Nel cuore di Milano, a pochi passi dal Duomo, un immenso edificio di mattoni rosati dispiega i suoi cortili e i suoi porticati lungo quasi trecento metri di facciata. Lo si chiama familiarmente la Ca' Granda, la « Grande Casa » nel dialetto milanese. Dietro questo soprannome affettuoso si cela l'Ospedale Maggiore, uno dei più ambiziosi progetti del Rinascimento italiano: non un palazzo o una chiesa, ma un ospedale — concepito come un'opera d'arte totale e come la concreta applicazione del sogno umanistico della città ideale alla cura dei poveri e dei malati. Fondato nel 1456 dal duca Francesco Sforza e progettato dall'architetto fiorentino Filarete, l'edificio impiegò diversi secoli a essere completato. Oggi ospita la sede dell'Università di Milano.
Francesco Sforza e la fondazione del 1456
Quando Francesco Sforza prende il potere a Milano nel 1450, fonda una nuova dinastia ducale e cerca di consolidare la propria legittimità attraverso grandi gesti di mecenatismo. Condottiero divenuto principe, sposo di Bianca Maria Visconti, vuole dotare la sua capitale di monumenti degni delle più brillanti corti italiane.
La fondazione dell'Ospedale Maggiore, nel 1456, risponde a un bisogno reale non meno che a un'ambizione politica. Milano contava allora una moltitudine di piccoli ospedali e istituzioni caritatevoli dispersi, spesso mal amministrati. L'idea di Sforza — incoraggiata, si dice, dalla predicazione di san Bernardino e dai riformatori dell'assistenza — è di riunire questi istituti in un unico grande ospedale centrale, meglio organizzato e meglio dotato. La prima pietra viene posata nell'aprile del 1456, alla presenza del duca.
Il progetto è dunque al tempo stesso un'opera di carità cristiana, uno strumento di prestigio dinastico e un'impresa urbanistica di prima grandezza. Doveva proclamare, nella pietra e nel mattone, la magnificenza degli Sforza.
Il Filarete e il piano dell'ospedale ideale
Per disegnare questo grande ospedale, Sforza si rivolge a un fiorentino: Antonio Averlino, detto il Filarete (soprannome di origine greca che significa all'incirca « amico della virtù »). Formatosi nell'ambiente della scultura fiorentina, il Filarete è rimasto celebre soprattutto come teorico: il suo Trattato di architettura, redatto proprio in questi anni milanesi, espone il progetto di una città ideale immaginaria, « Sforzinda », dedicata al suo protettore.
L'Ospedale Maggiore è in un certo senso la verifica concreta di queste idee. Il Filarete vi applica i principi dell'umanesimo architettonico: razionalità della pianta, simmetria, proporzione, ordinata separazione delle funzioni. Là dove gli ospedali medievali ammassavano i malati in vaste sale indifferenziate, egli concepisce un organismo chiaro, in cui la circolazione dell'aria, dell'acqua e delle persone è pensata come un tutto.
Il Filarete dirige il cantiere solo per pochi anni — fino al 1465 circa — prima di lasciare Milano. Il suo piano d'insieme, tuttavia, resterà la matrice di tutto l'edificio, anche quando altri architetti, nell'arco di diversi secoli, ne proseguiranno la costruzione.
L'architettura: la crociera e i cortili
Il cuore del progetto del Filarete è un principio geometrico di grande eleganza. L'edificio doveva organizzarsi attorno a un vasto cortile centrale, inquadrato da due grandi complessi simmetrici. Ciascuno di questi complessi era a sua volta suddiviso in quattro cortili quadrati da una pianta a croce inscritta in un quadrato: è la celebre crociera.
Questa croce non era un semplice motivo decorativo. I bracci della croce erano le grandi sale dei malati, aperte e arieggiate, disposte in modo tale che, da un punto centrale, si potesse sorvegliare l'intero spazio. All'incrocio dei bracci doveva trovarsi uno spazio privilegiato — secondo il programma, un altare permetteva ai malati costretti a letto di assistere alla messa senza abbandonare il giaciglio. La pianta univa così la cura del corpo e quella dell'anima in un'unica figura.
Questa organizzazione a cortili multipli rispondeva a preoccupazioni che oggi diremmo di igiene: separare le funzioni, ricavare spazi aperti, far circolare l'aria. Il dispositivo della crociera esercitò un'influenza considerevole e servì da modello, reale o teorico, a numerosi ospedali europei dei secoli successivi.
La facciata di mattoni e terracotta
La parte costruita in vita del Filarete, sul lato destro dell'edificio attuale, si distingue per i suoi materiali: il mattone e la terracotta modellata, tipici della tradizione lombarda. Lungi dall'imporre a Milano il vocabolario della pietra fiorentina, il Filarete seppe misurarsi con il genio locale del materiale.
La facciata vi dispiega un registro di arcate a sesto acuto al pianterreno, sormontato da un piano forato da finestre riccamente ornate di terracotte: girali, medaglioni, busti, motivi all'antica in cui si avverte affiorare il linguaggio del Rinascimento. Il risultato è una sintesi originale tra la tradizione gotica lombarda ancora presente e il nascente classicismo umanistico. Man mano che il cantiere progredì nel corso delle generazioni, questo vocabolario decorativo tese a classicizzarsi ulteriormente, con le campagne più tarde che adottarono un linguaggio sempre più regolare e antichizzante.
Questo colore caldo del mattone, riverberato dai cortili, conferisce alla Ca' Granda la sua atmosfera così particolare — quella di un monumento profondamente milanese quanto profondamente rinascimentale.
Un cantiere secolare (e le aggiunte posteriori)
La Ca' Granda è l'esempio stesso del cantiere di lunga durata. Iniziata nel 1456, sarà completata nelle sue grandi linee solo molto più tardi, attraverso campagne successive che si estendono per quasi quattro secoli. Ogni epoca vi ha lasciato la propria impronta, il che fa dell'edificio una sorta di manuale di storia dell'architettura milanese.
È importante distinguere bene le stratificazioni. Lo strato propriamente rinascimentale, quello che qui ci interessa, è il progetto del Filarete e l'ala di mattoni che ne discende direttamente. Le campagne successive appartengono ad altre estetiche: nel XVII secolo, l'architetto Francesco Maria Richini interviene in particolare sulla grande corte d'onore e sul portale, in un linguaggio barocco che non appartiene più al momento rinascimentale e che conviene tenere distinto dal racconto filaretiano. Altre ali furono completate ancora più tardi, fino ai secoli XVIII e XIX.
La storia dell'edificio è stata segnata anche da dure prove: gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943, la Ca' Granda fu oggetto di un lungo restauro nel dopoguerra, che ne permise la riconversione.
L'Università di Milano oggi
Dal 1958 la Ca' Granda non accoglie più malati: è divenuta la sede dell'Università degli Studi di Milano, l'università statale della città. Le antiche sale dei malati, i cortili e le gallerie ospitano ormai aule, biblioteche, uffici e luoghi di vita studentesca.
Questa riconversione ha dato una seconda vita al monumento, che conserva la sua funzione di servizio pubblico aprendosi al tempo stesso alla città. La grande corte d'onore, in particolare, è divenuta un luogo di passaggio e di incontro nel cuore di Milano. Una parte degli spazi storici e sotterranei (in particolare quelli legati all'antico cimitero dell'ospedale) può essere visitata in occasione di aperture culturali, indipendentemente dalla vita universitaria.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata di mattoni del Filarete: l'ala destra in terracotta, la parte più autenticamente rinascimentale del complesso; da osservare per le sue finestre ornate e il suo decoro all'antica.
- La grande corte d'onore: il vasto spazio centrale bordato di arcate, cuore monumentale dell'edificio (nel suo stato ampiamente rimaneggiato dopo il XVI secolo).
- I cortili laterali: testimoni del principio della crociera e dell'organizzazione a cortili multipli voluta dal Filarete.
- Il decoro in terracotta: girali, medaglioni e busti modellati, ad altezza di sguardo, che illustrano la maestria lombarda.
- L'atmosfera del luogo: la vita studentesca contemporanea che anima oggi un ospedale del XV secolo — un sorprendente scontro fra le epoche.
Informazioni pratiche
La Ca' Granda si trova nel centro di Milano, a breve distanza a piedi dal Duomo, e ospita la sede dell'Università di Milano. I cortili e gli spazi di accesso sono generalmente aperti al pubblico nell'ambito della vita universitaria, ma l'edificio resta anzitutto un luogo di insegnamento in attività: conviene rispettare la tranquillità dei luoghi.
La visita di alcuni spazi storici (sotterranei, sale patrimoniali) avviene per lo più in occasione di eventi culturali puntuali o di visite guidate organizzate; è prudente verificare modalità e giorni di apertura presso le fonti ufficiali prima di recarvisi. Non essendo stabili, gli orari ed eventuali tariffe non sono qui indicati.
Quiz
1. Chi fondò l'Ospedale Maggiore di Milano nel 1456?
- Ludovico Sforza, detto il Moro
- Francesco Sforza
- Lorenzo de' Medici
2. Quale architetto fiorentino ne progettò la pianta a cortili razionali?
- Filippo Brunelleschi
- Leon Battista Alberti
- Il Filarete (Antonio Averlino)
3. Quale istituzione occupa oggi la Ca' Granda?
- Un museo d'arte moderna
- La sede dell'Università di Milano
- Un ospedale ancora in attività

