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Rinascimento italiano

La Cappella Portinari a Milano

Milan

La Cappella Portinari a Milano

Addossata al coro della basilica di Sant'Eustorgio, la Cappella Portinari è uno dei manifesti più puri del Rinascimento fiorentino trapiantato in terra lombarda. Commissionata intorno al 1462 da un banchiere toscano al servizio dei Medici, segna una netta rottura con il linguaggio gotico milanese allora dominante: qui tutto è chiarezza geometrica, proporzione e luce. Cappella funeraria tanto quanto reliquiario, riunisce in un unico spazio l'architettura centrale all'antica, un apparato di stucchi e di affreschi di notevole freschezza e — più antica di essa di oltre un secolo — la sontuosa arca gotica di san Pietro Martire che fu concepita per accogliere.

Pigello Portinari e i Medici a Milano

La cappella deve il suo nome e la sua esistenza a Pigello Portinari, membro di una grande famiglia fiorentina e direttore della filiale milanese del banco dei Medici, aperta sotto il patronato del duca Francesco Sforza. Uomo d'affari influente, Pigello incarna gli stretti legami intrecciati nel Quattrocento tra la Firenze dei Medici e la Milano degli Sforza, legami che furono anche canali di circolazione artistica.

Finanziando intorno al 1462 la costruzione di una cappella funeraria di fattura ostentatamente fiorentina, Portinari affermava al tempo stesso la propria devozione, il proprio rango e la propria identità toscana nel cuore della Lombardia. Scelse di dedicarla a un santo domenicano di primo piano, Pietro da Verona (san Pietro Martire), le cui reliquie erano conservate a Sant'Eustorgio dal XIV secolo. La cappella doveva così accogliere degnamente l'arca del santo e servire da sepoltura al committente stesso, morto nel 1468.

La basilica di Sant'Eustorgio

La cappella si inserisce in un edificio ben più antico e di tutt'altro spirito. La basilica di Sant'Eustorgio, una delle più venerabili chiese di Milano, affonda le proprie origini nell'alto Medioevo; la sua fabbrica attuale, essenzialmente romanica e gotica, risulta da campagne scaglionate dall'XI al XIV secolo, completate più tardi da un alto campanile. Legata a lungo alla memoria dei Re Magi — le cui reliquie vi sarebbero state venerate prima del loro trasferimento a Colonia —, divenne un importante centro dell'ordine domenicano.

Occorre dunque distinguere nettamente le due stratificazioni: la basilica, romanica e gotica, forma lo scrigno medievale, mentre la Cappella Portinari, innestata sul retro dell'edificio, vi introduce nel XV secolo un linguaggio interamente nuovo. Questa giustapposizione costituisce tutto l'interesse del luogo: in pochi passi si passa dalla penombra medievale a uno spazio inondato della chiarezza teorica del Rinascimento.

L'architettura di spirito fiorentino

La pianta della cappella è centrale: uno spazio cubico sormontato da una cupola, prolungato da una piccola abside che accoglie l'altare. Questa organizzazione, la sobrietà delle membrature in pietra grigia che si stagliano sulle pareti chiare, il ritmo delle lesene e degli archi a tutto sesto evocano irresistibilmente il vocabolario messo a punto a Firenze da Filippo Brunelleschi. Si accosta spesso, e a ragione, la Cappella Portinari alla Sagrestia Vecchia di San Lorenzo e alla Cappella dei Pazzi, di cui appare come un'eco lombarda.

L'attribuzione di questa architettura resta tuttavia discussa. La tradizione l'ha a lungo assegnata a Michelozzo di Bartolomeo, l'architetto prediletto di Cosimo de' Medici, che effettivamente lavorò a Milano per i Medici; questa ipotesi sarebbe coerente con il contesto del committente. Essa rimane però contestata dalla critica e non è saldamente documentata: sarebbe opportuno parlare di un'opera di spirito fiorentino, forse scaturita dall'ambito o dalla cultura micheloziana, piuttosto che di un'attribuzione certa. L'apparato scolpito, in cui interverrebbero maestranze lombarde, testimonia da parte sua una sintesi tra il modello toscano e le tradizioni locali.

La cupola e gli angeli in stucco

Il coronamento dello spazio è il suo momento più spettacolare. La cupola costolonata si eleva al di sopra di un tamburo e si dispiega in una superficie policroma ritmata da costole raggianti, alla maniera di un vasto baldacchino dai toni vivaci. Lontano dalla pietra nuda dei modelli fiorentini, questo cromatismo tradisce il gusto lombardo per il colore e l'ornamento.

Alla base della cupola corre la trovata più celebre dell'apparato decorativo: una corona di angeli danzanti eseguiti in stucco ad alto rilievo, festonata di ghirlande. Queste figure aggraziate, quasi a tutto tondo, sembrano ruotare attorno al tamburo e animano di un moto gioioso la transizione tra le pareti e la calotta. Realizzata alla metà del XV secolo, questa cintura di stucchi figura tra le creazioni decorative più originali del primo Rinascimento nell'Italia settentrionale e contribuisce potentemente all'impressione di unità festosa dell'insieme.

Gli affreschi di Vincenzo Foppa

Le pareti e i pennacchi sono ornati da un ciclo di affreschi dovuto a Vincenzo Foppa (1430 ca. – 1515 ca.), il maestro più importante della scuola lombarda del Quattrocento. Si tratta di uno dei suoi insiemi maggiori e di una tappa capitale della pittura della regione.

Il programma illustra in particolare episodi della vita e dei miracoli di san Pietro Martire, in eco al reliquiario che la cappella custodisce. Foppa vi dispiega un'arte della costruzione spaziale nutrita di prospettiva, un senso grave e interiorizzato delle figure e una luce argentata caratteristica, in cui l'influenza padovana e l'apporto fiorentino si fondono in un temperamento propriamente lombardo. Nei pennacchi figurano in particolare i Padri della Chiesa o figure sedute inscritte in architetture dipinte. Per la loro qualità e la loro coerenza con la cornice architettonica, questi affreschi fanno della Cappella Portinari un insieme di rara unità, in cui pittura, stucco e architettura concorrono a un medesimo effetto.

L'arca di san Pietro Martire (elemento anteriore)

Al centro della cappella si erge l'arca di san Pietro Martire (Arca di San Pietro Martire), monumento che è importante collocare bene cronologicamente: esso è anteriore di oltre un secolo alla cappella che lo accoglie. Questo sepolcro-reliquiario di marmo fu scolpito nel 1339 da Giovanni di Balduccio, artista di origine pisana, in uno stile pienamente gotico.

Sorretto da colonne che poggiano su figure delle Virtù, ornato di rilievi narrativi e coronato da un'edicola con statue, si inscrive nella tradizione dei grandi sepolcri monumentali del Trecento italiano. La sua presenza spiega la vocazione stessa della cappella, concepita per offrirgli una cornice degna. Il visitatore scopre così, riuniti in un medesimo volume, due momenti distinti dell'arte italiana: il gotico raffinato di Balduccio e il Rinascimento nascente del suo scrigno.

Cosa vedere assolutamente

  • La cupola policroma costolonata e la sua corona di angeli danzanti in stucco, apice dell'apparato decorativo.
  • Il ciclo di affreschi di Vincenzo Foppa (vita di san Pietro Martire), capolavoro della pittura lombarda del Quattrocento.
  • L'arca di san Pietro Martire di Giovanni di Balduccio (1339), sepolcro gotico di marmo al centro della cappella.
  • La pianta centrale di spirito fiorentino e il contrasto tra le membrature in pietra grigia e le pareti chiare.
  • Il passaggio, in pochi passi, dalla basilica romanico-gotica allo spazio rinascimentale della cappella.

Informazioni pratiche

La Cappella Portinari si visita dal retro della basilica di Sant'Eustorgio, sulla Piazza Sant'Eustorgio, nel quartiere dei Navigli a Milano; l'accesso alla cappella e al museo attiguo è in genere oggetto di un biglietto distinto rispetto all'ingresso in chiesa. Poiché orari, tariffe e condizioni di accesso sono soggetti a variazione (giorni di chiusura, celebrazioni, mostre), si raccomanda di verificarli prima di ogni visita presso la basilica o il Museo di Sant'Eustorgio. Il sito è facilmente raggiungibile dal centro di Milano (vicinanza con le Colonne di San Lorenzo e con i Navigli).

Quiz

1. Chi commissionò la Cappella Portinari?

  • Il duca Francesco Sforza
  • Pigello Portinari, banchiere fiorentino agente dei Medici a Milano
  • Il pittore Vincenzo Foppa

2. Quale artista dipinse il ciclo di affreschi della cappella?

  • Andrea Mantegna
  • Giovanni di Balduccio
  • Vincenzo Foppa

3. L'arca di san Pietro Martire, al centro della cappella, è:

  • Un'opera gotica del 1339 di Giovanni di Balduccio, anteriore alla cappella
  • Una scultura rinascimentale coeva della cappella
  • Una commissione di Michelozzo