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Scultura del Rinascimento

Altare Piccolomini

Siena

Altare Piccolomini

La struttura fu eretta da Andrea Bregno tra il 1481 e il 1485. Il 19 giugno 1501, per intercessione del banchiere Jacopo Galli, Michelangelo firmò un contratto per popolare le nicchie rimaste vuote: si impegnava a consegnare una serie di statue (le fonti parlano di quattordici o quindici). Ne realizzò solo quattro, tra il 1501 e il 1504 — negli stessi anni del David e della Madonna di Bruges — e « con l'aiuto di assistenti ». Le altre non giunsero mai; il contratto fu annullato negli anni Trenta del Cinquecento. Il cardinale, divenuto papa col nome di Pio III, morì dopo un pontificato di poche settimane e fu sepolto a Roma, non qui.

Elementi notevoli

Una grande pala-architettura di marmo bianco addossata alla parete della navata: più registri di nicchie incorniciate da lesene, candelabre e ornati finemente cesellati, nel gusto raffinato dell'ultimo Quattrocento. Reca l'iscrizione che data l'opera ad Andrea Bregno (1485). In quattro delle nicchie inferiori, quattro statue di santi — Pietro, Paolo, Gregorio, Pio (in origine Agostino) — del giovane Michelangelo. In alto, una Madonna col Bambino più antica. L'insieme intreccia dunque più mani e più epoche: un decoro elegante di Bregno in cui si inseriscono, quasi di nascosto, gli esordi di un gigante.

Significato

L'altare Piccolomini vale meno per la sua unità che per ciò che custodisce: quattro santi del giovanissimo Michelangelo, colti prima del David. Concepito come monumento funebre del cardinale Piccolomini, doveva accogliere una ricca popolazione di statue; il destino decise altrimenti. Testimonia il passaggio di consegne tra due età: la maniera ornamentale e lombarda di Bregno, virtuoso del marmo decorativo, e l'irruzione di un'arte nuova, quella di Michelangelo, in cui la figura prevale sull'ornamento. È un crocevia della storia della scultura, piantato nella penombra del Duomo.

Simbolismo e lettura iconografica

Il programma riunisce i santi cari alla casa Piccolomini e alla Chiesa: Pietro e Paolo, colonne della fede; Gregorio Magno e Pio, dottori e pontefici — Pio rinvia al nome preso dal cardinale, in omaggio allo zio Pio II. L'altare funebre dice la speranza di resurrezione e la pietà di un principe della Chiesa. La Vergine in alto corona l'insieme sotto la protezione mariana, tanto cara a Siena. La densità degli ornati di Bregno — candelabre, girali, grottesche — celebra l'abbondanza e la magnificenza, segni di status di un grande committente.

La parola alla guida

Prendete l'insieme, poi dimenticatelo: il vero tesoro è nelle nicchie basse. Individuate i quattro santi di Michelangelo — Pietro e Paolo in basso, Pio e Gregorio sopra Confrontateli col decoro di Bregno intorno: quanto questo è ricamato, minuzioso, ornamentale, tanto le figure di Michelangelo sono raccolte, pensate come corpi sotto la stoffa. Cercate soprattutto il san Paolo, a destra: è il più compiuto, e vi si è visto il primo autoritratto dello scultore. State guardando i primissimi passi di un colosso.

Segreti e misteri

  • Il contratto prevedeva una serie di statue (14 o 15 secondo le fonti): Michelangelo ne consegnò solo quattro.
  • Il san Paolo passa per il primo autoritratto di Michelangelo.
  • Il committente divenne papa Pio III, ma morì poche settimane dopo l'elezione e fu sepolto in Vaticano.
  • I quattro santi furono scolpiti negli stessi anni del David e della Madonna di Bruges.
  • Il contratto fu annullato negli anni Trenta del Cinquecento; l'altare rimase incompiuto.
  • La Madonna in sommità è più antica, oggi attribuita a Giovanni di Cecco (un tempo a Jacopo della Quercia).

Analisi delle emozioni

L'altare gioca su un contrasto che commuove: la profusione elegante e un po' fredda di Bregno e, incastonate dentro, quattro figure di ben altra gravità. Si prova l'emozione degli inizi — sapere che la mano che presto scolpirà il David si esercita qui, ancora costretta, già potente. C'è anche la malinconia dell'incompiuto: queste nicchie pensate per un popolo di santi, rimaste semivuote, dicono un progetto troppo grande per una vita. Davanti all'insieme si avverte la vertigine del tempo: un decoro del Quattrocento morente attraversato dall'alba della Alta Rinascita.

Lo sapevi?

Nel 1501 un cardinale facoltoso sognava un altare popolato di santi e ingaggiò, per contratto, uno scultore di appena ventisei anni, reduce dalla Pietà romana. Michelangelo promise una lunga serie; ne consegnò solo quattro. Assorbito dal David, da Roma, dai suoi cantieri colossali, trascurò la commissione senese, la subappaltò in parte, poi la abbandonò. Il cardinale, da parte sua, fu papa per soli ventisei giorni. Di questo doppio appuntamento mancato — un pontefice effimero, un genio altrove — resta un altare superbo e sospeso, custode di quattro statue strappate per un soffio all'oblio.