Dominando il quartiere di Chiaia dalla sua collina, il Palazzo Cellammare è una delle rare grandi testimonianze del Rinascimento civile a Napoli, città il cui tessuto antico fu ampiamente ricoperto dal barocco e dai secoli successivi. La sua fondazione risale al primo decennio del Cinquecento, per volontà di Giovanni Francesco Carafa, abate di Sant'Angelo di Atella, che lo volle come dimora di campagna fuori dalle mura della città. Il progetto iniziale è legato all'architetto Giovanni Francesco Mormando, importatore a Napoli del linguaggio rinascimentale fiorentino e romano. Nel 1531 il nipote Luigi Carafa eredita il palazzo e lo fa interamente restaurare da Ferdinando Manlio, secondo il gusto pienamente cinquecentesco. Sotto Luigi Carafa, marito di Isabella Gonzaga, il palazzo diventa un vivace centro culturale, frequentato dai letterati napoletani. Nel corso dei secoli cambierà mani e nome — deve quello attuale ai principi di Cellammare — conservando però il suo nucleo rinascimentale sotto i rimaneggiamenti posteriori.
Cosa vedere
- La posizione dominante su Chiaia: raggiungi l'altura e voltati; il palazzo fu scelto per il panorama sul golfo, all'epoca una villeggiatura lontana dalla città densa.
- Il portale monumentale: fermati davanti all'ingresso, uno degli elementi più scenografici del palazzo, pensato per segnare il passaggio dalla strada alla dimora nobile.
- La rampa e la salita: segui il percorso d'accesso che sale verso il palazzo; questa messa in scena dell'arrivo è tipica delle grandi residenze di collina.
- Il nucleo rinascimentale sotto i rimaneggiamenti: allena l'occhio a distinguere le parti del Cinquecento dalle aggiunte posteriori; il palazzo è un palinsesto di più epoche.
- Il cortile interno: cerca lo spazio del cortile, cuore della vita domestica e luogo di ricevimento, attorno a cui si organizza la dimora.
- La cornice verde: immagina i giardini che un tempo circondavano il palazzo, quando Chiaia era solo colline e vigne sopra il mare.
Storia e contesto
Nel Cinquecento, sotto i Carafa, il palazzo fu un vero salotto letterario: la tradizione vi associa figure come Giovan Battista Basile, autore de Lo cunto de li cunti, matrice di molte fiabe europee. Nel 1657, durante la terribile peste che colpì Napoli, la famiglia Carafa avrebbe consentito ai monaci vicini di usarne una parte come lazzaretto.
Segreti e curiosità
Il nome «Cellammare» viene dai principi di Cellammare, proprietari successivi, uno dei quali fu coinvolto in una celebre congiura nel Settecento.
Lo sapevi?
La tradizione fa del Palazzo Cellammare, nei secoli successivi, un alto luogo della vita artistica napoletana: si racconta che vi soggiornarono o vi furono ricevuti poeti, musicisti e pittori, tanto da soprannominarlo la dimora degli artisti.

