HitsMap

Protagonisti del Rinascimento

del Verrocchio

del Verrocchio

Contributi e opere

Nella Firenze degli anni Settanta del Quattrocento, Andrea del Verrocchio domina la più grande bottega della città. Orafo di formazione, si fa scultore, pittore, fonditore di bronzo e disegnatore: un ingegno versatile la cui bottega sforna con pari disinvoltura sepolcri e statue, pale d'altare e oreficerie. I Medici, signori non ufficiali della città, ne fanno il loro artista prediletto. Basta questo a misurare la fiducia che ispirava un uomo capace di intraprendere ogni impresa e di portarla a compimento.

La sua audacia esplode nel bronzo. Il David giovanile che fonde per i Medici, esile e sorridente, sfoggia un'eleganza nervosa che stacca dalla gravità dei suoi predecessori. Il Putto col delfino, bambino paffuto che stringe un pesce sfuggente mentre ruota su se stesso, inventa una figura da guardare da ogni lato: una spirale di movimento là dove la tradizione poneva statue frontali. Verrocchio cerca la vita, la torsione, l'istante colto al volo.

Questa ricerca culmina a Venezia con il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, commissionato per onorare un condottiero. Il cavaliere di bronzo si erge sulle staffe, il corpo teso, il volto duro, mentre la cavalcatura avanza con passo possente. Nulla di irrigidito: uno slancio, una tensione, una presenza guerresca che la scultura equestre non aveva mai raggiunto. Verrocchio ne modella il bozzetto ma muore prima della fusione; l'opera resta uno dei vertici assoluti del bronzo rinascimentale.

Pittore anch'egli, tiene aperta una bottega dove si apprendono tutti i mestieri dell'immagine. Ed è forse qui, più che nel marmo o nel bronzo, che si gioca il suo contributo più decisivo: da quella bottega passeranno alcuni dei più grandi nomi della loro generazione.

Aneddoto memorabile

Vasari racconta che Verrocchio, mentre dipingeva un Battesimo di Cristo, affidò al giovane apprendista Leonardo da Vinci il compito di dipingere un angelo in un angolo del quadro. L'angelo dell'allievo si rivelò tanto superiore a tutto ciò che il maestro aveva fatto che Verrocchio, vuole la tradizione, ne rimase sconvolto e rinunciò per sempre alla pittura. La storia è bella, e senza dubbio abbellita, ma dice una verità rara: un maestro abbastanza lucido da riconoscere che un ragazzo lo aveva superato, e abbastanza umile da inchinarsi.

Influenze ricevute

Formatosi sulla scia di Donatello, il cui David in bronzo aleggia inevitabilmente dietro il suo, Verrocchio eredita la grande tradizione fiorentina del bronzo e del rilievo. L'oreficeria, suo primo mestiere, gli lascia il gusto del dettaglio preciso, del cesello, della superficie lavorata.

Influenze esercitate

La sua bottega fu un vivaio. Leonardo da Vinci vi fece il suo apprendistato; vi si incrociano anche il Perugino, Domenico Ghirlandaio e Lorenzo di Credi, il suo continuatore più fedele. Attraverso questi allievi la maniera di Verrocchio — il gusto del movimento, la precisione del disegno, la ricerca della vita — irriga tutta la generazione successiva, fino ai maestri della Alta Rinascita.

Importanza storica

Verrocchio occupa un posto singolare: immenso artista di per sé, autore del Colleoni e del David, è anche e soprattutto colui che formò Leonardo. Il suo titolo di gloria più grande non è un'opera ma un uomo. Questa doppia grandezza — creatore audace e maestro che si fa da parte davanti al suo allievo — ne fa una delle figure più amabili del Rinascimento fiorentino, il tramite attraverso cui il genio si è trasmesso.