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Scultura del Rinascimento

Cantoria di Donatello

Firenze

Cantoria di Donatello

Come quella di Luca, la tribuna fu commissionata dall'Opera del Duomo per sovrastare la porta di una delle due sagrestie, in pendant simmetrico Donatello vi lavorò verso il 1433-1439, di ritorno da un soggiorno a Roma dove aveva studiato l'antico — da cui la ronda di putti tratta dai sarcofagi romani. La tecnica unisce marmo, mosaico di vetro dorato e bronzo. Smontata nel 1688, la tribuna fu rimontata nel 1891 nella sala delle Cantorie del Museo dell'Opera del Duomo, dove fronteggia quella di Luca.

Elementi notevoli

Una cantoria di marmo lungo la quale corre, senza interruzione, una ronda di putti danzanti. A differenza di quella di Luca, niente pannelli separati: un fregio continuo, scandito solo da coppie di colonnine, dietro le quali i fanciulli alati corrono, saltano, si aggrovigliano in una farandola sfrenata. Il fondo scintilla: colonne e fasce sono intarsiate di mosaico di vetro dorato, che cattura la luce. Sotto la tribuna, due teste di bronzo all'antica L'esecuzione è volutamente rapida, abbozzata, fatta per vibrare a distanza e nella penombra del Duomo.

Significato

La Cantoria di Donatello è una rivoluzione di energia. Là dove ci si aspettava solennità, egli impone il movimento puro: un baccanale di fanciulli, ereditato dai sarcofagi antichi, trasposto in una cornice sacra. Donatello vi spinge l'idea di rilievo pittorico e di vibrazione luminosa, aiutato dagli intarsi di mosaico. Assume l'apparente non-finito, lo sfumato, perché l'opera è fatta per essere vista dal basso, da lontano: la finitura non è il fine, lo è l'effetto. È uno dei momenti in cui la scultura fiorentina osa l'impeto, l'espressione sbrigliata, contro la calma classica.

Simbolismo e lettura iconografica

I putti — questi fanciulli nudi e alati — vengono in linea diretta dall'arte antica, dove popolavano sarcofagi e scene di festa. Donatello li battezza, in un certo senso: la loro danza sbrigliata diventa lode, gioia sacra, esultanza davanti al divino. La frenesia stessa del movimento dice un traboccare di vita, un'allegria che non si contiene più. Il mosaico dorato del fondo evoca la luce celeste, il decoro prezioso del sacro. Riprendendo un baccanale pagano per farne un coro cristiano, Donatello incarna il gesto rinascimentale per eccellenza: cristianizzare l'energia dell'Antichità.

La parola alla guida

Non cercate scene distinte: lasciate correre l'occhio lungo il fregio, come i putti stessi, senza punto d'arresto. Indietreggiate: è da lontano che l'opera prende vita, che lo sfocato dei volti si muta in movimento. Guardate la luce giocare nel mosaico del fondo, dietro le colonne — uno scintillio voluto, un decoro prezioso. Avvicinatevi poi a vedere quanto il marmo sia lavorato in fretta, quasi con brutalità. E confrontate con la tribuna di Luca, di fronte: da un lato la danza ordinata dei fanciulli, dall'altro l'ebbrezza senza freno.

Segreti e misteri

  • Fregio continuo di putti danzanti, senza pannelli separati — l'esatto contrario della Cantoria di Luca.
  • Il fondo è intarsiato di mosaico di vetro dorato che cattura la luce.
  • Due teste di bronzo all'antica ornano il sotto della tribuna.
  • Motivo tratto dai sarcofagi romani studiati da Donatello a Roma.
  • Esecuzione volutamente rapida e abbozzata, pensata per essere vista da lontano.
  • Smontata nel 1688, rimontata nel 1891 al Museo dell'Opera del Duomo.

Analisi delle emozioni

Si è travolti da un vortice. La ronda dei putti comunica un'allegria quasi selvaggia, un traboccare di vita che contrasta con il consueto ritegno del sacro. Vi è qualcosa di esaltante, di vertiginoso, come se la pietra avesse preso fuoco. Lo scintillio del mosaico, la velocità dei corpi, l'abbozzo dei volti creano una vibrazione continua — non si fissa nulla, si sente tutto. È una gioia grezza, dionisiaca, messa al servizio della lode. Di fronte alla dolcezza di Luca, Donatello offre l'ebbrezza: due modi opposti di dire lo stesso fervore.

Lo sapevi?

Donatello concepiva la scultura per il suo luogo e la sua distanza: collocata in alto nella penombra del Duomo, la sua tribuna non aveva bisogno di una finitura levigata. Da vicino il marmo pare quasi brutale, i volti appena sgrossati; ma da lontano, nella luce tremula, tutto si anima e danza. Questa audacia del non-finito calcolato — preferire l'effetto alla perfezione di superficie — sconcertava i contemporanei legati al levigato. La tradizione oppone da allora il suo impeto alla saggezza di Luca della Robbia, come due temperamenti del Rinascimento.