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Rinascimento italiano

L'Arco di Trionfo aragonese del Castel Nuovo

Naples

L'Arco di Trionfo aragonese del Castel Nuovo

Incastonato tra le due torri cilindriche e scure che vegliano sull'ingresso del Castel Nuovo — il «Maschio Angioino» —, un bagliore di marmo bianco affiora dal grigio tufo angioino. È l'Arco di Trionfo aragonese, portale monumentale eretto verso la metà del Quattrocento per celebrare la conquista del Regno di Napoli da parte di Alfonso V d'Aragona e il suo solenne ingresso in città nel 1443. Opera collettiva di scultori giunti dalla Dalmazia, dalla Lombardia, dalla Sicilia e dalla Toscana, quest'arco costruito all'antica costituisce uno dei primissimi monumenti del Rinascimento nell'Italia meridionale. Sovrapponendo due fornici voltati alla maniera degli archi imperiali romani, ornato di un grande rilievo con il corteo trionfale del re e di un popolo di statue allegoriche, esso proclama nella pietra la legittimità di una dinastia nuova e l'ambizione umanistica di una corte.

La Napoli aragonese e Alfonso il Magnanimo

Al termine di una lunga lotta per la successione della regina Giovanna II, Alfonso V d'Aragona (re d'Aragona, di Sicilia, di Sardegna) s'impadronisce di Napoli nel 1442 e diventa Alfonso I di Napoli. Il 26 febbraio 1443 fa il suo ingresso trionfale in città su un carro, in una messinscena che attingeva tanto al trionfo dell'antica Roma quanto ai cortei principeschi del suo tempo. Questo evento fondativo, che celebrava insieme la vittoria militare e l'unione delle corone, divenne il programma stesso del monumento.

Soprannominato «il Magnanimo», Alfonso fu un sovrano colto, circondato di umanisti — tra cui Lorenzo Valla e Antonio Beccadelli, detto il Panormita — e appassionato di cultura antica. La sua corte napoletana divenne uno dei focolai dell'umanesimo italiano. L'arco traduce nel marmo questa cultura dotta: non si limita a commemorare una vittoria, ma inserisce il regno aragonese nella discendenza degli imperatori romani, riattualizzandone l'immaginario trionfale al servizio di una monarchia moderna.

Il Castel Nuovo angioino

Il castello che accoglie l'arco è ben anteriore al Rinascimento. Il Castel Nuovo — il «castello nuovo» in contrapposizione alle fortezze più antiche della città — fu edificato alla fine del XIII secolo, a partire dal 1279, sotto Carlo I d'Angiò, come residenza reale della dinastia angioina. Ricostruito e rafforzato sotto gli Aragonesi, presenta oggi una sagoma massiccia di fortezza: cinque grosse torri cilindriche in pietra da taglio, cortine spesse, fossati. È un'architettura militare medievale, gotica nel suo spirito difensivo e austera nei suoi volumi.

Il contrasto è impressionante, e voluto. Tra due di queste torri brute, dette Torre di Guardia e Torre di Mezzo, s'inserisce la facciata di marmo chiaro dell'arco, tutta ordinamenti classici, colonne, fregi e statue. Il Rinascimento non sostituisce qui il castello medievale: viene a innestarvisi, come una dichiarazione inserita nel corpo antico della piazzaforte, opponendo il candore ordinato dell'antico alla massa scura della fortezza angioina.

La committenza e gli artisti dell'arco

L'arco fu commissionato da Alfonso e poi portato a termine sotto il figlio Ferdinando I (Ferrante). La datazione precisa del cantiere resta discussa: si tende generalmente a collocarne l'esecuzione lungo quasi due decenni, attorno agli anni 1453-1471, con interruzioni. Il monumento è un'opera collettiva, frutto di un cantiere internazionale in cui lavorarono maestri di origini diverse, il che rende le singole attribuzioni spesso incerte e dibattute dagli storici.

Tra i nomi più solidamente associati al cantiere figurano Pietro da Milano, scultore lombardo che sembra aver svolto un ruolo direttivo, e Francesco Laurana, artista di origine dalmata destinato a una grande carriera di ritrattista. Vi si associa anche Domenico Gagini, capostipite di una dinastia di scultori attivi in Sicilia, oltre a Isaia da Pisa, formatosi nell'ambiente romano, e ad altri artefici come Paolo Romano o Andrea dell'Aquila secondo le fonti. La ripartizione esatta delle mani — chi abbia scolpito il grande rilievo, chi le Virtù, chi le figure di coronamento — rimane congetturale ed è oggetto di ipotesi variabili. Questa pluralità di provenienze spiega la ricchezza e talora l'eterogeneità stilistica dell'insieme, tra eredità tardogotica, influssi borgognoni e vocabolario decisamente classicheggiante.

Il modello antico e l'architettura a doppio arco

La struttura attinge al repertorio dell'arco di trionfo romano imperiale, che gli artisti potevano studiare sui monumenti antichi superstiti. Ma l'invenzione napoletana sta nella sua disposizione in altezza: invece del triplice fornice orizzontale dei grandi archi romani, l'arco del Castel Nuovo sovrappone due archi su uno stesso asse verticale, l'uno sopra l'altro, tra due coppie di colonne addossate che reggono trabeazioni e fregi.

Questa sovrapposizione, imposta in parte dalla ristrettezza dello spazio tra le torri, conferisce al monumento un'elevazione ascendente inconsueta, quasi un frontespizio a più registri. Il passaggio inferiore costituisce la porta vera e propria; al di sopra, un secondo arco inquadra uno spazio decorativo. L'insieme si corona di nicchie che ospitano statue e, in sommità, di figure allegoriche e di un frontone curvilineo. Il vocabolario — paraste scanalate, capitelli compositi, cornici a mensole, ghirlande — attinge alla grammatica dell'Antichità riletta dal Rinascimento, mentre la verticalità conserva qualcosa della sensibilità gotica del luogo.

Il rilievo del corteo trionfale e la statuaria

Il cuore narrativo del monumento è il grande rilievo a fregio che corre sopra il fornice inferiore, raffigurante il corteo trionfale di Alfonso. Il re vi appare su un carro, alla maniera di un trionfatore romano, circondato dal suo seguito, da dignitari, da armigeri e da musici, in una processione che rievoca l'ingresso del 1443. È una dotta trasposizione del trionfo antico in linguaggio contemporaneo, dove i costumi del Quattrocento convivono con la struttura processionale ereditata da Roma.

Attorno e al di sopra si dispiega un ampio programma scultoreo. I pennacchi e i registri accolgono figure allegoriche e Virtù — vi si riconoscono tradizionalmente personificazioni come la Fortezza, la Temperanza, la Giustizia e la Prudenza, virtù cardinali legate all'immagine del buon principe. Vittorie alate, geni che recano le armi e gli emblemi aragonesi, figure di fiumi o della Fama completano l'iconografia. Al coronamento trovavano posto statue di santi e di figure allegoriche, alcune oggi alterate o restaurate. L'insieme compone un discorso coerente: la vittoria (il trionfo), la legittimità (le armi e gli emblemi) e la virtù (le allegorie morali) si coniugano per giustificare e magnificare il potere del nuovo sovrano.

Portata — un manifesto del Rinascimento a Napoli

L'arco del Castel Nuovo occupa un posto inaugurale nella storia artistica dell'Italia meridionale. Mentre Firenze, Roma o Urbino accoglievano da qualche decennio il rinnovamento all'antica, Napoli non aveva ancora prodotto nulla di paragonabile a questa scala monumentale. Riunendo su uno stesso cantiere scultori venuti dalla Lombardia, dalla Dalmazia, dalla Sicilia e dal mondo toscano e romano, la committenza aragonese fece della città un crocevia dove s'incontrarono i focolai della scultura rinascimentale.

Il monumento valse anche ai suoi artisti un riconoscimento duraturo: è in parte a Napoli che Francesco Laurana forgiò la maniera che avrebbe fatto di lui uno dei grandi ritrattisti di busti femminili del Rinascimento. Manifesto politico non meno che artistico, l'arco affermava nel marmo la nuova dinastia e la sua cultura umanistica, innestata sulla fortezza angioina. Rimane oggi l'emblema visivo del Castel Nuovo e uno dei momenti fondamentali del primo Rinascimento a sud di Roma.

Cosa vedere assolutamente

  • Il doppio arco sovrapposto di marmo bianco incastonato tra le due torri scure: il contrasto impressionante tra l'antico rinascente e la fortezza gotica angioina.
  • Il grande rilievo del corteo trionfale, dove Alfonso appare sul suo carro alla maniera di un trionfatore romano, circondato dal suo seguito.
  • Le figure allegoriche e le Virtù alloggiate nei pennacchi e nelle nicchie: Fortezza, Temperanza, Giustizia, Prudenza, immagine del buon principe.
  • Le Vittorie alate e i geni che recano armi ed emblemi aragonesi, discorso araldico di legittimità.
  • Il dettaglio dei capitelli compositi, dei fregi e delle ghirlande all'antica, testimonianza del vocabolario classico importato a Napoli.
  • La lettura d'insieme per registri ascendenti, invenzione napoletana nata dallo spazio angusto tra le torri.

Informazioni pratiche

L'arco costituisce l'ingresso monumentale del Castel Nuovo (Maschio Angioino), situato nel cuore di Napoli, a ridosso di Piazza Municipio e del porto, nel quartiere storico vicino al Teatro San Carlo e al Palazzo Reale. Il monumento si osserva liberamente dalla spianata esterna, formando l'arco la facciata d'accesso del castello. All'interno del Castel Nuovo si trovano in particolare il Museo Civico e la Sala dei Baroni. Le condizioni d'accesso, i giorni di apertura e le modalità di visita sono soggetti a variazioni: si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate presso i servizi comunali della Città di Napoli prima di recarsi sul posto.

Quiz

1. Quale evento commemora l'arco del Castel Nuovo?

  • L'ingresso trionfale di Alfonso d'Aragona a Napoli nel 1443
  • L'incoronazione di Carlo I d'Angiò
  • La vittoria di Lepanto

2. Quale particolarità distingue l'architettura di quest'arco dagli archi romani classici?

  • Non presenta alcuna colonna
  • Sovrappone due archi su uno stesso asse verticale
  • È interamente costruito in mattoni

3. Quale di questi scultori è associato al cantiere dell'arco?

  • Francesco Laurana
  • Michelangelo Buonarroti
  • Il Bernini