Nel cuore di Milano, dietro la facciata severa di un antico collegio di gesuiti, la Pinacoteca di Brera ospita una delle più grandi collezioni di pittura d'Italia. La sua gloria non deriva da una dinastia di principi collezionisti, ma da un gesto politico: quello di Napoleone, che volle fare di Milano la capitale artistica del suo regno d'Italia e riunì qui, in un solo luogo, i capolavori sottratti alle chiese e ai conventi della penisola. Vi si attraversa, sala dopo sala, tutto il secolo d'oro della pittura italiana — lo Sposalizio della Verginedi Raffaello, laPaladi Piero della Francesca, ilCristo morto di Mantegna — in una galleria nata dalla Rivoluzione e dall'Impero.
Un collegio di gesuiti divenuto galleria napoleonica
Il Palazzo di Brera fu dapprima un vasto collegio tenuto dai gesuiti, prima che la soppressione dell'ordine, nel Settecento, liberasse l'edificio. L'imperatrice Maria Teresa d'Austria vi insediò istituzioni dotte, tra cui l'Accademia di Belle Arti di Brera, fondata nel 1776. Una collezione vi si costituì dapprima come strumento didattico, per offrire ai giovani artisti modelli da copiare.
La svolta venne con Napoleone. Quando Milano divenne la capitale del regno d'Italia, la galleria cambiò natura e ambizione: non fu più un semplice gabinetto di studio, ma una galleria nazionale destinata a celebrare la grandezza dello Stato. In occasione delle soppressioni religiose, pale e dipinti affluirono da tutta l'Italia settentrionale, e anche oltre, per esservi riuniti. La Pinacoteca fu solennemente inaugurata nel 1809. A differenza delle grandi collezioni principesche — i Medici, i Farnese, gli Este —, Brera è dunque una collezione di Stato, nata da una volontà pubblica, il che spiega la presenza fianco a fianco di opere venute da orizzonti assai diversi. Nel cortile del palazzo troneggia oggi la statua di bronzo di Napoleone come Marte pacificatore, da Canova — memoria del fondatore, ma opera dell'Ottocento, da distinguere dai tesori rinascimentali del piano superiore.
Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello
Uno dei pezzi più celebri è lo Sposalizio della Vergine, firmato e datato 1504 da un Raffaello di appena ventun anni. Dipinto per la chiesa di San Francesco a Città di Castello, il pannello mostra, in primo piano, il matrimonio di Maria e Giuseppe, mentre sullo sfondo si erge un tempio a pianta centrale, coronato da una cupola, verso il quale fugge una piazza lastricata di perfetta prospettiva. Questo edificio ideale, dove l'architettura diventa pura armonia, riassume l'aspirazione del Rinascimento alla bellezza razionale. Vi si misura anche la distanza già presa dal giovane pittore rispetto al suo maestro Perugino: la composizione è più fluida, più leggera, lo spazio più vasto. È uno dei manifesti dell'ingresso di Raffaello nella maturità.
Piero della Francesca, Mantegna, Bellini
Il cuore del Quattrocento batte a Brera. La Pala di Brera (o Pala Montefeltro) di Piero della Francesca, dipinta verso il 1472-1474, mostra una Madonna col Bambino in trono, circondata da santi e angeli, sotto un'abside a conchiglia da cui pende un misterioso uovo di struzzo sospeso a un filo — simbolo mariano e prodezza d'illusione. In primo piano, inginocchiato nella sua armatura splendente, Federico da Montefeltro, duca di Urbino, si raccoglie: l'arte di Piero vi raggiunge il suo vertice di geometria, di luce e di silenzio.
A pochi passi, il Cristo morto di Mantegna stupisce: il corpo del Cristo è visto in un ardito scorcio, i piedi verso lo spettatore, in una prospettiva così ripida da fare della morte un'esperienza fisica e intima. È una delle immagini più moderne di tutto il Quattrocento. La pittura veneziana è illustrata dalla Pietà di Giovanni Bellini, di una tenerezza straziante, e dal grande dipinto che i fratelli Gentile e Giovanni Bellini dedicarono a san Marco che predica ad Alessandria, folla cosmopolita dispiegata davanti a un'architettura orientale. Tintoretto, Veronese e la scuola lombarda completano questo panorama.
Una nota sul barocco
Va collocato con chiarezza uno dei dipinti più visitati del museo: la Cena in Emmaus di Caravaggio, dipinta verso il 1606. Quest'opera sconvolgente, dove il Cristo si rivela ai discepoli in una luce notturna, appartiene al barocco nascente e non al Rinascimento: è posteriore di un secolo ai capolavori di Piero o di Raffaello. La si segnala per non confonderla con il nucleo rinascimentale, così come le tele romantiche dell'Ottocento — come Il bacio di Hayez — che prolungano la collezione ben oltre la nostra epoca.
Da non perdere
- Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello (1504), con il tempio a cupola perfetto.
- La Pala di Brera di Piero della Francesca, con l'uovo di struzzo e il duca di Urbino inginocchiato.
- Il Cristo morto di Mantegna, prodigio di scorcio.
- La Pietà di Giovanni Bellini e il san Marco ad Alessandria dei fratelli Bellini.
- Il cortile del Palazzo di Brera e il Napoleone di Canova (memoria napoleonica, Ottocento).
- A parte, come traguardo barocco: la Cena in Emmaus di Caravaggio.
Informazioni pratiche
La Pinacoteca di Brera si trova nel quartiere di Brera, al centro di Milano, nel Palazzo di Brera che ospita anche l'Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Nazionale Braidense e un orto botanico. Il museo è molto frequentato: si consiglia la prenotazione di una fascia oraria. Poiché orari, tariffe e giorni di chiusura possono variare, conviene verificarli presso le fonti ufficiali del museo prima della visita. L'allestimento può cambiare al ritmo dei restauri e dei prestiti.
Quiz
- Per iniziativa di quale potere la Pinacoteca di Brera fu inaugurata nel 1809?
- La famiglia Medici
- Napoleone e il regno d'Italia
- Il papato
- Quale capolavoro di Raffaello, datato 1504, conserva Brera?
- La Trasfigurazione
- Lo Sposalizio della Vergine
- La Scuola di Atene
- La Cena in Emmaus di Caravaggio appartiene a quale corrente?
- Il barocco, posteriore al Rinascimento
- Il gotico internazionale
- Il Rinascimento fiorentino
