Eretto nel 1512-1513 sulla via San Biagio dei Librai, l'asse antico di Spaccanapoli, il palazzo fu commissionato da Bartolomeo di Capua, principe di Riccia e conte di Altavilla, e affidato a Giovanni Donadio detto il Mormando. È considerato l'opera più importante di questo architetto, che diede il proprio soprannome a un'intera corrente dell'architettura napoletana del primo Cinquecento. Detto anche Palazzo di Capua dal nome dei primi proprietari, illustra l'arrivo a Napoli del linguaggio rinascimentale nel tessuto fitto della città vecchia.
Cosa vedere
- Il portale d'ingresso: incorniciatura in pietra a tre livelli di articolazione, che afferma la dignità della dimora sulla strada stretta.
- Il cortile interno: ampio cortile ordinato, cuore del palazzo, il cui assetto attuale deve molto a un restauro del Settecento.
- La scala a doppia rampa: la scala monumentale si conclude su un'esedra neoclassica, segno del rimaneggiamento del 1759.
- Il giardino pensile: cerca, in alto, il giardino sospeso che offre una respirazione verde sopra la città densa.
- Il contrasto con la strada: nota il passaggio improvviso dalla stretta via all'ampiezza del cortile.
Storia e contesto
Passato poi alla famiglia Marigliano, che gli ha lasciato il nome, il palazzo fu profondamente rimaneggiato nel Settecento, in particolare il cortile e la scala.
Segreti e curiosità
Il palazzo porta due nomi: Marigliano, dai proprietari successivi, e di Capua, dal committente originario. L'architetto Giovanni Donadio era così legato a questo tipo di edificio che il suo soprannome, il Mormando, servì a designare un'intera maniera napoletana.
Lo sapevi?
All'inizio del Settecento il palazzo sarebbe stato luogo di riunione dei nobili coinvolti, attorno a Gaetano Gambacorta, nella cosiddetta congiura di Macchia (1701), tentativo fallito contro la dominazione spagnola durante la guerra di Successione spagnola.

