Commissionata nel 1408-1409, la fontana fu eseguita solo tra il 1414 e il 1419, tra ritardi e rifacimenti del progetto (l'aggiunta delle scene della Genesi risale al 1415). Esposta alle intemperie e all'uso quotidiano sulla piazza, si degradò a poco a poco. Nel 1858 l'insieme sul Campo fu sostituito da una copia di Tito Sarrocchi, mentre i marmi originali venivano rimossi. Furono esposti nella Loggia dei Nove del Palazzo Pubblico (1904-1989), prima del trasferimento e del restauro a Santa Maria della Scala, l'antico ospedale di fronte al Duomo, dove oggi si vedono.
Elementi notevoli
Non sono più sculture nuove ma marmi feriti da cinque secoli di acqua, gelo e mani: rilievi e figure corrosi, spigoli smussati, volti in parte cancellati. Si riconosce ancora, al centro del pannello lungo, una Madonna col Bambino circondata dalle allegorie delle Virtù — Giustizia, Prudenza, Umiltà — sedute nelle loro nicchie. Alle estremità, due scene della Genesi: la Creazione di Adamo e la Cacciata dal Paradiso. Due figure femminili nude, a lungo poste agli angoli, completano l'insieme. La stessa usura è diventata soggetto: questi frammenti raccontano il tempo tanto quanto l'arte.
Significato
La Fonte Gaia — la « fontana gioiosa » — fu la grande fontana monumentale di Piazza del Campo, compimento di un acquedotto che finalmente portava l'acqua nel cuore di Siena: un evento civico salutato con festa. Jacopo della Quercia vi dispiega un programma politico e religioso: la Vergine, patrona della città, e le Virtù del buon governo, eco degli affreschi di Lorenzetti nel Palazzo Pubblico. L'opera segna una tappa della scultura del Quattrocento toscano, tra eredità gotica e nuovo respiro, e vale a Jacopo una fama che arriverà fino a Bologna.
Simbolismo e lettura iconografica
L'acqua, a Siena, è dono raro e sacro: la fontana la pone sotto la protezione della Vergine, regina della città. Le Virtù dicono il buon governo — la Repubblica si vuole giusta, prudente, temperante. Le scene della Genesi richiamano l'origine dell'umanità e il peccato, ponendo l'acqua viva della fontana di fronte alla colpa e alla grazia. Le due figure nude, dette Rea Silvia e Acca Larenzia, rinviano al mito delle origini romane di Siena, figlia di Roma per Senio: la città si inventa una nobile ascendenza antica.
La parola alla guida
Non cercate qui lo splendore del nuovo: avvicinatevi a questi marmi come a dei sopravvissuti. Seguite la Vergine al centro, poi, ai lati, le Virtù nelle loro nicchie — individuate la Giustizia con la bilancia, la Prudenza con lo specchio. Cercate alle estremità Adamo che si desta e la coppia cacciata dall'Eden: due istanti biblici che incorniciano la città. Ricordate mentre osservate: ciò che forse avete visto in Piazza del Campo è una copia dell'Ottocento; l'originale, ferito ma autentico, è qui, tratto dalla pietra dalla mano stessa di Jacopo.
Segreti e misteri
- I marmi della piazza non sono gli originali: una copia di Tito Sarrocchi li ha sostituiti nell'Ottocento; i veri, consumati, sono a Santa Maria della Scala.
- La copia di Sarrocchi avrebbe omesso le due figure nude per pudore ottocentesco.
- Il nome « Gaia » (gioiosa) evocherebbe la festa che salutò l'arrivo dell'acqua sul Campo.
- Il programma delle Virtù fa eco agli affreschi del buon governo di Lorenzetti, lì accanto, nel Palazzo Pubblico.
- Il Metropolitan Museum e il V&A conservano disegni preparatori di Jacopo per la fontana.
Analisi delle emozioni
Davanti a questi marmi corrosi, l'emozione è di natura diversa da quella di un'opera intatta: è la bellezza del tempo reso visibile. Si intuisce la grazia delle Virtù sotto l'erosione, si immagina l'acqua che scorreva, la folla, le brocche, i secoli di gesti quotidiani. Ne emana una malinconia dolce — quella delle cose amate e consumate. Eppure la forza di Jacopo affiora ancora: in una piega, una spalla, un volto semicancellato, si sente la mano di un grande scultore. Questi frammenti commuovono perché sono veri, fragili, salvati.
Lo sapevi?
La fontana ha avuto due vite. In Piazza del Campo, battuta dal sole, dalla pioggia e dalle mani dei senesi per oltre quattro secoli, l'opera si consumò lentamente. Piuttosto che lasciarla morire all'aperto, nell'Ottocento si prese una decisione rara: rimuoverla, sostituirla con una copia fedele di Tito Sarrocchi e mettere i marmi feriti al riparo. Così oggi coesistono due Fonte Gaia — l'una, splendente e copiata, che continua ad animare il Campo; l'altra, autentica e fragile, raccolta a Santa Maria della Scala come una reliquia dell'arte senese.

