Arroccato sulla collina di Capodimonte, a nord di Napoli, questo museo è considerato una delle pinacoteche più ricche d'Italia. La sua gloria non deriva anzitutto dall'edificio — una reggia borbonica del Settecento — ma da ciò che custodisce: il nucleo farnesiano, un insieme di capolavori riuniti nel Rinascimento da una delle famiglie più potenti della penisola. Vi si attraversa in poche sale tutto il secolo d'oro della pittura italiana, dalla rivoluzione di Masaccio alla maturità di Tiziano.
La collezione Farnese: dai principi della Chiesa ai re di Napoli
La collezione deve la sua esistenza all'ascesa dei Farnese. Elevati al primo rango dall'elezione di Alessandro Farnese al soglio pontificio con il nome di Paolo III (1534), essi costituirono a Roma e a Parma un insieme d'opere d'arte di ampiezza eccezionale. Il cardinale Alessandro Farnese il Giovane, nipote del papa e grande mecenate, vi ebbe un ruolo decisivo, commissionando e acquistando direttamente dai più grandi artisti.
Questo tesoro passò ai Borbone per i casi dinastici: Elisabetta Farnese, ultima erede della stirpe, sposò Filippo V di Spagna. Il loro figlio, Carlo di Borbone — futuro Carlo III di Spagna — divenne re di Napoli nel 1734 e fece trasferire l'eredità farnesiana da Parma e da Roma verso la sua nuova capitale. La collezione rinascimentale e lo scrigno napoletano che la accoglie hanno dunque origini distinte: è questo spostamento del Settecento a spiegare la presenza, a Napoli, di opere nate a Firenze, Venezia, Mantova o Parma.
I primitivi e il Quattrocento: Masaccio, Bellini, Mantegna, Botticelli
Il percorso rinascimentale si apre su un pezzo fondatore: la Crocifissione di Masaccio, pannello superiore del celebre polittico eseguito per la chiesa del Carmine diPisa (1426), oggi disperso tra più musei. In questa piccola tavola a fondo oro, Masaccio impone già la sua rivoluzione: un Cristo massiccio, una Vergine e un san Giovanni resi in volumi, e una Maddalena vista di spalle, le braccia levate, il cui manto rosso concentra tutto il dolore della scena. È uno dei traguardi maggiori della nascita della pittura moderna.
Da Venezia viene la Trasfigurazione di Giovanni Bellini(1478-1480 circa), vertice del pittore: il Cristo e i profeti si stagliano su un paesaggio di colline immerso in una luce mattutina, dove il sacro si incarna nella natura. La sala veneziana e lombarda riunisce inoltreAndrea Mantegna — di cui si ricorda un folgorante Ritratto del cardinale Francesco Gonzaga e composizioni religiose di rigore archeologico — e opere attribuite all'ambito padovano.
Sandro Botticelli è presente con una Madonna col Bambino dove si riconosce la grazia lineare fiorentina. A questi nomi si aggiungono maestri del Nord e dell'Italia settentrionale, che mostrano l'ampiezza del gusto farnesiano, aperto ben oltre la sola Toscana.
Il Cinquecento: Raffaello, Tiziano, il Parmigianino, il Correggio, Sebastiano del Piombo
Il cuore della collezione batte nel Cinquecento. Raffaello vi è rappresentato da fogli e un cartone preparatorio legati ai suoi grandi cantieri romani, oltre a un ritratto di cardinale riferito alla sua cerchia — testimonianze preziose della bottega e del disegno dell'Urbinate. Il fondo grafico di Capodimonte, spesso meno noto, è tra i più importanti d'Italia.
Ma è Tiziano a dominare queste sale. Il Ritratto di Paolo III e i nipoti (1545-1546), dipinto durante il soggiorno del maestro a Roma, è un capolavoro di psicologia politica: il vecchio papa diffidente, rannicchiato nella poltrona, e i due nipoti Farnese — Alessandro in piedi, Ottavio piegato in una riverenza ambigua. Accanto, la Danae (1544-1545 circa), commissionata dal cardinale Alessandro, illustra l'invenzione tizianesca della «poesia» mitologica, dove la carne e l'oro della pioggia divina diventano pura pittura. Altri ritratti di Paolo III completano questa galleria farnesiana.
Il Parmigianino offre due pezzi celebri: l'enigmatica Antea (1531-1535 circa), ritratto di giovane donna la cui identità resta discussa, di un'eleganza manierista indimenticabile; e uno Sposalizio mistico di santa Caterina dove si dispiega la grazia allungata che ne fece la fama. Il suo maestro spirituale, il Correggio, è presente in particolare con la Zingarella (Madonna detta «del coniglio») e altre composizioni dalla dolcezza atmosferica caratteristica di Parma.
La sala riunisce inoltre Sebastiano del Piombo — autore di ritratti monumentali, tra cui l'effigie di un papa Medici —, Lorenzo Lotto e le sue figure di un'intensità inquieta, e, venuto dalle Fiandre, Pieter Bruegel il Vecchio, di cui Capodimonte conserva due tele famose del 1568: il Misantropoe laParabola dei ciechi, meditazione tagliente sulla cecità umana.
Lo scrigno reale borbonico e l'oltre barocco
L'edificio stesso appartiene a un'altra epoca: la reggia di Capodimonte fu avviata dal 1738 per ordine di Carlo di Borbone, dapprima come residenza reale e casino di caccia dominante la città e il golfo. Vasto edificio classico circondato da un grande parco, costituisce uno scrigno posteriore alla collezione che ospita. La galleria rinascimentale vi convive con insiemi di epoche diverse, tra cui un importante fondo barocco.
A questo titolo, vanno classificate come post-rinascimentali le tele di Caravaggio. La Flagellazione di Cristo (1607 circa), dipinta a Napoli per la chiesa di San Domenico Maggiore e oggi conservata nel museo, è uno dei vertici del naturalismo tenebroso: tre aguzzini, un Cristo luminoso, un fondo di notte assoluta. La si distingue dall'altro grande Caravaggio napoletano, le Sette opere di Misericordia, che non è a Capodimonte ma resta in situ al Pio Monte della Misericordia, nel centro storico — altro capolavoro barocco da non confondere con la collezione rinascimentale. Queste opere segnano una rottura radicale con l'ideale del Cinquecento e annunciano l'ingresso in un altro mondo artistico.
Portata
Capodimonte offre un'esperienza rara: percorrere, in un solo luogo e grazie a una sola eredità familiare, quasi tutto l'arco del Rinascimento italiano — dalla gravità di Masaccio alla sensualità di Tiziano, passando per la stranezza del Parmigianino. La collezione Farnese vi fa dialogare Firenze, Venezia, Mantova, Parma e le Fiandre, offrendo un panorama che pochi musei al mondo possono eguagliare fuori dagli Uffizi o dal Louvre.
Da non perdere
- La Crocifissione di Masaccio, pannello del polittico di Pisa (1426), e la sua Maddalena vista di spalle.
- La Trasfigurazione di Giovanni Bellini, il sacro fuso in un paesaggio luminoso.
- Il Ritratto di Paolo III e i nipoti di Tiziano, vertice del ritratto politico.
- La Danae di Tiziano, «poesia» mitologica commissionata dai Farnese.
- L'Antea del Parmigianino, ritratto manierista di enigmatica eleganza.
- I due Bruegel il Vecchio (Misantropo, Parabola dei ciechi), e — da classificare come barocca — la Flagellazione di Caravaggio.
Informazioni pratiche
Il museo occupa la reggia di Capodimonte, sulle alture a nord del centro di Napoli, entro un vasto parco storico. È servito dai trasporti urbani dal centro; l'accesso a piedi dai quartieri bassi comporta una salita sensibile. Essendo la collezione molto estesa, conviene individuare in anticipo le sale rinascimentali (fondo Farnese) se il tempo è poco. Orari, tariffe ed eventuali giorni di chiusura, oltre alle condizioni di prenotazione, possono variare: è opportuno verificarli sui canali ufficiali del museo prima della visita. Alcune sale o opere possono essere temporaneamente chiuse o prestate a mostre.
Quiz
1. A quale famiglia risale il nucleo della collezione di pittura di Capodimonte?
- I Medici
- I Farnese
- I Gonzaga
2. Da quale grande polittico proviene la Crocifissione di Masaccio conservata a Napoli?
- Il polittico di Pisa
- La pala di San Zeno
- Il polittico di Perugia
3. Quale pittore realizzò il Ritratto di Paolo III e i nipoti?
- Raffaello
- Il Parmigianino
- Tiziano
