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Scultura del Rinascimento

Monumento equestre di Cosimo I

Firenze

Monumento equestre di Cosimo I

Il monumento fu commissionato nel 1587 da Ferdinando I per onorare il padre Cosimo I, primo granduca di Toscana. Giambologna, scultore fiammingo divenuto gloria della corte medicea, vi lavorò dal 1587 al 1594; il gruppo fu collocato verso il 1594-1595. I rilievi del piedistallo furono eseguiti poi, verso il 1596-1598, con la bottega — tra cui Pietro Tacca. Realizzare una fusione di tale dimensione richiese una fonderia appositamente allestita. L'opera è stata oggetto di restauri e di un recente rimontaggio.

Elementi notevoli

Sulla grande piazza, un cavaliere di bronzo due volte al naturale domina i passanti. Cosimo I, in armatura all'antica, siede con maestà immobile; il cavallo, l'incollatura flessa, un anteriore sollevato, pare trattenere il passo. Cavalcatura e cavaliere formano una massa scura, patinata dai secoli, posata su un alto piedistallo di marmo. Sulle facce del basamento, tre bassorilievi di bronzo narrano episodi del regno. Celebre prodezza tecnica: cavallo e cavaliere furono fusi ciascuno in un solo getto, senza parti riportate.

Significato

È il primo grande monumento equestre di Firenze e l'affermazione in bronzo di un potere nuovo: quello del granduca di Toscana. Innalzato tredici anni dopo la morte di Cosimo I, trasforma il capo della Repubblica divenuta principato in un sovrano degno degli imperatori romani. Il tipo stesso — il principe a cavallo — attinge alla statuaria imperiale antica e ai modelli del Rinascimento: il Gattamelata di Donatello a Padova, il Colleoni del Verrocchio a Venezia. Collocandolo sulla piazza civica per eccellenza, i Medici incidono la loro dinastia nella pietra del potere fiorentino.

Simbolismo e lettura iconografica

Il cavallo, domato e trattenuto, è l'immagine stessa del buon governo: il principe controlla la cavalcatura come governa lo Stato. L'armatura all'antica lega Cosimo agli imperatores romani e legittima il giovane titolo granducale col prestigio dell'Antico. La posizione centrale in Piazza della Signoria, cuore politico di Firenze, dice l'appropriazione dello spazio repubblicano da parte della dinastia. I rilievi del basamento, illustrando le imprese del regno, trasformano il monumento in un programma: Cosimo non è soltanto rappresentato, è giustificato.

La parola alla guida

Fate un passo indietro: il monumento è pensato per essere visto da lontano, a dominare la piazza. Avvicinatevi poi al piedistallo e leggete i bassorilievi di bronzo — raccontano il regno come una narrazione d'apparato. Osservate l'atteggiamento del cavallo, una gamba sollevata, tutto il peso su tre appoggi: qui si gioca la bravura del fonditore. Confrontatelo, se li conoscete, con il Gattamelata di Padova e il Colleoni di Venezia: Giambologna li cita, ma impone la calma sovrana del principe più che lo slancio guerriero del condottiero.

Segreti e misteri

  • Primo grande monumento equestre di Firenze, tredici anni dopo la morte di Cosimo I.
  • Cavallo e cavaliere fusi ciascuno in un solo getto — impresa che richiese una fonderia costruita per l'occasione.
  • Giambologna si ispira al Gattamelata (Donatello, Padova) e al Colleoni (Verrocchio, Venezia).
  • I rilievi del piedistallo furono realizzati dopo il gruppo, con la bottega (tra cui Pietro Tacca).
  • Il gruppo è stato smontato e rimontato in un recente restauro.

Analisi delle emozioni

Davanti al monumento si avverte anzitutto la soggezione della scala: questa massa di bronzo scuro, due volte grande, impone rispetto prima ancora della riflessione. Poi viene un'impressione di calma autorità — nulla di agitato, nulla di guerresco, un principe che non deve più combattere perché ha già vinto. Il contrasto con la vivacità della piazza, i suoi turisti e le sue copie di statue, rende il cavaliere ancora più solenne. Vi si misura il passaggio da città repubblicana a capitale di dinastia: il bronzo fissa quella svolta della Storia.

Lo sapevi?

Fondere in un solo getto un cavallo e il suo cavaliere di tali dimensioni era una sfida: Giambologna, virtuoso del bronzo, dovette far allestire una fonderia all'altezza dell'impresa. La riuscita della colata fece scalpore e consacrò la sua fama di massimo scultore della sua generazione dopo Michelangelo. Il monumento conobbe poi vicende, tra cui uno smontaggio e un rimontaggio in occasione di un restauro; ogni volta si riscoprì l'audacia di quella fusione monolitica.