Nel cuore della Napoli antica, lungo la via Duomo, una facciata severa dal grande bugnato di pietra contrasta con il barocco esuberante che domina la città. Il Palazzo Como, innalzato da un mercante nella seconda metà del Quattrocento, è una delle rare testimonianze dell'architettura civile di gusto fiorentino in una città allora governata dagli Aragonesi. Scampato a uno spostamento spettacolare durante l'apertura della via Duomo, ospita dalla fine dell'Ottocento il Museo Civico Gaetano Filangieri, una delle più affascinanti collezioni di arti decorative dell'Italia meridionale.
La Napoli mercantile e Angelo Como
Il palazzo deve il proprio nome ad Angelo Como (o Coma), ricco mercante napoletano attivo nella seconda metà del Quattrocento. La sua costruzione viene generalmente collocata tra gli anni Sessanta e Novanta del XV secolo, sotto il regno dei sovrani aragonesi Ferrante I e dei suoi successori. Si indica spesso una forbice attorno al 1464-1490, ma la datazione precisa resta discussa e va accolta con prudenza: le fonti documentarie antiche sono lacunose e il nome dell'architetto non è accertato. Alcuni storici hanno evocato l'ambiente degli architetti toscani o fiorentini attivi a Napoli in quell'epoca, senza però poter avanzare un'attribuzione sicura.
Ciò che è certo è lo statuto del committente: un mercante, non un principe né un grande feudatario. Questo punto è essenziale. A Firenze l'alta banca e il grande commercio si affermavano attraverso palazzi urbani massicci, simboli di potenza civile non meno che di prestigio personale. Importando questo modello a Napoli, Angelo Como ostentava insieme il proprio successo economico e una cultura visiva rivolta alla Toscana, proprio mentre l'aristocrazia napoletana prediligeva altri linguaggi. Il Palazzo Como testimonia così la circolazione di uomini, capitali e forme tra l'Italia tirrenica e l'Italia centrale al tempo del Rinascimento.
Un'architettura a bugnato di gusto fiorentino
La cifra distintiva del Palazzo Como è il suo paramento a bugnato: grandi blocchi di pietra tagliati in rilievo, sporgenti, che conferiscono alla facciata una tessitura potente e una scansione nettamente ritmata. Questo trattamento richiama immediatamente i grandi palazzi fiorentini del Quattrocento, primi fra tutti il Palazzo Medici Riccardi di Michelozzo e il Palazzo Strozzi. Vi si ritrova la logica di un basamento fortemente bugnato che si alleggerisce verso l'alto e l'affermazione di un volume cubico compatto, chiuso attorno a un cortile interno.
A Napoli questo vocabolario è eccezionale. La città, orientata verso altre tradizioni costruttive e verso un gusto che di lì a poco sarebbe scivolato nel manierismo e poi nel barocco, ha conservato pochissimi palazzi privati rigorosamente di gusto fiorentino. Il Palazzo Como si configura dunque come una rarità architettonica, quasi un manifesto: trasferisce al Sud il modello del palazzo mercantile toscano. Il portale, incorniciato di pietra, s'iscrive in questa retorica della solidità e della misura. L'insieme, sobrio e ordinato, si distingue per la coerenza geometrica più che per l'ornato, nello spirito dell'umanesimo architettonico della metà del XV secolo.
Lo smontaggio e la ricostruzione durante l'apertura della via Duomo
La storia materiale del palazzo riserva un episodio notevole. Nella seconda metà dell'Ottocento Napoli intraprende vasti lavori di risanamento e di apertura di nuove strade attraverso il denso tessuto medievale della città vecchia. Il tracciato della via Duomo, aperta per collegare la cattedrale al centro, si scontra con l'ingombro del Palazzo Como.
Anziché abbatterlo, si prese la decisione — notevole per l'epoca — di salvaguardarlo spostandolo. Il palazzo fu smontato, la sua facciata e i suoi elementi accuratamente smontati, quindi arretrato e ricostruito su un allineamento leggermente modificato per adattarsi alla nuova strada, cercando di restituirne l'aspetto originario. Questo spostamento, condotto negli anni attorno all'apertura della via Duomo, costituisce uno dei fatti salienti della biografia del monumento: ciò che si ammira oggi è dunque, in parte, una ricostruzione fedele più che l'edificio rimasto rigorosamente al suo posto. Le modalità esatte e il grado di reimpiego delle pietre originali meritano di essere verificati presso gli studi specialistici, ma il principio di uno smontaggio e rimontaggio legato all'apertura della strada è ben radicato nella memoria del luogo.
Il Museo Civico Filangieri e le sue collezioni
Fu il principe Gaetano Filangieri (di Satriano) a conferire al palazzo ricostruito la sua attuale vocazione. Erudito, collezionista e mecenate, egli fece del Palazzo Como lo scrigno di un museo civico che donò alla città. La fondazione del Museo Civico Gaetano Filangieri è tradizionalmente riferita al 1888, il periodo in cui il palazzo, salvato dallo sventramento, fu riadattato per accogliere ed esporre le sue collezioni.
Il museo riunisce un insieme vario di arti decorative e di oggetti, riflesso del gusto enciclopedico del suo fondatore: armi e armature antiche, ceramiche e porcellane, maioliche, oggetti di oreficeria e di bronzo, mobilio, tessuti, oltre a una quadreria comprendente opere di diverse scuole italiane e straniere. La grande sala, detta sala Agata, con la sua balconata e le sue vetrine, offre un esempio curato di museografia di fine Ottocento, in cui l'oggetto è messo in scena entro una cornice patrimoniale. Provato dalle distruzioni e dai furti delle guerre e dalle vicissitudini del Novecento, poi restaurato, il museo resta uno dei luoghi più originali per comprendere la cultura materiale e il collezionismo napoletani.
Rilievo
Il Palazzo Como cumula così più motivi d'interesse: documenta la presenza di un linguaggio architettonico fiorentino a Napoli al tempo degli Aragonesi; illustra l'affermazione di una borghesia mercantile attraverso l'architettura; reca la traccia di una politica urbana ottocentesca capace, eccezionalmente, di salvare un edificio spostandolo; e conserva infine una collezione privata divenuta bene pubblico. Pochi monumenti napoletani condensano tante stratificazioni di storia in un medesimo volume di pietra bugnata.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata a bugnato sulla via Duomo, raro esempio napoletano d'ispirazione fiorentina, da confrontare mentalmente con il Palazzo Medici Riccardi e il Palazzo Strozzi.
- Il portale in pietra e la sua cornice, espressione sobria della retorica di solidità del palazzo mercantile.
- Il cortile interno e l'organizzazione compatta del volume, ereditati dal modello toscano del palazzo urbano.
- La grande sala del museo (sala Agata) con la sua balconata e le sue vetrine storiche, museografia di fine Ottocento.
- La collezione di armi e armature e le ceramiche e maioliche, cuore delle arti decorative riunite dal principe Filangieri.
- La quadreria, panorama di scuole italiane e straniere che riflette il gusto del collezionista.
Informazioni pratiche
Il Palazzo Como si trova lungo la via Duomo, nel centro storico di Napoli, in prossimità della cattedrale (Duomo) e del quartiere di San Lorenzo. Ospita il Museo Civico Gaetano Filangieri. La zona è facilmente raggiungibile a piedi dai principali assi della Napoli antica ed è servita dai trasporti urbani che coprono l'area del Duomo. Per gli orari di apertura, le tariffe e le condizioni di visita si raccomanda di consultare le informazioni ufficiali aggiornate del museo prima di recarsi sul posto.
Quiz
1. Quale tipo di committente fece edificare il Palazzo Como?
- Un re aragonese
- Un mercante napoletano, Angelo Como
- Un cardinale della cattedrale
2. Quale caratteristica avvicina la sua facciata ai palazzi fiorentini?
- Una loggia con colonne antiche
- Un paramento a bugnato d'ispirazione toscana
- Una decorazione a stucchi barocchi
3. Che cosa accadde al palazzo durante l'apertura della via Duomo nell'Ottocento?
- Fu interamente distrutto
- Fu smontato, poi arretrato e ricostruito fedelmente
- Rimase perfettamente intatto nella sua sede originaria

