola — « Ecco l'Agnello di Dio » —, alla sua funzione di voce che prepara la venuta. Il bronzo, materiale nobile e costoso, dice anche la ricchezza dell'Arte di Calimala: la devozione vi si raddoppia, come spesso a Orsanmichele, in affermazione di prestigio.
La parola alla guida
Guardate anzitutto le dimensioni: pensate che, verso il 1415, nessuno aveva più colato un simile colosso di bronzo in un pezzo solo dall'antichità — è una scommessa fondativa quella che vi sta davanti. Seguite poi i panneggi: quelle pieghe lunghe, ondulate, quasi calligrafiche, sono la firma del gotico internazionale, la stessa mano delle porte del Battistero. Cercate, sul bordo del mantello, la firma dell'artista. Infine confrontate mentalmente col San Marco di Donatello, lì accanto sullo stesso edificio: pochi anni li separano, eppure due mondi — la grazia ereditata e il realismo che viene.
Segreti e misteri
- È la prima grande statua di bronzo del Rinascimento fusa in un getto solo, la più grande colata a Firenze fino ad allora.
- La corporazione avrebbe accettato di sostenere il costo del metallo in caso di fallimento della fusione, tanto il rischio era grande.
- Il suo stile è ancora gotico internazionale: panneggi sinuosi, eleganza curva — Ghiberti non è un « moderno » come Donatello.
- San Giovanni Battista è il patrono di Firenze: la scelta s'imponeva per la nicchia dell'Arte di Calimala.
- Come altre statue di Orsanmichele, l'originale potrebbe essere stato depositato nel museo dell'edificio.
Analisi delle emozioni
Si avverte anzitutto una presenza: quell'alta sagoma scura, nel suo incasso, impone silenzio. Il volto emaciato, lo sguardo interiore, comunicano un'intensità spirituale, quella di un uomo abitato da una parola più grande di lui. Eppure l'emozione resta avvolta di grazia: i panneggi addolciscono la durezza del profeta, come se l'eleganza gotica rifiutasse ancora la crudezza del deserto. Ne risulta una figura nobile e un poco distante, da contemplare come un'apparizione — meno un uomo che un annuncio fattosi corpo.
Lo sapevi?
La fusione di un bronzo di tali dimensioni era, al principio del Quattrocento, un'impresa ad alto rischio: una bolla d'aria, un difetto di colata, e mesi di lavoro andavano in fumo. La tradizione riferisce che la corporazione, consapevole del pericolo, convenne con Ghiberti una spartizione del rischio finanziario in caso di insuccesso. La colata riuscì in un getto solo — prodezza che fece epoca e restituì al bronzo monumentale un'audacia perduta dall'antichità.

