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Scultura del Rinascimento

Fontana delle Tartarughe

Roma

Fontana delle Tartarughe

La fontana è progettata dall'architetto Giacomo della Porta e scolpita in bronzo da Taddeo Landini tra il 1580 e il 1588. Il nobile Muzio Mattei ottenne che fosse eretta sulla piazza davanti al suo palazzo, la Piazza Mattei, in cambio della manutenzione e della pavimentazione. In origine quattro delfini coronavano la vasca alta; per la scarsa pressione dell'acqua furono rimossi. Verso il 1658-1659, in un restauro sotto Alessandro VII, furono aggiunte quattro tartarughe di bronzo, tradizionalmente attribuite al Bernini (talora ad Andrea Sacchi). Nel 1979 una tartaruga fu rubata; oggi sono copie, gli originali conservati.

Elementi notevoli

Una fontana di grazia rara: su un basamento di marmo, quattro efebi di bronzo, nudi, adolescenti, ciascuno col piede posato sulla testa di un delfino. Con moto flessuoso tendono il braccio verso la vasca superiore — gesto che, in origine, non aveva scopo. Attorno alla vasca bassa, conchiglie e mascheroni versano l'acqua. In alto, quattro piccole tartarughe di bronzo, aggiunte molto più tardi, che i giovani paiono aiutare a salire verso l'acqua. L'insieme, tutto curve e bronzo scuro, è una delle fontane più amate di Roma.

Significato

È un capolavoro del tardo manierismo a Roma: una fontana d'apparato pensata non per la grandezza ma per il fascino, la fluidità dei corpi giovanili e la circolazione dell'acqua. Appartiene alla campagna di fontane pubbliche alimentate dall'Acqua Vergine restaurata. Il suo interesse sta anche nella genesi in due tempi: la struttura e gli efebi di fine Cinquecento, poi le celebri tartarughe aggiunte a metà Seicento — un dettaglio barocco, fuori dal periodo rinascimentale, che ha finito per dare il nome a tutta l'opera.

Simbolismo e lettura iconografica

L'opera è anzitutto piacere: l'acqua, la giovinezza, il movimento. Gli efebi e i delfini rimandano a un immaginario marino e antico, quello delle fontane della Roma ritrovata. Le tartarughe, tardive, introducono una nota più barocca ed enigmatica: lentezza contro vivacità degli adolescenti, terra contro acqua, creano un contrappunto arguto. Nessun grande programma religioso qui, ma l'affermazione di un'arte del vivere urbano, l'acqua pubblica offerta come ornamento a un rione, e la vanità di un mecenate che volle la sua piazza abbellita davanti alla dimora.

La parola alla guida

Prendetevi il tempo di girarle attorno: ogni efebo è diverso, nessuno è la copia dell'altro, e la fontana si legge a 360°. Seguite il gesto delle braccia levate verso l'alto: oggi sembra aiutare le tartarughe a salire — ma sappiate che quel gesto è più antico delle tartarughe, aggiunte quasi ottant'anni dopo. Cercate, sui cartigli di marmo, la data del restauro seicentesco. Ricordate infine che i bronzi che vedete sono in parte copie: le tartarughe originali hanno lasciato la piazza dopo un furto.

Segreti e misteri

  • Le tartarughe che danno il nome alla fontana sono un'aggiunta del Seicento (verso il 1658-1659), dunque fuori dal periodo rinascimentale.
  • Sono attribuite al Bernini (talora ad Andrea Sacchi), in un restauro sotto Alessandro VII.
  • In origine la vasca alta reggeva quattro delfini, rimossi per la scarsa pressione; il gesto degli efebi restò « inutile ».
  • Nel 1979 una tartaruga fu rubata; quelle in loco sono copie, gli originali conservati ai Musei Capitolini.
  • Una leggenda vuole che un duca Mattei rovinato l'abbia fatta costruire in una notte per stupire il futuro suocero — cronologia smentita dai fatti.

Analisi delle emozioni

La Fontana delle Tartarughe incanta senza sforzo. Lontana dai colossi e dagli archi di trionfo, gioca sull'intimo: la dolcezza di una piccola piazza, il lieve gorgoglìo, la grazia quasi danzante dei quattro ragazzi di bronzo. Ci si sofferma come davanti a una scena felice. Le tartarughe aggiungono un tocco di tenerezza e di umorismo, come un sorriso posato sull'opera. Molti la ritengono la più delicata delle fontane romane: non impressiona, affeziona. Se ne riparte con un'immagine leggera, quasi musicale.

Lo sapevi?

Una leggenda tenace corre sulla Piazza Mattei: il duca Mattei, rovinato al gioco e respinto dal padre della promessa, avrebbe fatto costruire la fontana in una sola notte sotto le finestre dell'amata, per dimostrare che un Mattei rovinato restava più potente di un altro ricco. Stupito, il futuro suocero avrebbe acconsentito alle nozze, e il duca avrebbe fatto murare la finestra da cui si era ammirato il prodigio. La storia è bella ma falsa: la fontana fu costruita in più anni (1581-1588). Dice però l'orgoglio dei Mattei, che vollero l'opera davanti al loro palazzo.