HitsMap

Rinascimento italiano

Il Castello Sforzesco di Milano

Milan

Il Castello Sforzesco di Milano

Immenso quadrilatero di mattoni rossi collocato alle porte del centro storico, il Castello Sforzesco è uno dei grandi castelli del Rinascimento italiano — ma anche uno dei più ambigui. Sotto le sue torri e le sue cortine militari si leggono due storie sovrapposte: quella di una fortezza difensiva ereditata dai Visconti e quella di una residenza principesca che gli Sforza, a partire dalla metà del XV secolo, vollero trasformare in scrigno del potere ducale milanese. È in questo secondo registro che intervengono alcuni dei più grandi nomi del Rinascimento lombardo, a cominciare da Leonardo da Vinci.

Gli Sforza e la ricostruzione del castello

Il sito porta anzitutto la memoria dei Visconti, signori e poi duchi di Milano, che vi avevano innalzato nel XIV secolo un castello difensivo detto Castello di Porta Giovia. All'estinzione della dinastia e dopo la breve parentesi della Repubblica ambrosiana (1447-1450), il potere passa a Francesco Sforza, condottiero divenuto duca sposando Bianca Maria Visconti. La fortezza, parzialmente smantellata durante l'interludio repubblicano, viene ricostruita a partire dal 1450 sulle rovine dell'edificio visconteo.

Per Francesco Sforza, rialzare il castello è un atto politico non meno che architettonico: si tratta di radicare la legittimità di una dinastia nuova rioccupando il luogo stesso del potere ducale. L'impresa prosegue sotto i suoi successori, in particolare Galeazzo Maria e poi soprattutto Ludovico Sforza, detto Ludovico il Moro, che, alla fine del XV secolo, fa del castello il centro di una corte brillante, meta di artisti, ingegneri e letterati. È sotto il suo governo che lo strato propriamente rinascimentale del castello raggiunge la sua piena ampiezza, prima che le guerre d'Italia e la perdita di Milano (1499-1500) pongano bruscamente fine a questa età dell'oro sforzesca.

Occorre dunque distinguere nettamente due strati: uno strato militare medievale e visconteo (il tracciato della fortezza, la sua funzione difensiva) e uno strato rinascimentale sforzesco (residenza ducale, decorazioni, apporti di architetti e pittori) che si innesta sul primo senza cancellarlo.

La torre del Filarete e l'architettura

L'elemento più immediatamente riconoscibile della facciata è l'alta torre d'ingresso detta torre del Filarete, dal soprannome dell'architetto e teorico fiorentino Antonio Averlino, detto il Filarete, attivo alla corte sforzesca. La torre originaria, edificata nel XV secolo, sarebbe stata distrutta all'inizio del XVI secolo — la tradizione lo attribuisce all'esplosione di un deposito di polvere da sparo nel 1521, quando il castello fungeva da piazzaforte. La sagoma che si vede oggi è il risultato di una ricostruzione dell'inizio del XX secolo, condotta nell'ambito del restauro guidato dall'architetto Luca Beltrami: si tratta quindi di una restituzione largamente congetturale piuttosto che di un vestigio autentico, cosa da tenere presente.

L'insieme del castello si presenta come un vasto quadrilatero di mattoni fiancheggiato da torri angolari, di cui due torri rotonde partecipano all'apparato difensivo. All'interno del perimetro militare, gli Sforza allestiscono spazi residenziali organizzati attorno a corti porticate, dove l'estetica del Rinascimento lombardo (arcate, capitelli scolpiti, decorazioni in terracotta) viene ad addolcire la durezza della fortezza.

La Corte Ducale e la Rocchetta

All'interno delle mura, lo spazio si ripartisce tra più corti e corpi di fabbrica. La Corte Ducale costituiva il cuore residenziale vero e proprio, la parte in cui viveva la famiglia ducale e in cui si dispiegava la vita di corte; i suoi portici e le sue sale testimoniano la volontà sforzesca di coniugare difesa e magnificenza.

La Rocchetta, ridotto fortificato situato in un angolo del castello, formava invece l'ultimo trinceramento difensivo, una sorta di castello dentro il castello dove il principe poteva rifugiarsi in caso di assedio o di sedizione; vi si conservava anche, secondo le fonti, parte del tesoro ducale. La sua corte porticata, una delle più armoniose dell'insieme, illustra il modo in cui l'architettura militare si lascia poco a poco conquistare dal vocabolario ornamentale del Rinascimento. La ripartizione tra Corte Ducale (residenza di rappresentanza) e Rocchetta (nucleo difensivo) riassume da sola la duplice natura del monumento.

La Sala delle Asse di Leonardo da Vinci

Il gioiello rinascimentale del castello è senza dubbio la Sala delle Asse, sala d'angolo della Corte Ducale la cui decorazione è attribuita a Leonardo da Vinci, allora al servizio di Ludovico il Moro. La si data generalmente attorno al 1498, negli ultimi anni della presenza di Leonardo a Milano prima della caduta degli Sforza.

Leonardo vi avrebbe concepito una decorazione illusionistica che trasforma la sala in un pergolato vegetale: un intreccio di rami di gelsi (morusin latino, dotto gioco di parole sul soprannomeil Moro di Ludovico) che salgono dalle pareti fino alla volta, i cui rami si annodano in una fitta rete di fogliame e di funi intrecciate secondo i motivi di nodi cari all'artista. L'effetto ricercato era quello di un pergolato di verzura aperto sul cielo, metafora dinastica non meno che prodezza di trompe-l'œil.

Occorre tuttavia essere chiari sullo stato di conservazione: la Sala delle Asse ci è giunta molto restaurata e fortemente lacunosa. La decorazione fu ricoperta, riscoperta nel XIX secolo, poi ripresa nel corso di restauri successivi — talvolta pesanti — che possono aver alterato l'apporto autentico di Leonardo. Campagne recenti hanno portato alla luce vestigia della preparazione monocroma (disegni di radici e di rocce sulle parti basse delle pareti) e hanno cercato di distinguere la mano di Leonardo dalle ridipinture posteriori. La parte esatta spettante all'artista, l'ampiezza degli interventi moderni e l'aspetto originario del soffitto restano dibattuti: si presenterà quindi questa sala come una testimonianza eccezionale ma frammentaria, e non come un'opera intatta. A seconda dei periodi, la sala può essere oggetto di lavori ed essere solo parzialmente accessibile.

Bramante, Bramantino e la decorazione

La corte di Ludovico il Moro attirò altri artisti di primo piano, la cui influenza segna il castello e il suo intorno. Donato Bramante, prima di raggiungere Roma dove diventerà uno dei maestri del Rinascimento, lavorò a Milano al servizio degli Sforza; gli si associano, con prudenza quanto alle attribuzioni precise, interventi che rientrano nell'estetica architettonica e decorativa della corte ducale.

Il pittore Bramantino (Bartolomeo Suardi), il cui nome stesso dice la prossimità con Bramante, è a sua volta legato al castello da un celebre ciclo di arazzi dei Mesi(gliArazzi Trivulzio), conservato nelle collezioni del castello. Questi apporti ricordano che il Castello Sforzesco non fu soltanto un'architettura, ma un focolaio di commissioni artistiche che si irradiava su tutta la Lombardia della fine del Quattrocento. Resteremo comunque prudenti sul dettaglio delle attribuzioni, diverse delle quali ancora discusse dagli storici dell'arte.

I Musei del Castello oggi (tra cui la Pietà Rondanini)

Terminato il suo ruolo di fortezza — occupata successivamente dalle potenze che si contesero Milano, dai Francesi agli Spagnoli e poi agli Austriaci — il castello fu salvato dalla demolizione a cavallo del XX secolo e restaurato per accogliere un vasto insieme di collezioni municipali: i Musei del Castello Sforzesco. Vi si trovano in particolare un museo d'arte antica, una pinacoteca, collezioni di arti decorative, di strumenti musicali, di archeologia e di egittologia, oltre a un importante gabinetto di disegni e stampe.

L'opera più celebre che il castello custodisce è la Pietà Rondanini di Michelangelo, ultima scultura incompiuta del maestro, alla quale egli lavorava ancora negli ultimissimi giorni della sua vita (1564). Questo marmo sconvolgente, di estrema essenzialità, in cui i corpi del Cristo e della Vergine sembrano fondersi l'uno nell'altro, è presentato in uno spazio dedicato. È importante segnalarlo come un'opera qui conservata oggi, tarda e senza alcun legame con la storia sforzesca del castello: essa appartiene al percorso museale contemporaneo, non allo strato rinascimentale originario del monumento.

Cosa vedere assolutamente

  • La torre del Filarete e la facciata d'ingresso sulla piazza davanti al castello (tenendo presente che si tratta di una ricostruzione moderna).
  • La Sala delle Asse di Leonardo da Vinci, pergolato di gelsi e di funi — capolavoro fragile e molto restaurato (accesso talvolta limitato a seconda dei lavori).
  • La corte porticata della Rocchetta e la Corte Ducale, per leggere la duplice natura militare e residenziale del castello.
  • La Pietà Rondanini di Michelangelo, nel suo spazio dedicato.
  • Le collezioni dei Musei del Castello: arti antiche, arti decorative, arazzi (tra cui i Mesi legati a Bramantino).

Informazioni pratiche

Il Castello Sforzesco si trova nel cuore di Milano, nelle immediate vicinanze del parco Sempione, ed è facilmente raggiungibile con i trasporti pubblici cittadini. L'accesso alle corti e ai bastioni del castello è generalmente libero, mentre i Musei del Castello e gli spazi come la Pietà Rondanini rientrano in una biglietteria museale distinta.

Gli orari, le tariffe e le condizioni di accesso alle diverse sale — in particolare la Sala delle Asse, che può essere chiusa o solo parzialmente visibile per ragioni di conservazione — variano e non sono qui riprodotti: si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate presso le fonti ufficiali del castello e dei musei milanesi prima di ogni visita.

Quiz

1. Chi ricostruisce il castello a partire dal 1450, sulle rovine della fortezza viscontea?

  • Leonardo da Vinci
  • Francesco Sforza
  • Michelangelo

2. Quale decorazione dipinge Leonardo da Vinci verso il 1498 nella Sala delle Asse?

  • Un pergolato illusionistico di gelsi e di funi intrecciate
  • Una battaglia equestre
  • Un'Ultima Cena

3. Quale opera di Michelangelo il castello conserva oggi?

  • Il David
  • La Pietà del Vaticano
  • La Pietà Rondanini, ultima scultura incompiuta