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Scultura del Rinascimento

Dama col mazzolino

Firenze

Dama col mazzolino

L'opera risale agli anni Settanta del Quattrocento, all'apice della bottega fiorentina di Verrocchio, una delle più frequentate della città, dove si formarono Leonardo, il Perugino e altri. Il busto è oggi al Museo Nazionale del Bargello. L'identità del modello resta ignota: si sono proposte Lucrezia Donati, amata platonica di Lorenzo il Magnifico, Fioretta Gorini, o ancora Ginevra de' Benci, che Leonardo dipinse — senza prova per nessuna. La stessa datazione oscilla tra il 1475 e il 1480.

Elementi notevoli

Un busto di marmo di circa 60 cm che raffigura una giovane donna, tagliato non più al petto ma più in basso, così da includere le braccia e le mani. E sono queste mani a colpire: lunghe, affusolate, delicatamente incrociate sul cuore, stringono contro di sé un piccolo mazzo di fiori, il mazzolino. Il volto, dolce e pensoso, l'acconciatura curata, la veste finemente pieghettata compongono un ritratto di elegante misura. La qualità del modellato — la morbidezza della pelle, la precisione delle dita — vale all'opera il suo soprannome: « la gentildonna dalle belle mani ».

Significato

Questo busto è ritenuto il primo ritratto scolpito del Rinascimento a includere le braccia e le mani. È una rivoluzione discreta: fino ad allora il busto si fermava al torso; aggiungendo le mani, Verrocchio restituisce al modello un mezzo espressivo nuovo, all'antica. Il gesto, il mazzolino stretto sul petto, aggiungono un'interiorità, un'emozione, un'individualità che il solo volto non bastava a portare. Questa innovazione influenzerà a lungo il ritratto; l'allievo di Verrocchio, Leonardo da Vinci, ne trarrà i suoi celebri studi di mani e la fluidità delle sue figure.

Simbolismo e lettura iconografica

Il piccolo mazzo, il mazzolino, tenuto contro il petto, evoca probabilmente l'amore, la fedeltà o la promessa; i fiori, nel ritratto femminile del Rinascimento, dicono la virtù e la giovinezza. Le mani incrociate sul cuore sottolineano il sentimento, l'interiorità pudica della giovane. La scelta di includere le braccia, ripresa dai busti antichi, innalza il ritratto privato al rango di immagine ideale, tra somiglianza individuale e bellezza esemplare. Il tutto compone l'effigie di una donna non solo bella, ma dotata di una presenza sensibile e morale.

La parola alla guida

Non fermatevi al volto: scendete verso le mani, è lì la novità. Guardate come si incrociano, trattenendo un piccolo mazzo contro il cuore — un gesto che la scultura, prima di questo busto, non sapeva mostrare. Osservate la finezza delle dita, la pelle quasi tiepida sotto il marmo: Verrocchio ha fatto del ritratto un corpo che sente. Pensate a Leonardo, suo allievo, che studiava proprio le mani: forse fu davanti a opere come questa che imparò a farle parlare. Poi tornate al volto, e vedete come gesto e sguardo, insieme, dicono un'anima.

Segreti e misteri

  • Primo busto rinascimentale in marmo a includere le mani: un'innovazione capitale del ritratto scolpito.
  • Soprannominato « la gentildonna dalle belle mani ».
  • Avrebbe influenzato gli studi di mani di Leonardo da Vinci, allievo di Verrocchio.
  • L'identità del modello è ignota: sono state proposte Lucrezia Donati, Fioretta Gorini o Ginevra de' Benci.
  • Il gesto delle mani che tengono il mazzo dà al marmo una carica emotiva nuova.

Analisi delle emozioni

Una grazia tranquilla emana da questo busto. La giovane donna pare colta in un attimo di fantasticheria, le mani ripiegate sul mazzo come su un segreto. Si è toccati dalla delicatezza del gesto, da quel pudore che dice più di qualsiasi espressione teatrale. Il marmo, di solito freddo, sembra qui respirare: si crederebbe quasi di sentire la morbidezza della pelle e la freschezza dei fiori. Dall'insieme si sprigiona un'intimità rara, il senso di avvicinare non una statua, ma una presenza, una persona di cui si vorrebbero conoscere i pensieri.

Lo sapevi?

Si è a lungo cercato di dare un nome a questo volto, e ogni ipotesi racconta una storia d'amore fiorentina: Lucrezia Donati, che Lorenzo il Magnifico celebrava nelle feste, o Ginevra de' Benci, immortalata da Leonardo. Nulla è provato. Ciò che è certo è che Verrocchio, osando scolpire le mani, ha forse offerto al suo giovane allievo Leonardo una lezione decisiva: l'idea che una mano incrociata su un mazzo possa esprimere un'anima tanto quanto un sorriso.