Il Palazzo Isimbardi nasce fuori le mura, come residenza di campagna edificata nel Quattrocento lungo una delle strade che da Milano conducevano al viridarium di orti e campi. Il suo nucleo antico, patrizio, si trasforma nei secoli al passaggio dei proprietari: i conti Taverna ne fanno nel Cinquecento la loro villa suburbana, i Lambertenghi rimodellano la facciata su corso Monforte nel Settecento in stile barocchetto lombardo, poi i marchesi Isimbardi, giunti nel 1775, lasciano il loro nome e rilavorano gli interni. Il fronte sul giardino e ripreso nel 1826 dall'architetto Giacomo Tazzini in gusto neoclassico. La svolta arriva negli anni Trenta del Novecento, quando la Provincia di Milano acquista l'edificio dandogli una funzione istituzionale mai piu abbandonata. Oggi sede della Citta metropolitana, il palazzo e un libro d'architettura a cielo aperto in cui il cuore rinascimentale sopravvive sotto i rivestimenti delle epoche successive.
Cosa vedere
- Il cortile a portico rinascimentale: qui batte il cuore piu antico del palazzo; osserva il ritmo delle arcate, residuo del nucleo quattro-cinquecentesco.
- La lunga facciata su corso Monforte: settecentesca, collega con ampie cornici di stucco le finestre di pianterreno, mezzanino e piano nobile.
- La facciata sul giardino: neoclassica, con pianterreno bugnato e corpo centrale coronato da un timpano monumentale (1826, Tazzini).
- Le sale decorate: gli interni conservano cicli dipinti; la tradizione vi segnala affreschi attribuiti all'ambito di Tiepolo, da verificare in loco.
- L'ala moderna verso via Vivaio: aggiunta negli anni Quaranta da Giovanni Muzio in stile funzionalista.
Storia e contesto
Il palazzo e un palinsesto: ogni famiglia proprietaria vi ha lasciato il suo strato, cosicche il nucleo rinascimentale si legge soprattutto nel cortile a portico. Il nome attuale non viene dai costruttori ma dagli Isimbardi, arrivati solo nel 1775.
Segreti e curiosità
Sorto un tempo in campagna, l'edificio e oggi stretto nel tessuto denso del centro milanese, a pochi passi dal Duomo.
Lo sapevi?
Si racconta che, dietro le facciate rimaneggiate, il palazzo custodisca soffitti dipinti, tra cui un ciclo attribuito alla bottega di Giambattista Tiepolo: una visita amministrativa che si muta in scoperta d'arte a due passi dalla cattedrale.

