HitsMap

Scultura del Rinascimento

Ratto delle Sabine

Firenze

Ratto delle Sabine

Giambologna terminò il grande modello verso il 1579-1580, poi scolpì il marmo, svelato sotto la Loggia dei Lanzi nel 1583. Il gruppo nacque senza commissione e senza programma: lo scultore, già celebre, voleva dimostrare di saper dominare il marmo quanto il bronzo e rivaleggiare con gli Antichi e con Michelangelo. Colpito, il granduca Francesco I lo fece collocare sotto la Loggia, nel cuore del potere fiorentino, dove ancora si erge. Un rilievo di bronzo, aggiunto al basamento, precisa il soggetto romano.

Elementi notevoli

Tre figure annodate in una spirale ascendente, ricavate da un unico blocco di marmo. In basso, un vecchio accovacciato, schiacciato, tende il braccio; al centro, un giovane possente solleva a braccia tese una donna che s'inarca, il busto rovesciato, il braccio gettato verso il cielo in un gesto di terrore. I corpi si avvolgono l'uno all'altro, senza un punto morto, senza una faccia « principale ». Il marmo levigato rende la tensione dei muscoli, la torsione delle schiene, il panico dei volti. Ai piedi del gruppo, un rilievo di bronzo narra la scena. È una fiamma di pietra che sale a vortice.

Significato

Il Ratto delle Sabine è il compimento della figura serpentinata e una rivoluzione: è il primo gruppo di più figure concepito SENZA un punto di vista dominante, da vedere ugualmente da ogni angolazione, girandovi intorno. Giambologna lo scolpì dapprima come pura dimostrazione di virtuosismo — tre età, tre corpi, tre movimenti in un solo blocco — senza un soggetto preciso. Il titolo, tratto dalla storia romana, fu dato solo una volta collocata l'opera. La forma, qui, precede e fonda il racconto.

Simbolismo e lettura iconografica

Il soggetto — il ratto delle Sabine da parte dei primi Romani, privi di donne per fondare la loro città — evoca la violenza alle origini di Roma, ma anche, nella tradizione, la riconciliazione futura. In Giambologna, però, il senso nasce dopo la forma: le tre figure raffigurano anzitutto le tre età dell'uomo e il puro movimento, la lotta dei corpi. La spirale ascendente simboleggia lo slancio, l'aspirazione verso l'alto. Il gruppo è così tanto un'allegoria dell'arte scultorea trionfante quanto una scena mitologica.

La parola alla guida

Giratevi intorno, lentamente, senza perdere un'angolazione: è la chiave dell'opera. A ogni passo sorge una nuova composizione, un nuovo volto, un nuovo intreccio di membra — mai due volte lo stesso spettacolo. Seguite la spirale dal basso in alto: il vecchio prostrato, il rapitore teso nello sforzo, la donna che s'inarca verso il cielo. Notate che non c'è né fronte né retro: Giambologna ha abolito il punto di vista unico. Abbassate infine lo sguardo al rilievo di bronzo del basamento, che racconta la storia che il marmo, dapprima, non narrava.

Segreti e misteri

  • Ricavato da un solo blocco di marmo: tre figure a grandezza naturale avvinte, prodezza tecnica maggiore.
  • Primo gruppo con più figure senza punto di vista dominante: pensato per essere visto ugualmente da ogni lato.
  • Scolpito senza un soggetto preciso, come dimostrazione di virtuosismo; il titolo « Sabine » fu dato dopo.
  • Svelato sotto la Loggia dei Lanzi nel 1583, accanto al Perseo di Cellini.
  • Un rilievo di bronzo al basamento narra l'episodio romano che il marmo lasciava aperto.

Analisi delle emozioni

La vertigine viene dal movimento: lo sguardo è risucchiato nella spirale e non trova requie, come aspirato verso l'alto. Si avverte la violenza della scena — il terrore della donna, lo sforzo del rapitore, la disperazione del vecchio — ma anche una giubilazione estetica quasi contraddittoria di fronte a tanta padronanza. È il paradosso del Manierismo: un'emozione cruda, servita da un virtuosismo così consapevole di sé da farsi a sua volta spettacolo. Si gira, si ritorna, non ci si stanca: l'opera si sottrae e si rinnova a ogni passo.

Lo sapevi?

Giambologna, si dice, volle dapprima raccogliere una sfida pura: mostrare che un solo blocco di marmo poteva contenere tre figure in piena azione, avvinte in una spirale, senza una faccia privilegiata. All'inizio non aveva alcun soggetto in mente. Solo a capolavoro compiuto e ammirato gli si cercò un nome, preso dalla storia di Roma: il ratto delle Sabine. Raro caso in cui il titolo celebre di un'opera maggiore fu trovato dopo di essa, per rivestire una prodezza nata senza racconto.