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Scultura del Rinascimento

Attis-Amorino (Amore-Attis)

Firenze

Attis-Amorino (Amore-Attis)

Il bronzo risale agli anni Quaranta del Quattrocento circa, periodo in cui Donatello, celebre, moltiplica le commissioni profane per le élite fiorentine. Si è ipotizzata una committenza della famiglia Bartolini Salimbeni, il cui papavero è l'emblema araldico, ma nulla lo prova. La statuetta rimase a lungo in collezioni private prima di entrare al Museo Nazionale del Bargello, dove è vicina al David bronzeo dello stesso artista. Il suo soggetto fu così mal compreso che gli inventari antichi gli diedero nomi oscillanti, da cui il titolo ibrido « Attis-Amorino » che finì per imporsi.

Elementi notevoli

Un bambino di bronzo, nudo, colto in pieno slancio, la bocca aperta in un riso o in un grido, le braccia spalancate. Porta ali ai piedi e curiosi « pantaloni » aperti che lasciano il ventre e il sesso interamente scoperti. Un'ampia cintura ornata di capsule di papavero gli attraversa il petto; un serpente scivola sotto i suoi piedi. Resti di doratura trattengono ancora la luce. Alto circa 104 cm, condensa una profusione di attributi classici che, lungi dall'identificarlo, ne offuscano il senso.

Significato

L'opera è uno dei grandi enigmi di Donatello. Gli attributi si contraddicono: le ali ai piedi evocano Eros o Mercurio, la nudità provocante e i pantaloni aperti rimandano ad Attis, il pastore frigio che si mutilò in un accesso di delirio, il papavero dice il sonno, il serpente la terra. In mancanza di un programma leggibile, vi si è visto di volta in volta un amore, un putto pagano, un « demone dell'eros » (C. Del Bravo), o un'allegoria composita della gioia di vivere antica. Questa libertà iconografica, godibile e dotta, illustra il ritorno umanistico all'Antico: Donatello gioca con i miti più che illustrarli.

Simbolismo e lettura iconografica

Ogni attributo porta un senso, ma il loro accumulo dissolve ogni lettura unica. Le ali dicono la rapidità, il divino, il desiderio che vola. Il papavero evoca il sonno e l'oblio — e forse raddoppia un'allusione araldica. Il serpente, animale ctonio, àncora la figura alla terra e alla fertilità. La nudità esibita, rara e ardita, carica l'opera di un erotismo malizioso, come il David bronzeo vicino. L'insieme compone meno un personaggio preciso che una meditazione ludica sull'amore, la natura e il piacere, nello spirito neo-antico del Rinascimento.

La parola alla guida

Divertitevi a fare i detective: ogni dettaglio è un indizio, ma nessuno chiude l'indagine. Guardate i piedi alati — un dio? Poi i pantaloni aperti, decisamente impudichi per l'epoca — un satiro, un Attis? Notate la cintura di papaveri: ornamento, o stemma di una famiglia? Seguite il serpentello sotto i piedi. Osservate il movimento, quel fianco spostato gioioso e la bocca spalancata: Donatello ha voluto la vita, il riso, l'insolenza dell'infanzia pagana. Non cercate la risposta giusta: gustate il piacere dotto dell'ambiguità che lo scultore ha deliberatamente tessuto.

Segreti e misteri

  • La sua identità resta ignota: Eros, Attis, Mercurio, un « demone dell'eros »? Gli studiosi non hanno mai deciso.
  • I pantaloni aperti che espongono il sesso ne fanno, con il David bronzeo, una delle rare opere apertamente erotiche di Donatello.
  • Il papavero della cintura è l'emblema dei Bartolini Salimbeni — da cui l'ipotesi, non provata, di una loro committenza.
  • Conserva tracce di doratura originaria.
  • Il titolo « Attis-Amorino » è moderno e convenzionale, nato dall'imbarazzo degli eruditi.

Analisi delle emozioni

Si sorride, dapprima: nulla di solenne qui, ma un'allegria maliziosa, quasi insolente. Il bambino sembra colto in flagrante movimento, ridendo alla vita. Poi si insinua un leggero turbamento, davanti a quella nudità così cruda, a quell'ambiguità che si sente voluta. Il fascino sta in questa mescolanza: innocenza e provocazione, sapere mitologico e fantasia pura. Si prova la libertà gioiosa di un Rinascimento che riscopre l'Antico non come un museo, ma come un giardino di piaceri e di enigmi. È un'opera che invita al gioco più che al raccoglimento.

Lo sapevi?

Il mistero dell'opera è tale che essa ha cambiato nome nel corso dei secoli secondo gli interpreti. In mancanza di attributi coerenti, ogni generazione di eruditi ha proposto la sua lettura, tanto che il titolo stesso è un compromesso: né del tutto Amore, né del tutto Attis, ma i due accostati. Alcuni vi hanno persino visto un « demone dell'eros ». Donatello, accumulando di proposito segni contraddittori, ha forse giocato un tiro da virtuoso ai posteri: offrire una figura che nessuno potrà mai nominare con certezza.