A pochi passi da Piazza del Gesù Nuovo, nel tessuto fitto del centro storico napoletano, una facciata discreta nasconde uno dei più preziosi complessi di scultura e pittura del Rinascimento a Napoli. Sant'Anna dei Lombardi — l'antica chiesa conventuale di Santa Maria di Monteoliveto — concentra in poche cappelle e in una sagrestia quanto di meglio la città aragonese seppe attrarre dalla Toscana e dall'Emilia: il marmo cesellato delle botteghe fiorentine, la terracotta commovente di Guido Mazzoni, la sapiente tarsia degli olivetani e, più tardi, il pennello di Giorgio Vasari. È un museo di arte totale non meno che un luogo di culto.
La chiesa olivetana di Monteoliveto
La chiesa fu fondata alla fine del XIV secolo (le fonti collocano di solito gli inizi intorno al 1411, sotto il patronato di Gurello Origlia, consigliere del re Ladislao di Durazzo) e affidata alla congregazione benedettina riformata degli olivetani, detta di Monte Oliveto Maggiore. Sotto la dinastia aragonese, nella seconda metà del XV secolo, Santa Maria di Monteoliveto divenne uno dei santuari prediletti della corte: i sovrani e le grandi famiglie vi moltiplicarono le fondazioni di cappelle, facendo dell'edificio un cantiere dove si incontrarono gli artisti più in vista del momento.
Il nome attuale, Sant'Anna dei Lombardi, è più tardo. Dopo la partenza degli olivetani (nel contesto delle soppressioni degli ordini a cavallo tra XVIII e XIX secolo) e i danni di un terremoto, la chiesa fu ceduta alla confraternita dei «Lombardi» — i mercanti e gli artigiani originari dell'Italia settentrionale stabilitisi a Napoli —, il cui antico oratorio era dedicato a sant'Anna. È da questo passaggio che deriva la doppia denominazione con cui la si indica oggi. L'interno, a navata unica fiancheggiata da cappelle, conserva sotto rimaneggiamenti successivi la sua struttura rinascimentale e soprattutto la sua straordinaria dotazione scolpita.
Il Compianto di Guido Mazzoni
L'opera più celebre è il Compianto sul Cristo morto — Deposizione, o Sepoltura — modellato da Guido Mazzoni di Modena, che si data di solito intorno al 1492, durante il soggiorno napoletano dell'artista. Si tratta di un gruppo di otto figure in terracotta a grandezza naturale, disposte attorno al corpo del Cristo disteso: la Vergine, san Giovanni, le pie donne, Maria Maddalena, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Ogni personaggio è individuato con un realismo impressionante — tratti tirati, bocche aperte in un grido trattenuto, gesti di dolore sospesi — in quella vena del teatro sacro emiliano in cui la scultura cerca di suscitare un'emozione immediata nel fedele.
La tradizione vuole che Mazzoni abbia prestato ad alcune figure — in particolare Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo — i tratti di personaggi della corte aragonese, il re Ferrante I (Ferdinando I) e suo figlio Alfonso, duca di Calabria. Questa identificazione, spesso ripetuta, resta presunta e va maneggiata con prudenza: nasce da una lettura antica del gruppo come ritratto camuffato dei committenti, plausibile ma non documentata in modo certo. Le terrecotte conservano tracce della loro policromia; la loro forza espressiva fa del Compianto uno dei vertici della scultura funeraria del tardo Quattrocento nell'Italia meridionale.
Benedetto da Maiano e Rossellino, la scultura toscana a Napoli
La chiesa è anche un'antologia della scultura fiorentina su marmo, importata da cappelle di mecenatismo. La Cappella Piccolomini, fondata da Maria d'Aragona, conserva una pala e un sepolcro che la critica riferisce ad Antonio Rossellino (con il probabile intervento di collaboratori), nel solco raffinato dei monumenti funebri toscani: rilievi di grande delicatezza, Madonna col Bambino, figure di un modellato morbido ereditato da Desiderio da Settignano e dai Rossellino.
Le sta di fronte l'opera di Benedetto da Maiano, in particolare la pala dell'Annunciazione della Cappella Mastrogiudice (Cappella dell'Annunciazione), rilievo in marmo in cui l'artista fiorentino dispiega la sua padronanza della prospettiva e del bassorilievo pittorico, con un'architettura di scorcio e figure di misurata eleganza. Questi marmi, eseguiti negli anni 1480-1490, testimoniano l'irradiazione delle botteghe toscane fino a Napoli e il dialogo, sotto le stesse volte, tra due linguaggi: la sobrietà classica del marmo fiorentino e l'espressionismo della terracotta emiliana. Tutte queste opere sono in situ, nella loro collocazione originaria o comunque nella chiesa.
La vecchia sagrestia — tarsie e affreschi del Vasari
In fondo alla chiesa, l'antica sagrestia (spesso chiamata «vecchia sagrestia», talvolta indicata come l'antico refettorio del convento) offre un insieme decorativo di rara coerenza. Le boiserie sono ricoperte di tarsie — pannelli di intarsio ligneo — dovute a Fra Giovanni da Verona, monaco olivetano e uno dei più grandi maestri dell'intarsio del Rinascimento: vedute di architettura in prospettiva, nature morte in trompe-l'œil, strumenti, paesaggi urbani ricostruiti dall'accostamento di legni di colori diversi.
La volta e le pareti alte recano un ciclo di affreschi attribuito a Giorgio Vasari, eseguito durante il suo passaggio a Napoli e datato al 1544. Vasari vi dispiega un programma allegorico e religioso (le virtù, scene e figure sacre) in uno stile manierista tutto di eleganza intellettuale. L'insieme — intarsio di inizio secolo e pittura degli anni Quaranta del Cinquecento — fa di questa sala uno degli spazi più completi in cui si possono leggere, fianco a fianco, due momenti del Rinascimento italiano.
Rilievo
Sant'Anna dei Lombardi occupa un posto singolare: dimostra che la Napoli aragonese, spesso letta attraverso la sua architettura civile e i suoi sepolcri, fu anche un crocevia dove convergevano la Toscana, l'Emilia e l'Umbria. Terracotta modenese, marmo fiorentino, intarsio veronese, affresco aretino: la chiesa riunisce, in un solo luogo, i grandi centri artistici della penisola. A lungo trascurata dai circuiti turistici dominati dalle basiliche napoletane, è oggi riconosciuta come una tappa essenziale per comprendere la diffusione del Rinascimento nel Sud.
Cosa vedere assolutamente
- Il Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni (1492 ca.), otto figure in terracotta a grandezza naturale, vertice dell'espressionismo emiliano — in situ.
- I ritratti presunti dei sovrani aragonesi nascosti tra le figure di Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo (identificazione da confermare).
- Il rilievo dell'Annunciazione di Benedetto da Maiano (Cappella Mastrogiudice), marmo fiorentino in prospettiva.
- La pala e il sepolcro della Cappella Piccolomini, riferiti ad Antonio Rossellino.
- Le tarsie di Fra Giovanni da Verona nella vecchia sagrestia, capolavoro di intarsio prospettico.
- Gli affreschi di Giorgio Vasari (1544) sulla volta della sagrestia, ciclo manierista.
Informazioni pratiche
La chiesa di Sant'Anna dei Lombardi si trova nel centro storico di Napoli (regione Campania), nelle immediate vicinanze di Piazza del Gesù Nuovo e dell'asse di Spaccanapoli, facilmente raggiungibile a piedi dai principali monumenti del centro. Rimane un luogo di culto e di visita culturale; l'accesso alla sagrestia e ad alcune cappelle può essere soggetto a modalità particolari. Si consiglia di verificare prima della visita le condizioni di accesso ed eventuali restrizioni legate alle celebrazioni. Le opere maggiori — il Compianto, i marmi toscani, la sagrestia decorata — sono conservate in situ, nella chiesa stessa.
Quiz
1. Quale opera in terracotta a grandezza naturale Guido Mazzoni modellò per la chiesa, intorno al 1492?
- Una Pietà in marmo
- Il Compianto sul Cristo morto (Deposizione), otto figure
- Un sepolcro reale in bronzo
2. A quale artista si attribuiscono gli affreschi della vecchia sagrestia, datati al 1544?
- Giorgio Vasari
- Benedetto da Maiano
- Fra Giovanni da Verona
3. Da dove deriva l'attuale nome «dei Lombardi» della chiesa?
- Dal suo architetto lombardo
- Dalla confraternita dei mercanti lombardi a cui la chiesa fu ceduta
- Da una reliquia proveniente dalla Lombardia

