Carlo Marsuppini, umanista e cancelliere della Repubblica fiorentina — successore di Leonardo Bruni in quella carica — morì nel 1453. Il suo sepolcro, realizzato da Desiderio da Settignano verso il 1453-1455 (documentazione precisa lacunosa), fu collocato in Santa Croce nella navata opposta a quella di Bruni: i due cancellieri umanisti si fronteggiano oltre la navata, come nella vita si erano succeduti. Desiderio, scultore dallo scalpello di rara finezza, era rinomato soprattutto per i ritratti di bambini.
Elementi notevoli
Un sepolcro murale di marmo che riprende lo schema del monumento Bruni — arco di trionfo, sarcofago, gisant, iscrizione — ma lo arricchisce di una profusione ornamentale di estrema finezza. Sul sarcofago riposa il defunto, Carlo Marsuppini, in toga, placido. Ai due lati, due putti reggono scudi araldici; altri portano ghirlande. I racemi, i candelabri, i festoni sono cesellati con delicatezza quasi orafa. Due giovani angeli vegliano alle estremità. Tutto respira grazia, leggerezza, il raffinamento del bassorilievo.
Significato
Il sepolcro di Marsuppini è la risposta virtuosa al prototipo di Rossellino. Desiderio da Settignano ne adotta la struttura — il sepolcro umanistico che celebra il letterato — ma la trasfigura con una fantasia decorativa e una dolcezza di modellato che lo rendono più grazioso, più tenero. Là dove Bruni imponeva la gravità, Marsuppini seduce con l'eleganza. È una delle vette della scultura fiorentina di metà Quattrocento, in cui la padronanza dello « stiacciato » (bassorilievo schiacciato) raggiunge un virtuosismo ineguagliato.
Simbolismo e lettura iconografica
Come per Bruni, il monumento celebra la gloria terrena del letterato umanista, con l'arco di trionfo e l'iscrizione. Ma l'accento si sposta verso la grazia: i putti, le ghirlande, la dolcezza generale dicono meno la solennità che la serenità di una bella morte, la bellezza che addolcisce il lutto. Gli stemmi retti dai bambini iscrivono il defunto nel suo casato. La Vergine e la speranza cristiana coronano, anche qui, la celebrazione umanistica dell'uomo.
La parola alla guida
Mettetevi di fronte al sepolcro, poi voltatevi verso quello di Bruni dall'altro lato della navata: è un dialogo voluto. Qui, stesso arco, stesso gisant, ma tutto è più tenero, più ornato. Cercate i due putti che reggono gli stemmi e guardate la dolcezza dei loro volti: Desiderio era il maestro dei bambini di marmo. Seguite con lo sguardo le ghirlande, i candelabri, i racemi: avvicinatevi per misurare la finezza del rilievo, in alcuni punti così schiacciato da parere disegno inciso nella pietra. È merletto di marmo.
Segreti e misteri
- Il sepolcro risponde a quello di Leonardo Bruni (Rossellino) che gli sta di fronte, dall'altro lato della navata.
- Marsuppini fu il successore di Bruni alla cancelleria di Firenze.
- Desiderio vi dispiega uno stiacciato (bassorilievo schiacciato) di raro virtuosismo.
- I putti con gli scudi araldici mostrano il suo talento celebre per le figure di bambini.
- La documentazione d'archivio è lacunosa; la datazione (1453-1455) resta approssimata.
Analisi delle emozioni
Questo sepolcro commuove per la dolcezza più che per la gravità. La grazia dei putti, la leggerezza degli ornamenti, la serenità del gisant avvolgono la morte in una tenerezza quasi consolante. Non vi si sente il freddo del lutto ma una forma di bellezza placata, come se la morte di un uomo di sapere potesse essere bella. Di fronte al monumento più austero di Bruni, quello di Marsuppini offre il versante tenero dell'umanesimo: la stessa fede nella dignità dell'uomo, ma detta con sorriso e delicatezza.
Lo sapevi?
La tradizione vuole che Desiderio da Settignano, morto giovane verso i trentacinque anni, sia stato il più delicato scultore della sua generazione, insuperabile nel rendere le carni infantili e i rilievi più tenui. Si dice che i suoi busti di fanciulle e i suoi putti paressero respirare. Porre fianco a fianco, oltre la navata di Santa Croce, il suo sepolcro di Marsuppini e quello di Bruni di Rossellino, equivale a confrontare due temperamenti: la fermezza del fondatore del genere e la grazia del suo più brillante erede.

