La Fontana dell'Acqua Felice, detta anche fontana del Mosè, è molto più di una fontana: è il punto d'arrivo monumentale di un intero acquedotto, un'opera d'ingegneria trasformata in manifesto politico. Alla fine del Cinquecento papa Sisto V, uno dei più energici costruttori della Roma moderna, intraprende di rialimentare d'acqua i colli abbandonati della città. Restaura e prolunga un antico acquedotto, ribattezzato Acqua Felice dal suo nome di battesimo, Felice Peretti. Ogni mostra, cioè ogni punto d'arrivo di un acquedotto, doveva annunciarsi con un'opera spettacolare: la fontana, innalzata tra il 1585 e il 1588 da Domenico Fontana, prende la forma di un arco di trionfo a tre fornici, linguaggio romano per eccellenza. Al centro troneggia un colossale Mosè che percuote la roccia per farne sgorgare l'acqua: l'analogia è limpida, il papa è un nuovo Mosè che guida il suo popolo e gli dona l'acqua. La fontana inaugura così il grande programma delle fontane monumentali che faranno la gloria di Roma, dove l'utilità pubblica dell'acqua si accompagna sempre alla celebrazione del potere pontificio. Segna il passaggio dalla misura rinascimentale all'enfasi che annuncia il barocco.
Cosa vedere
- La struttura ad arco di trionfo: guarda prima l'architettura, tre grandi fornici all'antica, modo per annunciare che l'acqua giunta qui è una conquista, celebrata come una vittoria militare.
- Il Mosè centrale: la grande statua che percuote la roccia è il cuore del programma; osserva la posa, afferma l'analogia tra il papa dispensatore d'acqua e il profeta biblico.
- I bassorilievi laterali: nei fornici vicini cerca le scene bibliche legate all'acqua (Aronne, Gedeone), che prolungano il discorso e incorniciano la figura centrale.
- I leoni e le vasche: individua i leoni da cui l'acqua si riversa nella grande vasca; l'abbondanza visibile del getto è un argomento politico, quello di una città restituita alla vita.
- Le iscrizioni: le dediche incise ricordano il nome del papa e l'ampiezza dell'impresa; la fontana è anche un testo di propaganda.
Storia e contesto
Opera del programma urbanistico di Sisto V, la fontana permise di riurbanizzare un intero settore di colli fino ad allora privo d'acqua, mutando durevolmente la geografia della città. Il suo linguaggio di arco di trionfo divenne un modello per le grandi fontane romane successive.
Segreti e curiosità
Il Mosè centrale ha cattiva fama fin dalla nascita: la critica romana lo giudicò sproporzionato e maldestro, al punto che la statua divenne oggetto di scherno e la tradizione attribuì al suo scultore un dolore fatale. Questa ricezione severa contrasta con l'importanza storica dell'insieme.
Lo sapevi?
La tradizione racconta che il Mosè fu così unanimemente deriso per le sue proporzioni ingrate che il suo scultore, sopraffatto dalle critiche, ne sarebbe morto di crepacuore. Vera o leggendaria, la storia dice quanto la Roma di fine Cinquecento giudicasse senza pietà le opere esposte sulla pubblica piazza.

